16 Luglio 2009
Nucleare, questo sconosciuto...

atomo_testadi Emilia Blanchetti

A pochi giorni dall'approvazione in Senato del nuovo DDL Sviluppo, che di fatto sancisce il ritorno del nucleare in Italia, il numero di interventi, articoli, interviste, dichiarazioni e prese di posizione sull'argomento si sprecano.
L'associazione Aris, che promuove da anni il Nimby Forum, un osservatorio permanente sulle contestazioni alle grandi opere, ha censito, solo nel week end successivo all'approvazione del decreto, circa quattrocento interventi a mezzo stampa su questo argomento.

Che dire? Se ne parla di nucleare, altroché se se ne parla! Sono state anche coniate alcune espressioni che sicuramente imperverseranno nel dibattito sull'energia atomica nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Una di queste è "rinascimento industriale", utilizzata anche da Fulvio Conti, Amministratore delegato Enel, nel proprio intervento su questo tema sul Sole 24 Ore sabato 12 luglio. Conti sintetizza in alcuni punti chiave le ragioni del ritorno al nucleare (non disgiunto dagli investimenti nelle fonti rinnovabili): costi più bassi per l'energia elettrica, più indipendenza dalle importazioni, un contributo alla riduzione delle emissioni di CO2, ma, soprattutto, un'opportunità concreta per ricostruire una filiera scientifica, tecnologica e industriale e dare un forte impulso alla ricerca e all'innovazione.
Tutti obiettivi pienamente condivisibili. Ma poi appaiono articoli e interventi del tenore di quello apparso il 16 luglio su l'Unità per bocca di Vincenzo Balzani, noto scienziato e professore di chimica a Bologna. Balzani in pratica dice tutto il contrario: il nucleare è costoso, è rischioso, non è sufficiente a combattere l'effetto serra, in sostanza è un investimento molto pericoloso per il nostro Paese. E se lo dice un potenziale premio Nobel... poco importa che sia un esperto di fotochimica e chimica supramolecolare. È uno scienziato illustre, e dice che il nucleare non va bene. E questi non sono che due esempi delle centinaia di interventi e dichiarazioni in cui un po' tutti si sono lanciati.

Sussiste un grave e profondo problema di informazione. Le illazioni, i timori, le leggende e le mezze verità sul nucleare sono all'ordine del giorno. Ed essendo questo un Paese in cui dire tutto e il contrario di tutto è uno sport nazionale e dove, per principio, qualunque dichiarazione pubblica, o presa di posizione tanto per non sbagliare la si mette in discussione e la si contesta, lo scenario si presenta assai turbolento. In queste condizioni, appare evidente come il ritorno del nucleare sia destinato a diventare il cavallo di battaglia di contese politiche, personali, di casato, di parte politica, di fede calcistica, di convinzione religiosa, insomma il terreno di scontro buono per qualunque contrasto.
Ma il Disegno di Legge 1441 che dice? In sostanza che entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge il Governo darà le regole per: la scelta dei siti e della tipologia di impianti, lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, le compensazioni per i territori interessati, i requisiti per lo svolgimento delle attività di costruzione.
E per quello che riguarda l'informazione? L'articolo 25 del DDL, sub o) e q) rispettivamente dicono: "previsione di opportune forme di informazione diffusa e capillare per le popolazioni, e in particolare per quelle coinvolte, al fine di creare le condizioni idonee per l'esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti" e "previsione, nell'ambito delle risorse di bilancio disponibili allo scopo, di una opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull'energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità".
Quindi il Governo ha già individuato nei timori per la rischiosità degli impianti e per gli eccessivi costi i punti chiave della campagna di informazione. Come dire, è su questo che gli italiani dovranno trovare una quadra.

L'auspicio è che questa sfida diventi un'occasione per diffondere, in maniera ampia e sistematica, informazioni e nozioni scientifiche, provate, autorevoli, suffragate da numeri, per spiegare alla gente di che cosa stiamo parlando quando parliamo di ritorno alla produzione di energia elettrica da fonte nucleare. Non tanto per propagandare questa scelta, ma per garantire la base di conoscenza e di informazioni affinché sia possibile formarsi un'opinione informata e consapevole.

 

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