Terna ha aggiornato le FAQ del MACSE, il meccanismo che incentiva i grandi sistemi di stoccaggio elettrico, con una modifica operativa che renderà più flessibile la costruzione degli impianti. Ora è possibile dividere un unico sistema in più unità di produzione e metterle in marcia in date diverse, mantenendo però la verifica degli obblighi contrattuali sull’intero impianto. Il chiarimento non apre un incentivo diretto per il singolo condominio o la villetta, ma spiana la strada a più batterie connesse alla rete, l’unico modo per aggredire un prezzo all’ingrosso che, secondo dati di mercato, ha raggiunto in media 115,9 €/MWh in Italia nel 2025.
Perché le “super-batterie” fanno bene anche al tuo contatore
Il MACSE (Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico) è un’asta periodica in cui Terna acquista capacità di accumulo da impianti di grande taglia. Più sistemi entrano in esercizio, più energia rinnovabile si può immagazzinare nelle ore di sole o vento e restituire quando la domanda – e il prezzo – salgono. Questo appiattisce i picchi e abbassa il costo medio di acquisto per i fornitori, che possono tradurlo in tariffe più contenute per le famiglie.
Come abbiamo già scritto, i numeri sono dalla parte dello storage. Secondo analisti di settore, il costo dei sistemi utility scale a 4 ore è precipitato del 30% in un anno, toccando 140 $/kWh nel 2025, mentre le stime indicano che la domanda europea di accumulo stazionario è destinata a crescere dai 36 GWh del 2025 ai 138 GWh del 2030. In parallelo, stime diffuse segnalano che un nuovo fotovoltaico abbinato a batterie produce energia a meno di 85 $/MWh nei siti migliori, contro i circa 100 $/MWh di una centrale a gas italiana. Più accumulo connesso alla rete, quindi, significa elettricità strutturalmente meno cara anche per l’utente domestico.
Cosa cambia con l’aggiornamento del 7 luglio
Le FAQ aggiornate da Terna il 7 luglio 2026 recepiscono il decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 27 marzo 2026 e contengono due passaggi chiave per gli sviluppatori, ma con ricadute concrete per chi paga la bolletta.

- Sistema “a spezzatino”. Un impianto di stoccaggio può essere suddiviso in due o più unità di produzione (UP) e ciascuna può entrare in esercizio in una data diversa. Questo permette di iniziare a generare ricavi con una parte della capacità mentre l’altra è ancora in costruzione, accorciando i tempi di rientro dell’investimento e aumentando la probabilità che nuovi progetti arrivino effettivamente in rete.
- Obblighi sulla totalità. Le verifiche contrattuali – ad esempio il rispetto della potenza e dell’energia promesse – continuano a essere effettuate sull’intero sistema di stoccaggio, non sulle singole UP. Chi sceglie di fare le unità a tappe non può scaricare su una parte l’eventuale inadempienza dell’altra: una garanzia in più che la capacità acquistata da Terna sia effettivamente disponibile.
La circolare ricorda anche che per il periodo di consegna 2029 è necessario presentare una nuova richiesta di ammissione all’asta, anche se si era già ottenuta una valida ammissione per il 2028. Un adempimento burocratico che non impatta il consumatore, ma serve a mantenere aggiornato il parco progetti.
Che ricaduta avrà sulle bollette di casa
Nessuno si vedrà recapitare un assegno MACSE sotto la porta. Il beneficio è di sistema e si materializza nel medio periodo, quando una maggiore potenza di accumulo ridurrà la volatilità dei prezzi all’ingrosso. Con un prezzo medio di 115,9 €/MWh nel 2025, che secondo le rilevazioni disponibili segnerebbe un incremento di circa il 7% sull’anno precedente, anche un contenimento di pochi punti percentuali può fare la differenza: per una famiglia tipo che consuma 3.000 kWh, un calo dell’1% del prezzo all’ingrosso potrebbe tradursi in un risparmio annuo di circa 3,5 euro, che moltiplicato per milioni di utenze non è trascurabile.
Più interessante è l’effetto indiretto. La flessibilità concessa da Terna accelera la realizzazione di batterie, che a loro volta rendono più prevedibile l’immissione di fonti rinnovabili, favorendo contratti a prezzo fisso e nuove offerte commerciali. Un mercato elettrico meno ballerino permette alle famiglie che hanno già fotovoltaico e accumulo domestico di valorizzare meglio l’energia autoprodotta, e a chi deve ancora installarlo di valutare un investimento con orizzonti di convenienza più certi.
Lo sviluppo dello storage su larga scala, insomma, non è un affare solo per i grandi operatori: è il tassello che rende il costo dell’energia più stabile e più basso per tutti. La bacchetta magica non esiste, ma la direzione è quella giusta.
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