Le comunità energetiche possono rendere conveniente il fotovoltaico anche nei condomini in affitto, dove il proprietario paga l’impianto e l’inquilino incassa il risparmio. Un modello applicato all’intero settore residenziale svizzero stima 26.000 installazioni in più negli edifici plurifamiliari al 2050 e 650 MW di potenza aggiuntiva. In Italia la finestra PNRR per le CER arriva alle domande presentate il 28 novembre.
I due dati, però, non sono omogenei. Il 26.000/650 MW è una simulazione svizzera al 2050; la data del 28 novembre è una scadenza procedurale italiana. Leggerli insieme non serve a fare una previsione italiana, ma a distinguere due piani: il meccanismo economico che può sbloccare i condomini e il calendario amministrativo che decide quando un progetto può accedere alla facility.
Lo split incentive: perché in affitto il fotovoltaico non partiva
Il nodo si chiama split incentive: negli immobili in locazione il proprietario sostiene l’investimento mentre l’energia autoconsumata riduce la bolletta dell’inquilino. Senza un ricavo per chi paga i pannelli, l’installazione non sta in piedi. Le CER lo creano, permettendo al proprietario di vendere l’elettricità prodotta agli occupanti dell’edificio.
Nel modello svizzero il prezzo interno è limitato all’80% della tariffa elettrica retail: chi acquista l’energia condivisa paga fino al 20% in meno (100 meno 80), mentre il proprietario incassa. Il calcolo è elementare ma decisivo: su una tariffa retail di 100, il flusso interno è 80, il compratore risparmia 20 e il venditore incassa 80 invece di zero. Gli immobili in affitto sono spesso più grandi e ospitano impianti più potenti.
Il punto è che questo 80% non è solo un prezzo: è la prova che il modello funziona solo se esiste un compratore interno disposto a pagare. Se il condominio non riesce a organizzare quel mercato, il vantaggio del 20% resta teorico. Per il lettore in condominio, quindi, la domanda pratica non è “quanto rende il pannello”, ma “quanti occupanti possono e vogliono acquistare l’energia condivisa”.
PNRR, gli scorrimenti arrivano alle domande del 28 novembre
La facility PNRR per le CER ha portato gli scorrimenti delle risorse fino alle domande presentate il 28 novembre; il lavoro proseguirà con le rinunce. Il Gse fa sapere di aver valutato quasi tutte le richieste e di preparare ulteriori semplificazioni nella gestione delle modifiche, dopo le lamentele sui tempi. Per chi ha un progetto in cantiere, la gestione delle varianti resta il passaggio più delicato.
Il confronto con la fonte svizzera va fatto esplicitamente: la fonte italiana non parla di 26.000 impianti né di 650 MW. Descrive lo stato di una procedura, non il potenziale di un modello. La fonte svizzera, a sua volta, non dice quanti di quegli impianti sarebbero in Italia. Le due fonti non divergono sui numeri perché non misurano lo stesso oggetto: una misura la capacità amministrativa di una facility, l’altra simula traiettorie del residenziale elvetico. Per un progetto italiano, il 28 novembre è il riferimento operativo; il 2050 svizzero serve come indicazione del meccanismo, non come previsione di domanda.

Se le varianti restano il punto critico, il rischio concreto per chi ha un progetto è procedurale: non la disponibilità della tecnologia, ma la capacità di mantenere il progetto conforme mentre le regole di gestione vengono semplificate.
Quanto pesano i numeri: 650 MW su 26.000 impianti
Il confronto tra lo scenario senza comunità energetiche e quello che le consente restituisce al 2050 anche 11.000 installazioni in più nelle case mono e bifamiliari, un effetto attribuito all’imitazione tra vicini. Lo studio è firmato da ricercatori della SUPSI e dell’ETH Zurigo ed è pubblicato su Energy Research & Social Science.
| Categoria | Impianti FV aggiuntivi | Potenza aggiuntiva | Potenza media per impianto |
|---|---|---|---|
| Edifici plurifamiliari | 26.000 | 650 MW | 25 kW |
| Mono e bifamiliari | 11.000 | 140 MW | 12,7 kW |
| Totale | 37.000 | 790 MW | 21,4 kW |
Le potenze medie sono un calcolo derivato: 650.000 kW diviso 26.000 impianti fa 25 kW, 140.000 diviso 11.000 fa 12,7 kW. Un impianto condominiale medio vale quasi il doppio di uno unifamiliare. Il contributo dei plurifamiliari pesa il 5,4% dei 12 GW di fotovoltaico residenziale previsti sui tetti svizzeri al 2050 con le politiche attuali.
Due calcoli incrociano i numeri in modo diverso. Primo: i plurifamiliari sono 26.000 su 37.000 impianti aggiuntivi, cioè il 70,3% delle installazioni in più; ma valgono 650 MW su 790 MW, cioè l’82,3% della potenza aggiuntiva. La ragione è nella taglia media: 25 kW contro 12,7 kW. Secondo: l’effetto complessivo di 790 MW aggiuntivi equivale al 6,6% dei 12 GW previsti al 2050 (790/12.000 = 6,58%), mentre i soli plurifamiliari valgono il 5,4%. In altre parole, il segmento condominiale non è solo il più numeroso: è quello che sposta più potenza per singola installazione. Le mono e bifamiliari, pur rappresentando il 29,7% degli impianti aggiuntivi, pesano solo il 17,7% della potenza aggiuntiva (140/790).
Pompe di calore e comunità virtuali
In tutti i cantoni analizzati, gli edifici dotati di una pompa di calore hanno una probabilità maggiore di installare anche il fotovoltaico: chi rinnova il riscaldamento è il candidato naturale ai pannelli. Dal 2025 la Svizzera ha introdotto le comunità energetiche virtuali (VEC), che collegano anche edifici adiacenti senza un unico punto di prelievo: con gli incentivi attuali portano a più capacità fotovoltaica complessiva. Il modello segnala però un rischio di saturazione, perché incentivi molto elevati combinati con le VEC possono ridurre la convenienza di un impianto individuale.
Il collegamento tra dati separati è importante: se la pompa di calore identifica il candidato naturale, allora il target effettivo delle CER nei condomini non è “tutti gli edifici”, ma quelli che stanno già affrontando un rinnovo del riscaldamento. E se le VEC possono aumentare la capacità complessiva ma anche ridurre la convenienza del singolo impianto, il trade-off non è tra tecnologia e non tecnologia, ma tra condivisione e installazione individuale. Per il lettore che ha già accesso a energia condivisa, la propria convenienza può cambiare proprio in funzione del disegno degli incentivi.
Per chi abita in condominio la questione non è se i pannelli convengano in astratto, ma se esiste qualcuno disposto a comprare l’energia dal tetto. Le CER costruiscono quel mercato interno e il tetto all’80% della tariffa retail tiene in piedi l’accordo per entrambe le parti. Il risultato, però, dipende dal disegno di regole, incentivi e modelli di condivisione, non dalla tecnologia.
In pratica, la prima verifica per un condominio non è il costo del modulo ma la presenza di occupanti acquirenti; il calendario PNRR e il modello svizzero vanno usati su due piani distinti, uno come finestra procedurale, l’altro come schema economico.
Fonti
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