Aree idonee in Liguria: cosa cambia per il fotovoltaico di casa

Se state pensando al fotovoltaico in Liguria, la nuova legge sulle aree idonee – approvata all'unanimità dal Consiglio regionale il 29 settembre 2026 – non vi vieta quasi nulla sul tetto di casa: il disegno di legge n. 88 disciplina soprattutto i grandi impianti a terra. Tre passaggi però contano anche per famiglie, proprietari di immobili e piccole imprese. Il primo riguarda i soldi che possono tornare ai territori che ospitano gli impianti, il secondo il modo in cui i Comuni vengono informati, il terzo la differenza – spesso fraintesa – tra area "non idonea" e area vietata.

La legge nasce per gli impianti a terra, non per il tetto di casa

Il testo attua l'articolo 11-bis del decreto legislativo 190/2024 e stabilisce in quali superfici la Regione considera idonea l'installazione di impianti rinnovabili e sistemi di accumulo. Per il fotovoltaico sono idonee le aree agricole entro lo 0,8% della superficie agricola utilizzata (SAU), i perimetri delle aree di crisi industriale complessa, le cave in esercizio e le zone logistiche semplificate; queste ultime tre valgono anche per i sistemi di accumulo.

Per tutte le fonti rinnovabili e per lo storage la legge considera idonee anche le aree portuali (esclusi i porti turistici), le aree di pertinenza delle strade extraurbane principali fino a 300 metri, i suoli già impermeabilizzati secondo l'atlante Ispra e le aree prive di vincoli ambientali entro 300 metri dai punti di connessione alla rete elettrica. Quest'ultima misura riguarda anche chi possiede un terreno vicino a una cabina primaria o a una stazione elettrica esistente: senza vincoli ambientali, quelle superfici diventano idonee.

Le due soglie che contano: 1 MW e 10 MW

Due numeri pesano più degli altri. Per gli impianti di potenza non inferiore a 1 MW la Regione promuove misure di ritorno in favore delle comunità locali che li ospitano, insieme ai soggetti proponenti e ai Comuni interessati. Non è un automatismo, né un contributo diretto in bolletta: è un impegno della Regione a promuovere, con i proponenti e con i Comuni, forme di ritorno per chi vive accanto agli impianti.

Per il fotovoltaico, la grande taglia coincide con i progetti oltre 10 MW. In quel caso il proponente deve presentare l'iniziativa alle amministrazioni comunali coinvolte almeno 90 giorni prima del deposito dell'istanza di autorizzazione unica. È una finestra di informazione in più per i Comuni, e quindi per i cittadini che vogliono farsi sentire prima che il progetto arrivi sul tavolo della Regione.

Se la tua zona è "non idonea", non è detto che l'impianto sia vietato

Questo è il punto che il sito Uomini Liberi mette in evidenza: la legge prevede espressamente che "l'inidoneità non comporta divieto di presentazione dell'istanza né di realizzazione dell'intervento". Un'area dichiarata non idonea non è un'area vietata: cambia il percorso autorizzativo, non sparisce la possibilità di realizzare l'impianto.

Aree idonee: approvata la nuova legge della Liguria
Pannelli solari su una abitazione suburbana circondata da alberi e cielo sereno. Foto di Robert So su Pexels

La stessa analisi ricorda che il testo considera gli interventi rinnovabili "di interesse pubblico prevalente" nella ponderazione degli interessi, salvo giudizio negativo di compatibilità ambientale. Il meccanismo non nasce in Liguria, ma dalla disciplina nazionale, e – secondo la stessa fonte – la giurisprudenza costituzionale ha sottolineato l'importanza della valutazione del singolo progetto. Resta un dato politico: il testo è passato con il voto di maggioranza e opposizione insieme, senza che emergessero richieste di garanzie o condizioni su questi passaggi.

Cosa resta in sospeso, e cosa significa per chi vuole investire

La legge è definitiva, ma il quadro non è completo. La Giunta regionale ha 180 giorni dall'entrata in vigore per approvare una proposta sulle aree non idonee all'eolico, che dovrà poi passare al Consiglio regionale. Nel frattempo restano salve, nei limiti della compatibilità con le norme vigenti, le aree non idonee individuate dalla deliberazione regionale del 2009.

Il quadro ambientale in cui la legge si inserisce ha date precise. L'assessore regionale all'Ambiente e all'Energia Paolo Ripamonti ha spiegato che "il 2028 sarà una data importante in vista dell'applicazione dei nuovi standard europei sulla qualità dell'aria e degli obiettivi da raggiungere entro il 2030". Sulla legge il suo giudizio è che si tratti dell'"ultimo tassello" delle attività regionali sull'energia, dopo il PEAR e in parallelo all'iter della Valutazione ambientale strategica del Piano di accelerazione.

Per chi vuole investire, la sostanza è questa: le regole ci sono, e il tetto dello 0,8% della SAU viene verificato dalla Regione, con un monitoraggio semestrale della potenza installata per provincia e un tavolo tecnico permanente che si riunisce almeno due volte l'anno. Le proposte su superfici agricole vanno comunicate alla Regione dall'ente ricevente, che controlla il raggiungimento del limite.

Il punto per le piccole imprese e i proprietari terrieri

Mettendo insieme la lettura tecnica di pv magazine Italia e quella critica di Uomini Liberi emerge una distinzione utile. Le aree idonee accorciano l'iter per i grandi impianti a terra; la regola dei 300 metri dalle strade extraurbane e dai punti di connessione alla rete, letta su una regione stretta tra mare e montagna, può però pesare più di quanto la cifra lasci intendere. Uomini Liberi insiste proprio su questo: in Liguria 300 metri "possono significare molto", e senza una cartina precisa è difficile sapere quali porzioni di territorio saranno coinvolte.

Per chi vuole solo ridurre la bolletta di casa, l'impatto resta indiretto: la legge non tocca il fotovoltaico residenziale, ma disegna dove sorgeranno gli impianti che alimentano la rete. Se un impianto da 1 MW o più arriva accanto a casa vostra, la Regione si è impegnata a promuovere misure di ritorno per la comunità locale. Non è una compensazione automatica, ma è un riferimento scritto su cui i Comuni possono appoggiarsi per trattare con i proponenti.

Fonti

Leave a Reply