Data center in Lombardia: il calore di scarto può scaldare casa tua (e abbattere la bolletta)

A partire da giugno 2026, chi vive o lavora in Lombardia ha un motivo in più per guardare con interesse ai data center che sorgono sul territorio. La Regione ha approvato la Legge n. 11 del 3 giugno 2026, che promuove il recupero del calore da parte dei nuovi impianti attraverso misure premiali e ne incentiva la destinazione — anche tramite pompe di calore — a reti di teleriscaldamento, edifici pubblici, quartieri residenziali e attività produttive. Tradotto in termini pratici: l’energia termica che oggi viene dispersa nell’aria può finire nei termosifoni di abitazioni e imprese vicine, con un impatto diretto sulla spesa per il riscaldamento.

Come una pompa di calore trasforma il calore dei server in riscaldamento domestico

I server generano calore a temperatura relativamente bassa (una stima indicativa è 25-35 °C). Da soli, quei gradi bastano per poco. È qui che entrano in gioco pompe di calore e chiller ad alta efficienza: catturano quel calore di scarto, lo innalzano fino a temperature stimate di 60-80 °C e lo rendono utilizzabile per teleriscaldamento, acqua calda sanitaria e processi industriali a bassa temperatura. Non serve bruciare metano: l’energia termica c’è già, va solo portata alla temperatura giusta. Il risultato è un sistema che consuma molta meno energia primaria rispetto a una caldaia tradizionale e che evita, tra l’altro, di sprecare acqua potabile per il raffreddamento — la legge regionale impone soluzioni a elevata efficienza idrica.

Cosa prevede la nuova legge e perché può cambiare la bolletta

La norma, approvata dal Consiglio regionale il 26 maggio 2026 e pubblicata sul BURL il 5 giugno, introduce misure premiali per i data center che scelgono di recuperare il calore: iter autorizzativi semplificati e corsie preferenziali. L’obiettivo è spingere gli operatori a progettare le infrastrutture come nodi energetici integrati con il territorio.

Per famiglie e piccole imprese, il vantaggio è duplice:

Data center moderno con sistema di recupero del calore per teleriscaldimento di edifici residenziali circostanti in Lombardia
I data center lombardi potranno alimentare il teleriscaldimento di interi quartieri, trasformando il calore di scarto in una risorsa per le bollette dei cittadini.
  • Teleriscaldamento a minor costo: se un data center decide di cedere calore a una rete di teleriscaldamento locale, l’energia termica arriva alle utenze a un prezzo più basso rispetto al gas. Non ci sono cifre ufficiali vincolanti nella legge, ma il meccanismo è lo stesso che già esiste nelle città servite da reti di teleriscaldamento alimentate da fonti di recupero.
  • Minore impatto ambientale locale: la norma promuove anche il riutilizzo dell’energia termica a favore di comunità energetiche rinnovabili e utenze pubbliche. Se vivi in un condominio o gestisci una piccola impresa in prossimità di un data center, potresti accedere a forniture di calore decarbonizzato senza dover installare impianti propri.

La Lombardia è il motore dei data center italiani (e del calore recuperabile)

I numeri danno la misura dell’opportunità. Secondo i dati di Assintel e Anitec-Assinform, richiamati da Build News, il 63% dei nuovi data center italiani in sviluppo nel 2026 sorgerà proprio in Lombardia. Vuol dire che la maggior parte del calore di scarto potenzialmente recuperabile si concentrerà in questa regione. Ogni megawatt di capacità informatica installata corrisponde a una quantità di calore che, se convogliata in una rete di teleriscaldamento, può servire decine di abitazioni. Non è fantascienza: già oggi in Europa esistono quartieri riscaldati dai data center. La legge lombarda crea le condizioni per replicare quel modello su scala locale.

Federico Musazzi, responsabile associativo di Assoclima, spiega che «le pompe di calore e i chiller sono destinati ad assumere un ruolo sempre più significativo, grazie alla loro capacità sinergica di ottimizzare i consumi energetici, azzerare l’uso di acqua per il raffreddamento e valorizzare il recupero del calore di scarto, trasformando i data center in nodi attivi del sistema energetico locale». Daniela Lionetti, responsabile del progetto Anima Energia, conferma che i data center sono ormai «un’opportunità per sviluppare soluzioni innovative di raffreddamento ad alta efficienza, recupero del calore, integrazione con le reti energetiche e la decarbonizzazione dei consumi».

Quanto si risparmia? Dipende dalla distanza e dalla rete, ma il meccanismo è già chiaro

Al momento la legge non fissa obblighi di allacciamento per le utenze finali né tariffe garantite. Il risparmio concreto per una famiglia dipenderà dalla vicinanza a un data center che sceglie di cedere calore, dalla presenza di una rete di teleriscaldamento e dai contratti di fornitura che i gestori locali proporranno.

Il punto chiave per il consumatore è un altro: la direzione è segnata. La Regione Lombardia ha scelto di premiare i data center che recuperano calore e di facilitarne l’inserimento nel tessuto urbano. Chi oggi sta valutando una casa o una sede aziendale in un’area di sviluppo digitale farebbe bene a informarsi presso il Comune: se un data center è in progetto e la rete di teleriscaldamento è prevista, il costo del riscaldamento in quella zona potrebbe essere strutturalmente più basso rispetto ad aree servite solo dal gas.

Il vero risparmio si vedrà nel medio periodo, quando i primi impianti entreranno in funzione e il calore di scarto diventerà una commodity energetica locale a basso costo. Per famiglie e piccole imprese il consiglio è semplice: giocare d’anticipo. Informarsi oggi sulle infrastrutture energetiche previste nel proprio territorio significa poter cogliere un’occasione concreta di ridurre la bolletta, senza dover installare nuovi impianti, semplicemente scegliendo di vivere o lavorare in un’area già progettata per sfruttare il calore dei data center.

Fonti

Leave a Reply