Pompa di calore: il risparmio c’è, ma la bolletta elettrica lo riduce

Con 432mila pompe di calore vendute nel 2025, l'Italia è il secondo mercato europeo per volumi assoluti, dopo la Francia (527mila unità). Un parco installato che sfiora i 5 milioni di apparecchi e una crescita del 9% rispetto al 2024 confermano il settore in ripresa. Per chi sta valutando l'acquisto, però, c'è un ostacolo concreto che i dati evidenziano: il costo dell'elettricità rispetto al gas.

Il nodo del costo elettrico: quando conviene davvero

Una pompa di calore è competitiva rispetto a una caldaia a gas quando il prezzo dell'elettricità non supera il doppio del prezzo del gas. In molti Paesi europei, invece, l'elettricità è tassata da 3 a 7 volte più del gas. È questo il principale freno alla diffusione — più dei costi d'acquisto e installazione — e spiega perché le vendite restino ancora lontane dal potenziale.

I Paesi con la maggiore penetrazione — Lituania (46 vendite ogni mille famiglie nel 2025), Norvegia (43) e Finlandia (36) — sono anche quelli che penalizzano meno l'elettricità. La Norvegia conta oggi 650 pompe di calore installate ogni mille famiglie, la Finlandia supera quota 540: numeri irraggiungibili senza una struttura tariffaria favorevole.

Pompe di calore in Europa: mercato riprende dopo due anni di contrazione
Un moderno sistema di pompa di calore installato in ambiente interno. Foto di alpha innotec su Pexels

Quanto risparmia una pompa di calore: il calcolo dai dati europei

Le 29,3 milioni di pompe di calore installate nei 21 Paesi analizzati dall'EHPA evitano ogni anno 25 miliardi di metri cubi di importazioni di gas, per un risparmio stimato in 9,7 miliardi di euro. Dividendo questo valore per il parco installato, si ottiene una media di circa 330 euro per unità l'anno — un calcolo aggregato su medie continentali, che varia molto in base alla taglia dell'impianto e alle tariffe locali.

A queste cifre si aggiungono 65 milioni di tonnellate di CO₂ evitate ogni anno e 3,5 miliardi di euro di benefici sanitari stimati per il 2024 dalla riduzione dell'inquinamento atmosferico.

Il residenziale italiano rallenta: incentivi ridotti e costruzioni ferme

In Italia la crescita del 2025 è stata trainata dai sistemi di media e grande taglia e dalle applicazioni commerciali e industriali. Il segmento residenziale fino a 17 kW — quello più rilevante per le famiglie — ha frenato per due ragioni: la riduzione degli incentivi fiscali e la debolezza del settore edilizio, sia nelle nuove costruzioni sia nelle ristrutturazioni.

Le prospettive per il 2026 sono definite "cautamente positive" dall'EHPA, grazie ai primi segnali dal residenziale. La svolta strutturale, però, potrebbe arrivare dal 2028 con l'entrata in vigore dell'ETS 2, che introdurrà un prezzo sulle emissioni dei riscaldamenti fossili negli edifici, rendendo le soluzioni elettriche più convenienti per definizione. Nel frattempo, il piano AccelerateEU della Commissione europea, presentato nell'aprile 2026, punta a ridurre il divario fiscale tra elettricità e gas attraverso una futura proposta legislativa sugli oneri di rete: se arrivasse, cambierebbe i conti per milioni di famiglie europee che oggi esitano davanti al preventivo.

Fonti

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