Ondate di calore e fotovoltaico: fino a -17,6% di produzione. Cosa fare

Quando la colonnina di mercurio supera i 35 °C, i pannelli solari sul tetto iniziano a perdere colpi. Non è un difetto: è fisica. Uno studio pubblicato il 13 luglio 2026 dall'Università di Évora ha quantificato il fenomeno su impianti reali in Spagna e Portogallo, trovando perdite giornaliere fino al 17,6% e cali orari del rendimento che in un caso hanno toccato il 90,4%. Per chi ha investito nel fotovoltaico domestico, questi numeri si traducono in minore autoconsumo e più energia prelevata dalla rete proprio quando l'aria condizionata lavora al massimo.

Perché il caldo frena i pannelli solari

I moduli in silicio cristallino — la tecnologia installata nella quasi totalità degli impianti residenziali — perdono tra lo 0,3% e lo 0,5% di efficienza per ogni grado Celsius oltre i 25 °C. Durante un'ondata di calore, la temperatura dei pannelli può superare i 70 °C. Con 45 °C sopra la soglia di riferimento, la perdita di potenza si aggira tra il 13% e il 22%: valori perfettamente coerenti con quelli misurati nello studio portoghese.

Il secondo colpevole è l'inverter, il componente che trasforma la corrente continua in alternata. Con temperature operative elevate, molti modelli riducono automaticamente la potenza per proteggersi — un meccanismo chiamato _derating_ termico. Nelle ore centrali della giornata, quando la casa ha più bisogno di energia per raffrescarsi, l'impianto produce meno di quanto potrebbe.

I numeri veri: quanto si perde in un giorno di caldo estremo

I ricercatori hanno analizzato tre impianti — da 15 kW, 37,06 kW e 64,5 kW — durante quattro ondate di calore tra il 2024 e il 2025, con temperature massime di 38,9 °C in Spagna e 39,4 °C in Portogallo.

Per tradurre questi dati in termini domestici, prendiamo un impianto da 6 kW, dimensione tipica per una villetta. Applicando la perdita giornaliera del 17,6% registrata sull'impianto Zebro in Portogallo, in una sola giornata di caldo estremo si perdono diversi kilowattora di produzione. In un'estate con tre o quattro ondate di calore da 5-7 giorni ciascuna, il mancato autoconsumo cumulato diventa tangibile in bolletta. Non è una cifra che manda in crisi il ritorno dell'investimento, ma è una perdita evitabile.

Pannelli fotovoltaici su tetto in cotto sotto il sole estivo, ondate di calore e calo di efficienza del fotovoltaico domestico
Le ondate di calore riducono il rendimento dei pannelli solari: uno studio dell'Università di Évora registra perdite giornaliere fino al 17,6% sugli impianti in Spagna e Portogallo.

Lo studio ha documentato anche un crollo orario del rapporto di prestazione fino al 90,4% sull'impianto di Amibil, a Saragozza: un calo concentrato nelle ore più torride, subito dopo il quale le prestazioni tornavano alla normalità già nello stesso giorno o in quello successivo.

Tre interventi pratici per limitare i danni

Lo studio individua due cause principali: temperatura operativa dei moduli e declassamento termico dell'inverter. Gli interventi che riducono questi fattori sono alla portata di qualunque proprietario.

  1. Ventilazione posteriore. I pannelli hanno bisogno di spazio tra il modulo e la superficie del tetto per dissipare calore. Foglie accumulate, nidi di uccelli o una posa troppo aderente bloccano il flusso d'aria. Una verifica visiva annuale e una pulizia sotto i moduli migliorano la circolazione senza costi aggiuntivi.
  2. Monitoraggio dell'inverter. Se l'inverter è installato in un locale non climatizzato — garage, sottotetto — la temperatura ambiente può facilmente superare i 40 °C nei pomeriggi estivi. Garantire una buona aerazione del vano, anche solo tenendo aperta una finestra o installando una griglia di ventilazione, riduce il rischio di derating.
  3. Manutenzione predittiva. I dati mostrano che le perdite si concentrano in poche ore e che le prestazioni si ripristinano rapidamente. Un sistema di monitoraggio che invia alert quando la produzione scende sotto la curva attesa aiuta a distinguere un calo fisiologico da un guasto che richiede l'intervento di un tecnico.

Perché le stime del tuo installatore potrebbero essere ottimistiche

Un dato che dovrebbe far riflettere chi sta valutando l'acquisto: lo studio ha confrontato le simulazioni basate sull'Anno Meteorologico Tipico (TMY) — il dataset standard usato per stimare la producibilità — con i dati meteorologici reali. Il TMY sovrastima sistematicamente la produzione durante le ondate di calore.

In termini pratici: la scheda di producibilità che l'installatore ti ha consegnato probabilmente non tiene conto degli eventi di caldo estremo. La produzione reale, nelle estati più torride, sarà inferiore alle attese. Non si tratta di un errore di progettazione, ma di un limite degli strumenti di simulazione convenzionali. Chiedere una stima che incorpori scenari di temperatura elevata — o almeno sapere che esiste questo scostamento — aiuta a valutare l'investimento con numeri più realistici.

La sfida per chi possiede o progetta un impianto fotovoltaico, concludono i ricercatori di Évora, si sta spostando dalla massimizzazione della produzione annua al miglioramento della resilienza contro le perdite ricorrenti durante il caldo estremo. Per il proprietario di casa, la traduzione pratica è immediata: un impianto ben ventilato e monitorato rende di più proprio quando l'energia serve di più.

Fonti

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