| 25/9/11 ore 13 - City 2.0 |
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La smart city, dice, funziona di fatto come wikipedia: "è attraverso le informazioni che vengono dai cittadini che costruiamo il profilo dei consumi della città e possiamo strutturare una rete di servizi adeguati divetando capaci di rispondere a queste esigenze. La smart city si adatta sulla spinta delle azioni delle persone." Per raccogliere in tempo reale questi dati, occorre un’infrastruttura, una rete di sensori (posizionata per esempio sulla rete dell’illuminazione elettrica), capace poi di inviare i dati a un server che li elabora e li traduce, individuando le risposte. Può nascere di conseguenza un vero e proprio mercato di servizi per l’utente. "Ovviamente", sottolinea Annunziato prevenendo domande preoccupate, "accanto a tutto questo si sta sviluppando una logica sulla privacy dei dati". Non sono cose così lontane in fin dei conti, il progetto cui sta lavorando l'Enea a L'Aquila comincerà a prendere forma l'anno prossimo "Si tratta di un progetto dimostrativo", spiega Annunziato, "dal prossimo anno, ci sarà in città uno smart ring: una strada intelligente che appoggiandosi alla linea dell’illuminazione pubblica diventa cablaggio della città, ricevendo informazioni sul traffico (mettendo altri sensori per esempio sugli autobus della città), sulla qualità dell’aria, sull’illuminazione stessa regolandola in base alle esigenze. Ma questo sistema consentirebbe anche di avere dei punti di dialogo diretto e immediato tra cittadino e amministrazione pubblica, sarebbero così i cittadini a dire in tempo reale che cosa sta succedendo, di cosa c’è bisogno." Ma se L'Aquila ha caratteristiche di particolare innovatività, ci sono altre città in Italia e in Europa che si stanno avviando gradualmente, tra mille problemi finanziari, su questa strada. Marcello Capra, del Ministero dello Sviluppo Economico, fa il punto "È l’Europa ad aver imposto questa iniziativa sulle città, attraverso il Set Piano. Le smart cities sono una delle sette priorità, insieme a solare, smart grid, CCS, previste. È questo strumento che consente di prendere coscienza di quanto sia importante, e se consideriamo che il 70% dei consumi è in contesti urbani risulta evidente".Prima del set plan ci sono state altre iniziative, per esempio il Patto dei Sindaci, che ha fatto fare un passo in avanti notevole a questa consapevolezza. Migliaia di città europee, infatti, si sono impegnate su obiettivi sostenibili e hanno messo a punto specifici Piani di Azione, strumenti di pianificazione che impegnano la città a dei risultati concreti. L’Italia ha colto in pieno queste opportunità: 700 sindaci hanno aderito al Patto. Genova e Bari procedono spedite con impegno, passione, credibilità, sostanza. Hanno messo a punto piani di azioni molto articolati, e hanno previsto un impegno economico più di un miliardo di euro. Anche Torino si sta muovendo e Milano. Per il ministero dello Sviluppo Economico l’aspetto determinante è quello dell’efficienza energetica. Questi progetti devono essere l’occasione per avere uno sviluppo sistematico delle tecnologie di efficienza, con il coinvolgimento dei cittadini consumatori. A Capra però tocca anche di riportare l'uditorio con i piedi per terra: "Un limite importante del Set Plan", spiega, "è che non prevede risorse aggiuntive e trattandosi di progetti capital intensive è evidente che questo rappresenta oggi un problema serio. Individuare la strada migliore che consenta di concretizzare questi progetti, concertando le politiche e la pianificazione a livello nazionale e locale è fondamentale. Quello che noi chiediamo ai Comuni è di procedere per step progressivi, organizzando il progetto complessivo attraverso più progetti diversi che possono essere realizzati e cominciare a portare i loro benefici. È fondamentale poi essere sicuri di cosa questi progetti possono generare in termini di benefici reali."
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