Le 2.594 nomine di Energy Manager nel 2025 sono il dato più alto degli ultimi vent'anni, in crescita dell'1% rispetto alle 2.571 del 2024. Ma il numero che conta davvero, per chi gestisce un'impresa o paga le tasse locali, è un altro: 829 di quelle nomine sono volontarie, cioè fatte da organizzazioni che non ci sarebbero obbligate. Le aziende private stanno scoprendo che ridurre i consumi fa risparmiare davvero. La Pubblica Amministrazione, invece, resta ferma.
Perché le aziende lo fanno anche senza obbligo
Le 829 nomine volontarie coprono il 32% del totale — quasi 1 su 3. Sui 2.594 totali, 1.765 sono obbligatorie per legge (Legge 10/1991) e 829 provengono da organizzazioni che non ci sarebbero tenute. Le aziende industriali guidano il segmento volontario, coprendo oltre la metà delle nomine non obbligatorie: il segnale è che l'efficienza energetica viene percepita come vantaggio competitivo, non come burocrazia.
Per una piccola o media impresa, la strada pratica è rivolgersi a un consulente esterno con certificazione EGE (Esperto in Gestione dell'Energia). A giugno 2026 sono oltre 4.200 le certificazioni EGE attive in Italia, e il 64% degli Energy Manager nominati come consulenti esterni la possiede — un filtro concreto per selezionare un professionista qualificato.

Il vuoto nella PA: chi paga il conto
Solo 50 comuni capoluogo su 109 e 10 regioni su 20 hanno nominato un Energy Manager. Senza questa figura, scuole, uffici pubblici e impianti comunali non hanno un presidio professionale sui consumi: la spesa energetica non ottimizzata rimane a carico del bilancio dell'ente, cioè dei cittadini.
Le Città Metropolitane fanno eccezione: l'87% ha già la figura in organico. Il problema si concentra nei comuni medi e nelle regioni, dove il ritardo è strutturale.
La direttiva europea 1791/2023: cosa cambia per le imprese vicine alla soglia
La direttiva 1791/2023 sull'efficienza energetica estenderà l'obbligo di certificazione ISO 50001 alle imprese con consumi medi superiori a 85 TJ nei tre anni precedenti. Chi è vicino a quella soglia ha tutto l'interesse ad anticipare la certificazione piuttosto che rincorrere la scadenza. I soggetti già certificati ISO 50001 sono saliti a 490 nel 2025, con una crescita del 9% rispetto al 2024: la corsa è già partita.
Per chi ha un'impresa con consumi energetici significativi, la scelta non è più solo etica: è economica. Chi aspetta l'obbligo paga il ritardo due volte — in bolletta e in fretta di adeguamento.
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