22 Dicembre 2009
Copenhagen: montagne, topolini e prove dell’esistenza di Dio PDF Stampa E-mail

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di Emilia Blanchetti

Cosa dice l'accordo
C'è poco da dire. Il testo del "Copenhagen Accord" è tutto qui http://unfccc.int/files/meetings/cop_15/application/pdf/cop15_cph_auv.pdf.
Poche pagine per dire che occorre mantenere il surriscaldamento del pianeta al di sotto dei due gradi, che entro il 2010 dovranno essere stabiliti accordi vincolanti, che saranno stanziati 30 mld. di dollari da parte dei Paesi sviluppati per sostenere le azioni di "contenimento" nei Paesi in via di sviluppo. Fondi che saranno gestiti dal nuovo Green Climate Fund. Un po' poco per due settimane di lavori febbrili a cui hanno partecipato sostanzialmente tutti i Paesi del mondo. Ma forse non è così poco se si pensa che per la prima volta il problema è stato affrontato in maniera globale. E probabilmente era davvero utopistico pensare che si sarebbe usciti dal vertice Cop 15 con un accordo che avrebbe cambiato le sorti del mondo.

Cronache annunciate
In molti avevano previsto quello che viene definito un mezzo flop. Qualcuno, addirittura, aveva già scritto in anticipo articoli di commento e di scenario in cui si parlava di vaghe intese, di accordi non vincolati, di scappatoie assortite. Per la verità non era difficile immaginare che sarebbe stato impossibile, in così poco tempo, e con un cambio di orientamento da parte dei Paesi maggiormente inquinanti, ovvero USA e Cina, davvero recentissimo, arrivare ad accordi vincolanti, che mettessero in pista meccanismi straordinariamente complessi di compensazione, di adattamento, di mutuo sostegno in grado di tenere nel giusto conto sollecitazioni di tipo scientifico, sociale, economico e politico a livello mondiale! Sostenibilità non significa, evidentemente, solo favorire condizioni di miglioramento o di stabilizzazione delle condizioni ambientali, a qualunque costo. Sostenibilità, e democrazia, significa fare tutto questo nel rispetto delle economie, della storia, delle ambizioni, dei poteri, della cultura e delle capacità di ogni soggetto chiamato a contribuire al raggiungimento di un obiettivo comune.

Troppe aspettative, troppo clamore, troppo poca informazione
La partita era, ed è, estremamente alta. Talmente alta (il futuro del mondo!) che qualunque risultato, in questa fase, sarebbe stato deludente. Come affermato da Carlo Carraro, l'unico esperto italiano nel Bureau dell'Ipcc, le aspettative altissime hanno pesato sulla necessità, alla fine, di trovare una specie di accordo, di uscire con un documento che dicesse qualcosa, e quel qualcosa non poteva che essere molto poco. Il professor Carraro sostiene che i processi necessari alla riforma del sistema energetico mondiale e alla lotta alla deforestazione richiederanno decenni, e ogni Paese sta già attuando, individualmente, politiche in questo senso. Qualche mese in più per arrivare ad un accordo globale, non cambierà sostanzialmente nulla. Il problema forse è che non cambino le sensibilità e le priorità verso questi obiettivi. La vera sfida, nel corso dei prossimi mesi, e dei prossimi anni, sarà quella di mantenere alta l'attenzione su questi temi. Il clamore certamente non manca: da un lato catastrofi annunciate a giorni alterni, e dall'altro colpi di scena come quello del "climate gate" che sembrano mettere in discussione le conclusioni degli scienziati del clima, senz'altro mettono a dura prova l'opinione pubblica, sollecitata da grida di segno opposto. La questione dunque sarà piuttosto quella di riuscire a diffondere informazioni provate, di fare cultura, di contribuire a costruire una coscienza collettiva in grado di apprendere, e di rielaborare come comportamenti, nozioni e dati estremamente complessi. Il vero obiettivo, nell'immediato, è quello di arrivare a un ambientalismo illuminato.

Vincitori e vinti
Chi ha vinto, e chi ha perso a Copenhagen? Fondamentalmente non ci sono né vincitori né vinti. Non era una partita in cui qualcuno doveva affermare una supremazia. Certamente però l'Europa non ne esce bene. L'ambizione di diventare il leader nella lotta al cambiamento climatico, il soggetto in grado di indirizzare le politiche ambientali ed energetiche a livello mondiale, la presunzione di avere in mano la verità e di avere anche la capacità di rivelarla al resto del mondo, qualche cadavere sul campo di battaglia lo ha lasciato. Ma forse anche questo non sarà del tutto inutile. Il ruolo dell'Europa nella partita dell'ambiente può ancora essere di primissimo piano. Ma occorre che l'Unione rinnovi il proprio modo di pensare e che davvero trovi la capacità di proporsi non come "Vecchio Continente" ma come federazione di Stati in grado di guardare al futuro con uno sguardo realmente nuovo, capace di ripensare ai sistemi economici, politici e sociali guardando molto al di fuori dei propri confini. Capace di fare rivoluzioni a piccoli passi.

Il risultato c'è stato
Il dibattito sul clima in qualche modo fa pensare alla scommessa pascaliana sull'esistenza di Dio. In sostanza Pascal sostiene che conviene credere in Dio poiché se Dio esiste, otteniamo la salvezza, e se Dio non esiste, avremo comunque vissuto un'esistenza positiva rispetto alla certezza di finire in polvere e basta. Ecco, forse il pensiero sui rischi del cambiamento climatico potrebbe essere mutuato da questo ragionamento. In fondo tutto questo parlare di cambiamento climatico, e di strumenti di adattamento e di mitigazione, avranno perlomeno la conseguenza di stimolare comportamenti più sostenibili. E, alla fine, se il pianeta è in pericolo, avremo combattuto per salvarlo, se il pianeta non è in pericolo, comunque avremo aiutato le economie più svantaggiate, avremo imparato a rispettare l'ambiente, avremo contribuito a formare una coscienza ecologica collettiva, avremo imparato a limitare il consumo delle risorse del globo e a rendere la Terra un posto migliore dove stare. Dite che è poco?

Ultimo aggiornamento 18 Gennaio 2010
 

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