Chi sta valutando un impianto fotovoltaico con accumulo per casa o per la piccola impresa ha un motivo in più per guardare ai prossimi anni. Secondo un report del Carnegie Endowment for International Peace, entro il 2030 la Cina potrebbe produrre più celle per batterie di quante ne servano a livello globale. Un eccesso di offerta che, secondo i dati, si traduce in una prospettiva concreta: prezzi delle batterie in calo e sistemi di storage più accessibili per le famiglie italiane.
Quanto è grande lo squilibrio produttivo
I numeri dicono che la capacità cinese già in costruzione raggiungerà almeno 5.862 GWh l’anno, con un potenziale massimo di 6.720 GWh. La domanda mondiale stimata per il 2030 oscilla invece tra 3.600 e 5.100 GWh. Anche nello scenario più conservativo, gli impianti cinesi potranno sfornare più celle di quante l’intero pianeta ne richiederà. È un eccesso strutturale che, per i consumatori finali, fa bene: significa che il costo delle batterie e dei sistemi di accumulo è destinato a scendere, perché la pressione competitiva sui produttori sarà altissima.

Cosa cambia per chi mette un accumulo oggi – o domani
Per una famiglia tipo, un sistema di accumulo da 5-10 kWh resta un investimento che si ripaga nel tempo con l’autoconsumo e l’energia scambiata. Se il prezzo delle celle al litio continuerà a contrarsi nei prossimi anni, il costo chiavi in mano di un impianto fotovoltaico con batteria potrebbe ridursi sensibilmente, accorciando il tempo di rientro. Non si tratta di una previsione azzardata: QualEnergia, nel suo articolo di analisi del report del Carnegie Endowment for International Peace, parla di “ricadute positive sui prezzi delle batterie e dei sistemi di accumulo per i consumatori finali”.
L’effetto si farà sentire gradualmente: non domani mattina, ma nell’arco dei prossimi cinque-sei anni. Chi deve sostituire un vecchio impianto o sta progettando una nuova installazione può valutare se sia più conveniente agire subito, sfruttando gli attuali incentivi (come la detrazione al 50% per ristrutturazione), oppure attendere un ulteriore calo dei prezzi. In ogni caso, la direzione è quella giusta per le tasche di chi punta all’autosufficienza energetica.
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