84.564 colonnine in Italia: ora l’auto elettrica conviene davvero?

Superata quota 84 mila punti di ricarica pubblici in Italia. Negli ultimi dodici mesi ne sono stati installati 17.003, con un’accelerazione record nel secondo trimestre 2026: 6.311 nuove colonnine in soli tre mesi, il dato trimestrale più alto mai registrato. Per famiglie e piccole imprese il segnale è chiaro: la rete cresce abbastanza da rendere l’auto elettrica un’alternativa concreta non solo in città, ma anche per chi affronta tragitti lunghi nel weekend. E con un risparmio fino al 78% sul costo del carburante rispetto a un’equivalente termica — come avevamo riportato nelle scorse settimane — il passaggio all’elettrico inizia a essere un calcolo economico, non solo ambientale.

Dove sono le colonnine: la mappa regione per regione

La distribuzione resta disomogenea, ma i numeri crescono ovunque. La Lombardia guida la classifica con 18.177 punti (+4.414 in un anno), seguita dal Piemonte con 9.003 (+2.442) e dal Veneto con 8.122 (+1.946). Il Lazio si ferma a 7.864 con un incremento più contenuto (+722), mentre l’Emilia-Romagna sale a 6.713 (+1.431).

Tra le province, Milano consolida il primato con 7.423 punti (+2.819 in dodici mesi), davanti a Roma (6.109, +465), Torino (4.498, +1.535), Napoli (3.470, +378) e Brescia (2.489, +597).

Per chi vive in queste aree, la distanza media da una colonnina è ormai paragonabile a quella da un distributore di benzina. Per chi abita in province meno coperte, il consiglio pratico è uno solo: prima di acquistare un’elettrica, verificare la presenza di punti di ricarica sul tragitto casa-lavoro e sulle destinazioni abituali. Le app di geolocalizzazione aggiornate ogni trimestre consentono di farlo in pochi minuti.

Ricarica veloce e autostrade: i tempi si accorciano

Un dato su tutti: il 53% delle colonnine installate negli ultimi dodici mesi è ad alta o altissima potenza, contro il 50% dell’anno precedente. Significa che oltre 9.000 nuovi punti (esattamente 9.012, calcolando il 53% su 17.003) consentono ricariche in corrente continua con tempi tra i 20 e i 40 minuti per passare dal 20 all’80% di batteria.

Sulle autostrade i punti di ricarica hanno raggiunto quota 1.516 (erano 1.159 a giugno 2025 e appena 963 due anni fa). L’86% è in corrente continua e il 59% supera i 150 kW di potenza: quasi 900 colonnine autostradali permettono di fare una sosta-caffè e ripartire con 200-300 chilometri di autonomia.

Colonnina di ricarica elettrica su una piazza italiana, punto di ricarica per auto elettriche in espansione
Con oltre 84 mila colonnine pubbliche, la rete di ricarica italiana accelera e rende l'auto elettrica sempre più accessibile.

Resta un problema di copertura: solo metà delle aree di servizio è attrezzata. Un automobilista elettrico che percorre la A1 o la A14 deve ancora pianificare con attenzione le soste, specie nei giorni di esodo.

Colonnine installate ma spente: il nodo burocrazia

C’è un miglioramento tangibile, ma non basta. La percentuale di punti di ricarica installati e non ancora connessi alla rete è scesa dal 14,9% del 2025 al 12,3% attuale. Tradotto in numeri: su 84.564 colonnine censite, circa 10.400 sono inutilizzabili perché in attesa di allaccio o di autorizzazioni.

Chi sta valutando un’auto elettrica deve saperlo: non tutto ciò che appare sulle mappe è effettivamente operativo. Controllare lo stato “attivo” su app come Nextcharge o PlugShare prima di mettersi in viaggio non è una precauzione da fanatici: è buon senso, finché il gap tra posa e connessione resta a due cifre percentuali.

Autoconsumo e risparmio: il cerchio si chiude con il fotovoltaico

Qui si tocca il punto di maggior interesse per famiglie e piccole imprese. La crescita della rete pubblica toglie l’alibi dell’ansia da ricarica, ma il vero vantaggio economico scatta quando si abbina l’auto elettrica a un impianto fotovoltaico domestico con accumulo. L’elettricità autoprodotta costa circa 6-8 centesimi al kilowattora (costo livellato dell’impianto ammortizzato), contro i 25-50 centesimi della ricarica pubblica e i 70-90 centesimi equivalenti di un litro di benzina.

Tradotto in cifre: per una famiglia che percorre 15.000 chilometri l’anno con un’elettrica media (consumo 6 km/kWh), la ricarica casalinga da fotovoltaico costa circa 150-200 euro all’anno. Lo stesso chilometraggio con un’auto a benzina (15 km/l, 1,75 €/litro) ne costa circa 1.750. Il differenziale paga l’impianto fotovoltaico in 5-7 anni, dopo i quali l’energia per muoversi è sostanzialmente gratuita.

I fondi del PNRR che stanno spingendo l’installazione delle colonnine pubbliche sono gli stessi che finanziano gli incentivi per fotovoltaico e accumulo. La strategia per il consumatore è chiara: non limitarsi a valutare l’auto elettrica da sola, ma inserirla in un progetto di autoconsumo familiare, sfruttando i bandi attivi a livello regionale e le detrazioni fiscali nazionali.

Fabio Pressi, presidente di Motus-E, ha dichiarato che «la rete non può continuare a crescere da sola e non è più rinviabile un’azione decisa per colmare il ritardo italiano nella diffusione dei veicoli elettrici. La priorità è una profonda revisione della fiscalità sulle flotte aziendali». Per il consumatore privato la partita è un’altra: il combinato disposto tra rete pubblica in espansione e autoconsumo domestico sta spostando il punto di pareggio a favore dell’elettrico ben prima di quanto molti pensino.

Fonti

Leave a Reply