Produrre più elettricità dallo stesso tetto, senza aumentare il numero di pannelli. È la promessa concreta dietro il nuovo record raggiunto da una cella solare a tripla giunzione interamente in perovskite, che il 15 luglio 2026 ha toccato un’efficienza del 27,3%. Restiamo in ambito laboratorio, ma il risultato avvicina una tecnologia capace di cambiare i conti in bolletta per famiglie e piccole imprese.
Il dato arriva da un team internazionale guidato dall’Università di Potsdam e dai Laboratori Federali Svizzeri per la Scienza e la Tecnologia dei Materiali (Empa). L’innovazione chiave è un doppio strato di ossido di grafene combinato con un monostrato autoassemblato (SAM), che ha permesso di ridurre le perdite di carica e migliorare la stabilità della cella.
Come funziona una cella a tripla giunzione e perché è più efficiente
Una cella a tripla giunzione sovrappone tre strati di perovskite, ciascuno progettato per assorbire una porzione diversa dello spettro solare. La cella superiore cattura la luce a più alta energia (bandgap di 2,00 eV), quella centrale lavora su energie intermedie (1,55 eV o 1,60 eV), mentre lo strato inferiore raccoglie la luce a bassa energia (1,25 eV). Il risultato è uno sfruttamento più completo della radiazione solare rispetto ai pannelli tradizionali in silicio, che usano un solo materiale.

Il salto di efficienza racconta bene i progressi ottenuti. Il dispositivo era partito da un 23,6%. Con l’integrazione del doppio strato di ossido di grafene e l’ottimizzazione dell’interfaccia è salito al 25,1%. L’ulteriore messa a punto del bandgap della cella centrale ha infine portato al 27,3% record. In termini relativi, l’efficienza è cresciuta di circa il 15,7% rispetto al punto di partenza.
Vale già per il tetto di casa o bisogna aspettare?
I numeri sono da laboratorio, non da catalogo. Ma due indicatori fanno capire che la direzione è quella giusta per un futuro prodotto commerciale.
- Stabilità operativa: la cella ha mantenuto il 90% dell’efficienza iniziale dopo 770 ore di illuminazione continua. È un buon segnale, anche se lontano dai 20-25 anni di vita operativa richiesti a un modulo residenziale.
- Margini di miglioramento: lo stesso gruppo di ricerca ritiene che lavorando sulla resistenza al trasporto di carica e sulla qualità dei materiali si possano superare efficienze del 30%.
“I nostri risultati dimostrano l’immenso potenziale delle giunzioni multiple interamente in perovskite e avvicinano questa tecnologia a livelli di maturità industriale più elevati”, hanno spiegato i ricercatori nell’articolo pubblicato su Joule.
Per un proprietario di casa il messaggio è duplice. Oggi chi installa un impianto fotovoltaico deve continuare a orientarsi su moduli commerciali consolidati. Ma il percorso della perovskite va monitorato: un’efficienza superiore al 30% significherebbe, a parità di superficie sul tetto, più energia prodotta e tempi di ammortamento dell’investimento più brevi. L’ossido di grafene, tra l’altro, è un materiale economico e abbondante, un fattore che potrebbe contenere i costi finali quando si passerà alla produzione su larga scala.
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