| 29 Giugno 2009 |
| "Have your say". In GB per fare il nucleare si crea il consenso. |
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L'energia nucleare è tornata in cima all'agenda politica britannica. E non è un caso se il dicastero preposto si chiami Ministry of Energy and Climate Change, ratificando l'inscindibile correlazione tra clima ed energia. Nel Regno Unito quasi il 20% del fabbisogno elettrico è generato dall'energia atomica (36% da gas e 38% da carbone). All'Inghilterra spetta anche il primato storico del primo reattore nucleare commerciale: nel 1956 entra in attività la centrale di Calder Hall in Cumbria. L'ultimo, in ordine cronologico, risale al 1995. Tuttavia nel giro dei prossimi 14 anni, i 19 reattori attualmente in esercizio, ad eccezione di quello di Sizewell nel Suffolk, saranno chiusi perché hanno ampiamente raggiunto i limiti di età . Metà delle centrali in funzione sono gestite da British Nuclear Fuels (BNFL) e la loro attività si concluderà entro il 2010. Il resto è di proprietà di British Energy, nel cui capitale oltre al governo è entrata EDF con una partecipazione di controllo. Il phase out di queste ultime centrali si concluderà entro il 2023. Fino al 1980 la politica del governo di Sua Maestà sosteneva il nucleare come fonte per coprire la quota incrementale dell'offerta di energia elettrica nazionale. Nel Libro Bianco pubblicato nel 1988, pur riconoscendone il valore complessivo, si avanzano dei dubbi sulla convenienza delle centrali nucleari. Nel 1989 in occasione della privatizzazione della rete elettrica e la deregolamentazione del mercato dell'energia, il governo decise di mantenere il controllo sulle centrali nucleari. Nel 1995, in un aggiornamento del Libro Bianco, viene riconfermato l'impegno del governo, ma al tempo stesso ribadito, in nome della liberalizzazione, che la costruzione di nuove centrali nucleari non può ottenere il sostegno pubblico. Il 2006 segna un giro di boa nella politica energetica. L'idea è di costituire una nuova flotta di impianti nucleari, da considerarsi una "generation gap" per colmare il divario tra le progressive chiusure di quelli esistenti e lo sviluppo su scala di fonti carbon free. L'esigenza di raggiungere un'indipendenza energetica rafforzata dagli obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica (abbattere del 80% le emissioni di gas serra entro il 2050), spinge a riconsiderare l'opzione nucleare comunque sempre in chiave privata. I nuovi impianti saranno finanziati e realizzati dall'industria privata accollandosi anche i costi del trattamento dei rifiuti e dello smantellamento. Nel 2008, il governo di Gordon Brown dà il via libera alla costruzione di un sistema di nuove centrali per installare entro il 2023 una potenza complessiva di 25-30GW. L'iter autorizzativo e le fasi d'implementazione sono delineate nel Planning Act 2008 che ricalca in parte il processo seguito negli USA. Considerando generatori di terza generazione, quindi di grandi dimensioni, (1600MW), si individua una prima fase per l'ottenimento di un'autorizzazione che verte principalmente sulla sicurezza, smaltimento del combustibile, sostenibilità ambientale, della tecnologia prescelta. Se ne occupa il Health and Safety Executive (a cui fa capo l'Office for Civil Nuclear Security) e l'Environmental Agency. Segue una seconda fase di verifiche focalizzate sul sito e sul gestore dell'impianto. Complessivamente la fase di pre-sviluppo richiede circa 5 anni per consentire così l'avvio dei lavori di costruzione entro il 2013. Il primo passo è stato compiuto con la pubblicazione, secondo i termini stabiliti, lo scorso marzo degli 11 possibili siti per la costruzione di nuove centrali. Hartlepool, Heysham, Dungeness, Sellafield, Kirksanton, Braystones, Wylfa Peninsula, Oldbury, Hinkley Point, Bradwell and Sizewell sono i siti proposti dalle stesse società candidate a gestire le nuove centrali: EDF, E.On, RWE, GDF Suez, Iberdrola, dopo un preventivo screening dalle autorità governative. Nove di queste undici località già ospitano una centrale nucleare. Tra il 15 aprile e il 14 maggio i cittadini britannici e le comunità locali sono stati invitati a visionare la documentazione a supporto di ciascun sito e a esprimere un iniziale parere "Have your say" tramite piattaforma web. Entro l'autunno, il governo avrà concluso la valutazione dei siti e quelli risultati eleggibili saranno sottoposti a consultazione popolare. Entro la primavera 2010, il Parlamento in base alle indicazioni ricevute dalla consultazione popolare, apporrà le eventuali rettifiche e varerà la lista definitiva. A quel punto entreranno in campo gli sviluppatori che avvieranno degli incontri con le autorità e comunità locale per impostare campagne informative mirate e negoziare le "compensazioni". PER APPROFONDIRE |

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