Pasta, olio, latte: l’energia pesa oltre il 10% sul prezzo finale

Per molte aziende della pasta, dell'olio, del latte, della frutta e del vino la spesa energetica supera il 10% del fatturato e, insieme al costo del lavoro, è tra le voci che incidono di più sul prezzo finale del prodotto. Nel 2024 l'agricoltura italiana ha consumato 6.600 GWh di energia elettrica e l'industria alimentare e delle bevande altri 14.300 GWh: oltre 20.900 GWh complessivi, a fronte di poco più di 3.100 GWh prodotti dai pannelli fotovoltaici installati nelle aziende agricole. La transizione energetica del cibo, quindi, non è una questione ambientale confinata ai campi: entra nella bolletta delle imprese e nel carrello di chi compra.

L'energia è già nel prezzo che paghi al supermercato

In diversi comparti dell'agroalimentare i costi energetici sono tra le principali voci di spesa insieme alla manodopera. Per molte aziende di pasta, olio, latte, frutta e vino l'incidenza supera il 10% del fatturato, con effetti diretti sulla competitività delle imprese e sui prezzi dei prodotti destinati ai consumatori.

L'indagine RSE presentata a Roma, condotta su oltre 700 aziende di sei filiere, aiuta a capire dove il peso è maggiore. Più dell'80% delle aziende della filiera della pasta indica l'energia come uno dei fattori principali di costo; nel caso dell'olio di oliva, energia e manodopera si contendono il primo posto.

Il messaggio per chi fa la spesa è semplice: quando una voce come l'energia pesa oltre un decimo del valore di un prodotto alimentare, ogni oscillazione dei prezzi energetici si trasmette lungo la filiera. Per le imprese, ridurre quel peso non è più un'opzione verde, ma una condizione per restare sul mercato.

La prima energia da non sprecare è l'efficienza

Prima di installare impianti, la leva più rapida resta ridurre gli sprechi. "La prima energia di cui ci dobbiamo occupare è l'efficienza energetica, perché non dobbiamo sprecarla", ha detto Franco Cotana, amministratore delegato di RSE, aprendo i lavori del convegno.

Il margine di manovra è ampio: i costi energetici rappresentano in media circa il 20% dei costi variabili di un'azienda agricola. E quasi la metà delle imprese intervistate dalla ricerca RSE non ha ancora effettuato interventi di innovazione; tra chi lo ha fatto, gli investimenti hanno riguardato soprattutto i macchinari.

La strategia indicata da RSE si muove su quattro pilastri — energia, innovazione, sostenibilità economica e sostenibilità sociale — e passa da integrazione delle rinnovabili nei cicli produttivi, elettrificazione dei processi, digitalizzazione, agricoltura di precisione e recupero di biomasse e sottoprodotti.

Parco Agrisolare: 500 milioni di risparmi per 30.000 imprese

Sul fronte degli incentivi pubblici, il programma di riferimento è il PNRR Parco Agrisolare, attuato con i decreti ministeriali del 19 aprile 2023 e del 17 aprile 2024. Secondo i dati richiamati dal sottosegretario all'Agricoltura Luigi D'Eramo, la misura ha finanziato oltre 30.000 imprese con una dotazione complessiva superiore ai 3 miliardi di euro.

Il risparmio stimato è di oltre 500 milioni di euro l'anno, pari a più di 11 miliardi nell'arco di vent'anni. Facendo il calcolo sui dati disponibili, significa un beneficio medio di circa 16.700 euro all'anno per impresa finanziata, che diventano circa 366.000 euro lungo il ventennio.

Agroalimentare, efficienza e innovazione per la transizione energetica
Campo di pannelli solari con silos e magazzini agricoli sullo sfondo. Foto di Mark Stebnicki su Pexels

La logica del programma è quella che interessa di più a chi ha un tetto disponibile: i pannelli si installano sui fabbricati rurali, nelle stalle e nelle cantine, senza consumare suolo agricolo. Sono già 1.480 MW di fotovoltaico posati su edifici esistenti. Nel complesso, la misura ha permesso di generare energia da fonti rinnovabili pari al 30% del fabbisogno dell'intero settore agricolo.

Su un punto le fonti non coincidono: Rinnovabili.it indica per il Parco Agrisolare una dotazione complessiva di 2,37 miliardi di euro, mentre le altre testate e il sottosegretario D'Eramo parlano di "oltre 3 miliardi". La differenza non è spiegata dai documenti disponibili e va segnalata così com'è.

Agrivoltaico e biometano: le opportunità per chi ha terra o scarti

L'agricoltura non è solo un consumatore di energia: può produrne. L'agrivoltaico "fatto con determinati principi" può, secondo Marco Lupo, capo Dipartimento della Sovranità Alimentare e dell'Ippica del MASAF, "integrare il reddito degli agricoltori con produzione agricola e nello stesso tempo produzione energetica". Richiede però una progettazione "sartoriale", compatibile con paesaggio, coltivazioni e vincoli.

Sul fronte degli scarti, il biometano ha un potenziale stimato fino a 10 miliardi di metri cubi all'anno. A questo si aggiunge il recupero degli oli vegetali da frittura e degli oli da oleaginose coltivate su terreni marginali, destinabili a biodiesel, HVO e SAF. Per i biocarburanti sostenibili il valore stimato dei Certificati di immissione in consumo è di circa 1,2 miliardi di euro.

C'è anche una frontiera meno nota, che arriva dalla ricerca RSE: 12 kg di legno possono produrre 1 kg di bioidrogeno a prezzi inferiori rispetto all'elettrolisi. Un'indicazione utile per chi gestisce boschi e filiere del legno.

Perché le piccole imprese restano indietro

Il nodo, in Italia, è la dimensione delle aziende. Il 74% delle imprese agricole ha una dimensione economica inferiore a 25.000 euro e l'84% delle imprese agroalimentari e delle bevande conta meno di nove addetti. Per queste realtà finanziare efficienza e autoproduzione è più difficile, e servono strumenti finanziari, assistenza tecnica e formazione mirata.

"Il panorama italiano fatto di tante piccole realtà non aiuta perché sono le grandi aziende che investono di più", ha spiegato Francesca Bazzocchi, responsabile del Gruppo Ricerca Uso Efficiente Energia di RSE, secondo cui "investire in innovazione aiuta a risparmiare sui costi di produzione e si è più competitivi sul mercato".

Per Andrea Rocchi, presidente del CREA, la posta in gioco è chiara: "La transizione energetica dell'agroalimentare non è solo una sfida ambientale: è una leva decisiva per la competitività delle imprese e la resilienza delle filiere". Alla ricerca, ha aggiunto, spetta il compito di rendere le soluzioni accessibili anche alle realtà più piccole.

Il punto operativo è questo: per chi ha un'azienda agricola o una piccola impresa alimentare, i fronti concreti sono tre — tagliare gli sprechi, autoprodurre sui tetti, valorizzare scarti e sottoprodotti. Per chi fa la spesa, la conseguenza è meno visibile ma reale: se il risparmio stimato dal Parco Agrisolare è di circa 16.700 euro all'anno per impresa, sono proprio le aziende più piccole — quelle sotto i 25.000 euro di dimensione economica — a rischiare di restare fuori dai benefici, perché non hanno i capitali per accedere alle tecnologie.

Fonti

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