| 21 Aprile 2009 | |||
| L'innovazione che serve |
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di Stefano da Empoli e Franco d'Amore, I-com Il settore energetico è a lungo stato considerato come un settore maturo e scarsamente dinamico. Oggi questa visione è molto lontana dal descrivere le forti spinte all'innovazione cui i sistemi energetici sono sottoposti a diversi livelli. Con specifico riferimento all'Europa, i fattori che maggiormente influenzano le dinamiche di cambiamento sono: la liberalizzazione dei mercati energetici, la sicurezza degli approvvigionamenti, gli impatti ambientali. Questi fattori, determinati da variabili di policy, appaiono contraddittori se visti alla luce dell'attuale paradigma tecnologico. L'innovazione giocherà dunque un ruolo fondamentale nella evoluzione dei sistemi energetici nazionali. La competitività dei sistemi energetici nazionali e delle singole aziende in essi operanti dipenderà fortemente dalla capacità di adeguarsi a questi fattori di cambiamento. Le tematiche orizzontali in cui saranno necessarie profonde innovazioni, anche di carattere tecnologico, sono: la sostenibilità ambientale, l'efficienza (sia sul lato della generazione che dei consumi), l'aumento della capacità estrattiva delle fonti energetiche (sia tradizionali che non-convenzionali), le reti energetiche , l'accumulo di energia, l'aumento della conoscenza e capacità di gestione della domanda finale Il sistema energetico italiano, con un mix delle fonti fortemente sbilanciato a favore dei combustibili fossili e una notevole dipendenza dall'import, avrà una forte necessità di spingere il processo di innovazione per il raggiungimento degli obiettivi negli ambiti sopra elencati. In generale, il sistema della competitività e dell'innovazione, a livello di paese, di settore o di singola azienda, è basato sulla la capacità di portare sul mercato nuovi prodotti/processi. Tale capacità è fortemente influenzata dalle competenze e capacità nel campo della ricerca e sviluppo. Molte politiche di stimolo alla competitività hanno conseguentemente un focus sulla ricerca e sviluppo, (si veda ad esempio la politica europea di Lisbona), ed in particolare sui generici investimenti nel settore. Sotto questo aspetto l'Italia mostra un trend preoccupante. In generale tutti gli indicatori di input del sistema della ricerca e sviluppo (ad esempio investimenti pro capite in ricerca e sviluppo, numero di ricercatori sul totale della forza lavoro) sono nettamente inferiori alla media europea, con una tendenza temporale quasi stazionaria. Conseguentemente anche gli indicatori di output del sistema, come l'attività brevettuale o l'occupazione nei segmenti della ricerca e sviluppo, sono nettamente inferiori alla media europea A differenza del quadro generale, il settore energetico non sembra presentare forti criticità dal punto di vista dell'allocazione quantitativa delle risorse economiche destinate alla ricerca e sviluppo (il dato è confrontabile con gli altri principali paesi europei), anche se il trend degli ultimi venticinque anni circa presenta un forte calo. A fronte delle risorse impiegate però, il sistema paese non riesce ad emergere come uno dei luoghi di produzione dell'innovazione in campo energetico. Ovviamente non mancano numerosi puntuali casi di eccellenza sia nel pubblico che nel privato. Al di la dei casi isolati, le debolezze del sistema italiano nel generare innovazioni capaci di competere nei mercati internazionali si estende quindi anche al settore energetico. Un motivo potrebbe essere dovuto al fatto che l'innovazione tecnologica oggi sempre più ha carattere interdisciplinare. Inoltre emergono delle tecnologie che assumono sempre più un carattere abilitante nella generazione di innovazioni radicali (si veda ICT, nanotecnologie e biotecnologie). La generale carenze di investimenti in ricerca potrebbe quindi portare ad una difficoltà nel creare innovazione anche nel settore energetico, in cui comunque si investe un sufficiente quantitativo di risorse (almeno in termini comparati con gli altri paesi europei). Il sistema italiano ha inoltre una forte difficoltà a trasferire tecnologie dal mondo della ricerca al mercato. Questo è principalmente dovuto alla scarsa capacità di integrare tutto il complesso sistema dell'innovazione, ovvero i differenti livelli istituzionali e attori sociali in esso coinvolti. Mancano inoltre dei criteri efficienti di ripartizione delle risorse pubbliche destinate alla ricerca e manca una chiara definizione di ambiti e obiettivi strategici. In un settore fortemente regolato come quello energetico, inoltre, alla mancanza di obiettivi relativi alla ricerca, si somma la mancanza di pianificazione energetica che impedisce di far collimare obiettivi della ricerca energetica con obiettivi di evoluzione del sistema energetico nazionale. Questo ha ovvie conseguenze negative sulla capacità degli attori del sistema dell'innovazione energetica (imprese energetiche, imprese manifatturiere, istituti finanziari e centri di ricerca) di integrarsi e creare sinergie competitive. SCARICA IL PDF Studio I-com sulla Ricerca Eenrgetica in Italia (sintesi del documento) |
| Ultimo aggiornamento 07 Gennaio 2010 |










