Eni e batterie: la mossa che può cambiare i prezzi dell’accumulo in casa

Eni ha posato la prima pietra di una gigafactory di batterie a Brindisi e, nelle stesse ore, ha comprato il 25% di un progetto di estrazione del litio nel nord del Cile. L’operazione porterà a regime 16 GWh all’anno di capacità produttiva di celle e moduli stazionari, più del 10% del mercato europeo previsto per il 2030. Per chi oggi ha (o sta valutando) un sistema di accumulo abbinato al fotovoltaico domestico, il messaggio è uno solo: arriva un produttore integrato di peso, con una filiera che parte dalla materia prima e potrebbe rendere le batterie più accessibili e meno esposte agli scossoni dei prezzi.

La gigafactory di Brindisi: batterie LFP per l’accumulo stazionario

Eni Storage Systems e Fib (società di Seri Industrial) hanno avviato il 6 luglio il cantiere per il nuovo polo produttivo pugliese. Qui si realizzeranno celle, moduli e pacchi batteria al litio‑ferro‑fosfato (LFP), la chimica oggi più adatta agli accumuli fissi perché unisce sicurezza, lunga durata e costi contenuti rispetto ad altre tecnologie.

Il progetto prevede una capacità complessiva di 16 GWh all’anno entro il 2030, suddivisa in parti uguali fra Brindisi e lo stabilimento di Teverola (Caserta). Nello stesso sito, in una fase successiva, si produrrà anche materia attiva catodica e si avvierà il riciclo dei materiali. Giuseppe Ricci, direttore operativo Trasformazione Industriale di Eni, ha definito l’iniziativa «l’ingresso di Eni in un business completamente nuovo e ad alto potenziale di crescita».

Per un proprietario di casa la scelta di puntare sull’LFP ha un significato concreto: le batterie al ferro‑fosfato non contengono cobalto, costano meno e resistono meglio ai cicli di carica‑scarica quotidiani, abbassando il costo per kilowattora immagazzinato nel tempo.

Litio dal Cile e filiera integrata: meno rischi per i costi

Lo stesso giorno Eni ha firmato l’acquisto del 25% di Black Giant, società cilena di EnergyX che sviluppa un giacimento di litio vicino ad Antofagasta. L’investimento è di 225 milioni di dollari, su un progetto che EnergyX valuta circa 1 miliardo di dollari complessivi.

Eni investe in batterie: gigafactory a Brindisi e litio in Cile
Batterie al litio, impiegate nel settore dell'energia e della mobilità elettrica. Foto di Ramesh Kambattan su Pexels

Il sito estrarrà litio tramite Direct Lithium Extraction (DLE), una tecnologia che cattura selettivamente gli ioni di litio dalle salamoie e reimmette l’acqua residua nel sottosuolo, riducendo consumo idrico e tempi rispetto ai tradizionali bacini di evaporazione. A regime produrrà 52,5 kton all’anno di carbonato di litio (LCE), di cui Eni potrà prelevare fino a un quarto per rifornire la gigafactory di Brindisi.

La tabella seguente riassume le tappe del progetto cileno:

FaseCapacitàAvvio previsto
Treno 17,5 kton/anno2028
Treni successivi45 kton/anno aggiuntivi2030

Per una famiglia o una piccola impresa questa integrazione verticale è il vero punto di svolta. Oggi il costo delle batterie europee sconta la forte dipendenza dalle importazioni di materie prime e semilavorati, come hanno dimostrato i fallimenti di Northvolt e Morrow. Avere un fornitore che controlla direttamente litio (e, come annunciato a maggio, anche grafite dal Canada) riduce i colli di bottiglia e può stabilizzare i prezzi nel medio periodo.

Cosa cambia per chi oggi guarda a un accumulo domestico

La domanda europea di sistemi di accumulo stazionari è destinata a quasi quadruplicare in cinque anni: dai 36 GWh del 2025 ai 138 GWh stimati per il 2030. In questo scenario, i 16 GWh che Eni metterà sul mercato rappresentano una fetta importante e potranno alimentare sia progetti utility‑scale sia, a cascata, soluzioni per il residenziale.

Come abbiamo già raccontato nelle scorse settimane, i costi dei sistemi di accumulo utility‑scale a 4 ore sono scesi a 140 dollari per kWh nel 2025, il 30% in meno rispetto al 2024. Le batterie per uso domestico hanno prezzi più alti, ma la tendenza al ribasso è chiara e la produzione su larga scala in Europa può accelerarla ulteriormente. Non ci sono ancora listini ufficiali per i prodotti che usciranno da Brindisi, ma il disegno industriale – estrazione proprietaria di litio, celle LFP fabbricate in Italia, riciclo dei catodi – è esattamente quello che serve per comprimere il costo finale.

Infine, la presenza di un attore delle dimensioni di Eni cambia la partita della fiducia di mercato. Chi oggi rimanda l’acquisto di un accumulo per paura di rincari improvvisi o indisponibilità di componenti, può contare su una catena di fornitura più corta e prevedibile. La combinazione di gigafactory e litio cileno non taglierà la bolletta domani mattina, ma pone le fondamenta per un decennio in cui l’accumulo domestico potrà diventare, per milioni di italiani, una scelta economica oltre che ambientale.

Fonti

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