| 07 Marzo 2011 | |||
| Nord Africa: la rivoluzione fa bene a Desertec |
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di Karel Beckman, Chief Editor European Energy Reviewda www.europeanenergyreview.net (traduzione a cura della redazione) Gli eventi che stanno mettendo a soqquadro lo scenario politico del nord Africa agiscono pesantemente anche sullo scenario energetico. Secondo i responsabili di Desertec, il progetto, teso ad avviare una rivoluzione verde nella regione, potrà beneficiare dei nuovi assetti politici. “Noi offriamo sviluppo ed opportunità economiche per la popolazione in nord Africa e nel medio oriente”, dice Mouldi Miled, direttore esecutivo della Desertec University Network (DUN), fondata recentemente per coordinare la ricerca nel settore delle rinnovabili in nord Africa. “Esattamente ciò che la gente, e in particolare i giovani, oggi chiede. Ho fiducia nel fatto che il periodo post rivoluzione la situazione sara migliore di adesso. Ci sarà più trasparenza, un miglior contesto di business”. MM, uomo d’affari tunisino, è fondatore e Direttore esecutivo della DUN; di questa nuova realtà fanno parte una ventina di entità, tra cui università e centri di ricerca importanti in Egitto, Algeria, Giordania, Libia, Marocco, Tunisia, così come in Germania, Italia, Francia e Svizzera. Sebbene DUN sia stata creata dalla Fondazione Desertec in cooperazione con il Consiglio Nazionale Tunisino per la Ricerca Scientifica e Tecnologica e che il suo documentato fondativo sia stato firmato a tunisi prima della rivolusione, Mouli Miled non è turbato da quanto sta accadendo nel suo Paese. “Quello che facciamo è stimolare la crescita economica del paese la ricerca e lo creazione di lavori nel settore high tech.”, spiega e sottolinea come i progetti sull’energia rinnovabile che Desertec Industrial Initiative (DII) sta cercando di implementare in Tunisia si adattano particolarmente ad aree remote del paese e che anche questo è un elemento positivo dal punto di vista della popolazione, proprio perché consentirebbe lo sviluppo anche di aree localmente depresse: “Una delle ragioni del sollevamento della popolazione è proprio la grande disparità tra le aree sviluppate della costa e le poverissime regioni interne”. La domanda interna Mouldi Miled sottolinea come l’obiettivo principale di Desertec sia stimolare lo sviluppo delle rinnovabili per fronteggiare la crescita della domanda nei mercati domestici nella regione. “C’è una certa confusione in Europa su questo punto. Desertec viene inteso come un progetto per generare energia solare nel Sahara e esportarlo in Europa. Ma l’export all’Europa è solo un obiettivo secondario, anche se importante, poiché può garantire gli investimenti necessari. Abbiamo prima di tutto bisogno di energia per noi. Ne usiamo sempre di più: per esempio per desalinizzare l’acqua. Le riserve sono sempre più scarse e non potrà che peggiorare.” Mouldi Miled ammette che sul fronte delle rinnovabili di strada da fare ce n’è ancora molta per i paesi del nord Africa. Sviluppare il know how tecnologico e capacità in questo è l’obiettivo della DUN. L’università è il secondo spin off della Desertec Foundation, fondata nel gennaio 2009 dal professor Gerhard Knies e i suoi associate, con il sostegno della German Association of the Club of Rome e del Prince Hassan bin Talal of Jordan. Il primo è stato il DII, un consorzio di compagnie private nato nell’ottobre 2009 per creare una struttura legale, regolatoria, economica e tecnica che consenta a Desertec di diventare realtà entro il 2012. La sfida tecnologica Mouldi Miled, crede fermamente nel progetto e ne rimarca anche le ragioni strettamente economica e di stabilità politica: il governo tunisino infatti è molto impegnato nel sostenere progetti di efficienza energetica e rinnovabili. “Per ora produciamo poco con le rinnovabili, ma il nostro obiettivo è di raggiungere il 20% entro il 2020, esattamente come in Europa”. Miled non crede che un nuovo governo possa cambiare rotta in questo ambito. Mouldi Miled sottolinea anche l’importanza dell’accettabilità sociale del progetto Desertec: “Dobbiamo mostrare che il nostro progetto garantisce occupazione e istruzione. È la migliore garanzia per il successo. Anche la gente in Europa deve convincersi che questa è un progetto reciprocamente proficuo: non stiamo chiedendo la carità. Il nostro progetto è economicamente vantaggioso e aumenterà la sicurezza degli approvvigionamenti in Europa”. Il Marocco all’avanguardia Il vantaggio del Marocco è rappresentato dall’esistenza della connessione di rete con la Spagna: una parte dell’elettricità prodotta potrebbe essere esportata in Europa. Questo non significa che l’energia verde del Marocco è a disposizione dell’Europa: sappiamo che importare energia verde dall’estero per raggiungere i target di energia rinnovabile è possibile, ma solo seguendo modalità molto rigide che assicurano che questo processo non deve andare a detrimento della produzione di energia verde in Europa. Un’altra barriera all’importazione dell’energia verde dall’Europa è rappresentato dal pot pourri di schemi legislativi vigenti nei diversi paesi. Per Desertec, sarebbe certamente meglio che esistesse un programma unico di supporto, ma anche se si va in direzione di un’armonizzazione dei sistemi, i tempi sono ancora lunghi. Per approfondire
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| Ultimo aggiornamento 07 Marzo 2011 |




di Karel Beckman, Chief Editor European Energy Review




