Mancano solo gli ultimi ritocchi per sbloccare i 3.800 MW di eolico offshore previsti dal decreto Fer 2, la fetta più grossa (oltre l’82%) dei 4.590 MW che il meccanismo destina a nove tecnologie rinnovabili. La proposta di modifica che il Ministero invierà al ministro Pichetto nelle prossime settimane non è soltanto una questione per addetti ai lavori: punta a portare più energia pulita nel mix nazionale e a ridurre, nel medio periodo, la dipendenza dal gas e la volatilità dei prezzi in bolletta.
Perché l’eolico in mare interessa a famiglie e piccole imprese
Più elettricità rinnovabile significa meno esposizione ai rincari delle fonti fossili. L’Italia ha un potenziale enorme ancora inespresso: secondo uno studio del Politecnico di Torino, le turbine eoliche galleggianti da sole potrebbero contribuire con 207,3 GW. Al 2040, le analisi di scenario Terna-Snam prevedono circa 15 GW installati, mentre il target al 2030 fissato dal PNIEC è di 2.100 MW. Il decreto Fer 2 prova ad accelerare, portando il contingente a 3.800 MW. Per chi paga le bollette, tradurre quel potenziale in impianti veri vuol dire più offerta rinnovabile e, nel tempo, prezzi meno ballerini.
Le modifiche in arrivo: due tariffe e connessioni pubbliche per non gravare sui consumatori
Il nodo da sciogliere era il costo: la tariffa unica attuale (185 €/MWh) non distingueva tra impianti fissi e galleggianti, con costi molto diversi. La revisione in discussione introduce:

- due contingenti separati e due tariffe distinte: 185 €/MWh per il galleggiante e circa 160 €/MWh per le fondamenta fisse.
- nessuna riduzione automatica del 3% l’anno prevista invece per le altre aste.
- allungamento dei tempi per entrare in esercizio da 43 a 72 mesi, con clausole di flessibilità.
Il Mase sta valutando anche di trasferire a Terna le opere di connessione (come in Germania), intervento che abbatte i costi per gli sviluppatori e può contenere la tariffa incentivante. Meno costi significa oneri generali più leggeri per tutti. “L’obiettivo – ha spiegato Alessandro Noce, direttore generale Mercati e infrastrutture energetiche del Mase – è individuare soluzioni in grado di coniugare la sostenibilità economica degli investimenti con la tutela dell’interesse pubblico e l’efficiente impiego delle risorse destinate al sostegno delle fonti rinnovabili”.
Quando arrivano le prime pale e cosa guardare in bolletta
Se il testo raggiungerà il ministro per metà luglio, è probabile che arrivi a Bruxelles entro la fine dell’estate per il via libera sugli aiuti di Stato. Serviranno poi le aste competitive.
Controllare ogni voce in bolletta è complicato, ma sapere che l’incentivo all’eolico offshore è costruito con tariffe differenziate e costi di rete pubblici aiuta a capire che la transizione non scarica tutto sui consumatori. L’energia del vento in mare, se la cornice normativa tiene, diventa un pezzo di indipendenza energetica che con il tempo pesa meno sul portafoglio.
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