Due impianti agrivoltaici in Campania hanno cominciato a produrre energia pulita per 13.000 famiglie, mentre sotto i moduli crescono erba medica, avena, fave, rosmarino e camomilla. Il progetto Morcone e Acquafredda, in provincia di Benevento, dimostra che si può unire fotovoltaico e agricoltura senza sacrificare il raccolto, anzi migliorandone la resa. Per chi possiede un terreno, il modello apre una strada concreta a un doppio reddito: affittare il suolo per l’energia e continuare a coltivare.
Pannelli alti tre metri e tracker mobili: come funziona l’agrivoltaico avanzato
I moduli fotovoltaici sono montati su strutture alte 3 metri con un asse mobile (tracker) che segue il sole. Questa altezza lascia spazio ai mezzi agricoli e a una superficie coltivabile più ampia rispetto ai classici impianti a terra. L’ombra generata dai pannelli riduce la radiazione solare diretta nei mesi estivi, abbassando lo stress termico delle piante e il consumo d’acqua. Allo stesso tempo, i moduli proteggono le colture da grandine, gelate e piogge violente.
Nei due siti di Morcone (9,8 MW) e Acquafredda (9,3 MW) sono stati installati 32.500 pannelli. Il sistema a inseguimento solare incrementa la produzione di energia rispetto ai pannelli fissi, mentre lo spazio sotto le file resta interamente utilizzabile per le attività agricole.
Erba medica, camomilla e fave: chi coltiva e cosa ci guadagna
La gestione agricola è affidata a coltivatori locali, che scelgono le varietà, seminano e raccolgono in accordo con i proprietari del terreno. Le specie inserite sono tipiche della tradizione campana: erba medica, avena, fave, rosmarino e camomilla, oltre ad altre erbe officinali. Il risultato è un modello di duplice ricavo: il proprietario incassa un canone dall’azienda energetica e l’agricoltore vende il prodotto.
Paolo Raia, Country Chair di RWE Renewables Italia, ha spiegato che «l’Italia, con il suo clima soleggiato, è il contesto ideale per l’Agri-PV. Questa tecnologia avanzata ci permette di utilizzare in modo responsabile ed efficiente una risorsa preziosa come il suolo, combinando sulla stessa superficie due produzioni: quella agricola e quella di energia rinnovabile».

I due impianti già attivi sono il primo passo. RWE ha avviato la costruzione di altri 38,2 MW di capacità agrivoltaica, per un totale di 50.000 moduli aggiuntivi. I nuovi parchi sorgeranno in Campania (Acquafredda 2 da 11,7 MW), Calabria e Sicilia, e includeranno anche il pascolo di ovini sotto i pannelli. L’integrazione zootecnica amplia ulteriormente le possibilità per chi alleva bestiame e vuole diversificare il reddito.
Energia per 33 mila famiglie e un parco rinnovabile in crescita
I 19,1 MW già in esercizio bastano ad alimentare circa 13.000 nuclei familiari. Con i quattro impianti in costruzione si aggiungerà energia pulita per altre 20.000 famiglie, portando il contributo complessivo di questi progetti agrivoltaici a oltre 33.000 utenze domestiche.
RWE gestisce in Italia una capacità complessiva di 608 MW, tra 17 parchi eolici onshore e i nuovi impianti fotovoltaici, sufficiente a coprire il fabbisogno di circa 500.000 famiglie. L’agrivoltaico si inserisce in un portafoglio che presto sarà arricchito anche da due nuovi parchi eolici da 92 MW. Per un piccolo imprenditore agricolo, questi numeri significano che la domanda di terreni da parte di operatori energetici è concreta e in espansione.
Il suolo migliora: il monitoraggio dell’Università di Napoli
Per verificare che l’impianto non danneggi il terreno, RWE ha attivato un programma di monitoraggio triennale con il Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Napoli Federico II. Le analisi riguardano salute del suolo (fertilità chimica e biologica, enzimi, comunità microbiche, mesofauna), stato delle colture e biodiversità, inclusi impollinatori e vegetazione spontanea.
I dati saranno raccolti prima e dopo l’installazione e serviranno a capire quanto un agrivoltaico ben progettato possa rigenerare il suolo anziché impoverirlo. RWE punta a un impatto netto positivo sulla biodiversità entro il 2030, e questo significa che ospitare pannelli su un appezzamento potrebbe non solo non penalizzare l’attività agricola, ma migliorarne la qualità agronomica sul medio periodo.
Il caso campano segnala che l’agrivoltaico è uscito dalla fase sperimentale. Per chi oggi possiede qualche ettaro, la possibilità di firmare un contratto con una società energetica e continuare a produrre foraggio, cereali o piante officinali non è più un’ipotesi lontana. I dati del monitoraggio scientifico daranno presto numeri precisi sui benefici reali, ma la strada del doppio utilizzo del suolo è già aperta.
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