| 07 Giugno 2010 |
| L'energia di Nabuccodonosor. Zorzoli / Nicolazzi |
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Per fortuna non scrive romanzi (quasi certamente ne ha però almeno uno nel cassetto). Per fortuna i suoi personaggi sono anche i miei e accade allora che talvolta stento a riconoscerli. Forse alcuni passaggi li ho letti in modo troppo frettoloso, ci ritorno su, ma i dubbi rimangono intatti. Strano animale, l’uomo descritto da Nicolazzi. Sfrontato, cavalca i secoli. Quando qualcuno incomincia a preoccuparsi dell’eccessivo taglio delle foreste inglesi che ne minaccia l’esistenza, altri inventano le pompe idrovore e Watt provvede ad alimentarle con la sua macchina a vapore, così dalle miniere svuotate d’acqua si riesce finalmente a estrarre carbone a profondità crescenti. Carbone a gogo. Il legno dei boschi è riservato alle navi. Per poco, però, stanno arrivando gli scafi in acciaio. Così, giustamente, Nicolazzi raffigura l’uomo fino ai giorni nostri, ma qui lo sottopone a una drastica mutazione genetica. La sfrontatezza di chi si sente capace di risolvere i problemi da lui stesso creati, è rimpiazzata dall’immbolismo della paura. A valle dello sfruttamento dei combustibili fossili c’è il nulla. Le enormi, per ora solo parzialmente sviluppate, potenzialità di alcuni materiali di interagire col sole generando elettricità. Le prospettive, anche qui solo in parte realizzate, offerte dalle foreste a crescita rapida come miniere energetiche a cielo aperto. Il rilancio dell’eolico con materiali e tecnologie nuovi. Il solare termico. Le pompe geotermiche. Le fonti rinnovabili, dopo essere state rimpiazzate da quelle fossili, hanno imboccato con decisione il percorso inverso. E il nucleare? Fra pochi decenni dovrebbe diventare realtà la quarta generazione, reattori capaci di risolvere al loro interno gli aspetti più critici della gestione dei rifiuti radioattivi e di moltiplicare – attraverso l’autofertilizzazione – la quantità di energia estraibile dall’uranio e dal torio. Più in là la fusione nucleare (forse). Sulla base del tecnologicamente già noto, l’uomo descritto da Nicolazzi potrebbe quindi (il condizionale e la sottolineatura li spiegherò fra poco) continuare a cavalcare, sfrontato, il futuro a medio-lungo termine. Quanto al lunghissimo termine, non si possono escludere breakthrough scientifici oggi imprevedibili e comunque saremo keynesianamente tutti morti. Stranamente miope nel traguardare il futuro più lontano, il nostro Massimo soffre altresì di presbiopia. Non riesce a leggere ciò che ha sotto il naso. Non volevo crederci, ho riletto il suo intervento con attenzione, ma la parola “ambiente” non compare mai. Questo, proprio quando i limits to growth stanno diventando sempre di più quelli ambientali e ad agonizzare non sarà la società fossile, ma quella che considera sinonimi crescita e sviluppo e non riesce a capacitarsi che ormai solo i dannati della terra hanno il diritto di veder crescere la trippa a loro disposizione. Altrimenti la guerra per le risorse naturali che in forme diverse si è combattuta negli ultimi due secoli, ci parrà un minuetto al confronto con i futuri conflitti generati dal degrado ambientale. |






