Fotovoltaico Sud: 203 milioni non spesi dalle imprese, quanto potevi risparmiare

Dei 262 milioni di euro stanziati per il bando fotovoltaico e termo‑fotovoltaico in autoconsumo destinato alle imprese del Sud, solo 59 milioni sono stati effettivamente richiesti. Significa che oltre 200 milioni di contributi a fondo perduto restano inutilizzati. Per artigiani, commercianti e piccole imprese meridionali che non hanno partecipato, questa è l’occasione persa da analizzare per capire come muoversi quando – presumibilmente – le risorse torneranno disponibili.

Quanto copriva il bando e per chi era pensato

L’agevolazione riguardava la realizzazione o il potenziamento di impianti fotovoltaici e termo‑fotovoltaici con potenza compresa tra 10 kW e 1 MW, destinati all’autoconsumo. Il contributo a fondo perduto copriva una quota variabile a seconda della dimensione dell’impresa e della tecnologia:

In pratica, un’impresa che avesse installato un impianto fotovoltaico da 50 kW con accumulo avrebbe potuto vedersi coperta quasi la metà dell’investimento, abbattendo i tempi di rientro e il peso in bolletta. L’unico requisito: essere un’impresa con sede operativa nel Mezzogiorno e consumare l’energia prodotta in autoconsumo.

Pannelli fotovoltaici su tetto di un edificio commerciale mediterraneo, risparmio energetico per le imprese del Sud
Oltre 200 milioni di contributi per il fotovoltaico destinati alle imprese meridionali non sono stati richiesti, nonostante le potenziali opportunità di risparmio.

Cosa succede adesso se hai inviato la domanda

Il GSE avvierà l’istruttoria delle 566 domande ritenute valide, seguendo l’ordine stabilito dai punteggi ottenuti. Se durante la verifica emergeranno dati mancanti o documenti da integrare, il soggetto proponente avrà 30 giorni per rispondere e non perdere l’agevolazione. Chi è in graduatoria, quindi, deve tenere monitorata la pec e farsi trovare pronto a eventuali richieste.

Perché sono rimasti 203 milioni sul tavolo (e cosa insegna alle piccole imprese)

Il tasso di utilizzo delle risorse è stato bassissimo: solo il 22,5% della dotazione è stato coperto. Facendo due conti, il contributo medio richiesto è di circa 104.000 euro a domanda (59 milioni diviso 566). Il dato, incrociato con la richiesta più alta – un progetto pugliese dal costo complessivo superiore a 30 milioni di euro – suggerisce che molti impianti fossero di taglia industriale, forse scoraggiando le imprese più piccole.

Eppure un impianto da 10‑20 kW, alla portata di un laboratorio artigiano o di un capannone commerciale, rientrava pienamente nei parametri. La scadenza originaria del 3 marzo era stata spostata al 3 luglio proprio per favorire più adesioni, ma la risposta è rimasta debole. Chi ha rinunciato o non si è informato per tempo ha lasciato sul piatto una leva concreta per abbattere la bolletta energetica. Con i costi dell’elettricità all’ingrosso sopra i 115 €/MWh nel 2025, produrre in proprio con il fotovoltaico e accumulare l’energia non usata può fare la differenza nei margini a fine anno.

Il vero insegnamento è che bandi di questa portata vanno monitorati ancora prima dell’apertura: le risorse ci sono, i contributi arrivano a coprire fino al 63% dell’investimento, ma la finestra – anche quando viene allungata – resta limitata. Per chi oggi osserva da fuori i 203 milioni inutilizzati, il prossimo passo è attivarsi appena il Ministero dovesse riproporre una misura analoga.

Fonti

Leave a Reply