| 25/9/11, ore 18- L'energia dell'abitare |
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di Pier Giorgio Turi, Fondazione OAT, tra i protagonisti di "L'energia dell'abitare"
Nel 1996 a Berlino trenta tra i più noti architetti europei firmarono la “Carta Europea per l’Energia Solare nell’ Architettura e nell’Urbanistica” per sancire un forte e comune impegno alla riduzione dell’impatto prodotto dalle città sul sistema ambientale globale. Sono passati 15 anni da quell’appello lanciato per modificare comportamenti collettivi e ricordare che le risorse naturali non sono un bene infinito, ma un patrimonio da conservare, tutelare e sfruttare in modo intelligente, oggi diremmo “smart”. Era l’impegno di una professione verso le generazioni future che, cosciente del proprio ruolo culturale e tecnico, dichiarava la volontà degli architetti di agire con una maggiore attenzione ai contesti in cui operano e consapevoli degli effetti che il proprio intervento produce sull’habitat e sulla qualità della vita. Quindici anni possono apparire molti ma penso che l’occasione e la risonanza del festival dell’Energia di Firenze sia la giusta cornice per un omaggio a quei trenta architetti che firmarono una “carta” che nel preambolo, quanto mai attuale, recitava: “Attualmente il consumo della metà dell'energia in Europa è impiegato per la gestione degli insediamenti umani. In aggiunta un 25 % si deve stimare per il traffico. Per sopperire a questo fabbisogno di energia vengono impiegate ingenti quantità di combustibile fossile non rinnovabile, una risorsa, questa, che non sarà più disponibile per le generazioni future. I processi impiegati nella conversione dei combustibili in energia, inoltre, causano emissioni che hanno un permanente effetto negativo sull’ambiente. Oltre a ciò, coltivazioni intensive senza scrupoli, uno sfruttamento distruttivo di materiali grezzi e una riduzione in tutto il mondo di superfici di terreno a destinazione agricola, ci stanno conducendo verso una progressiva diminuzione degli habitat naturali. Questa situazione esige un rapido e fondamentale riorientamento del nostro modo di pensare, progettare, costruire, prerogativa essenziale degli architetti e delle istituzioni coinvolte nello sviluppo degli insediamenti umani. Le forme e i caratteri del nostro futuro ambiente costruito devono basarsi su un approccio che comporta l'assunzione di responsabilità nei confronti dell'ambiente, e l'uso della potenziale ed inesauribile energia del sole. Il ruolo dell'architettura quale professione responsabile è quello di dare espressione a questa forma di rispetto. In futuro gli architetti dovranno esercitare un'influenza più decisiva di quanto essi ne abbiano avuta in passato nella concezione e pianificazione di strutture urbane ed edilizie, nell'utilizzazione di materiali e sistemi complessi, e di conseguenza nell'impiego di energia. Lo scopo del nostro lavoro in futuro deve quindi essere quello di progettare edifici e spazi urbani in maniera tale da salvaguardare le riserve naturali ed impiegare quanto più ampiamente possibile forme rinnovabili di energia per evitare molti dei possibili indesiderabili sviluppi. Per il conseguimento di questi risultati, sarà necessario da un lato modificare le strutture esistenti per l’istruzione e la formazione professionale, dall’altro individuare sistemi di energia innovativi e formularne i relativi modelli di distribuzione, gli standard, le norme statuarie e le leggi” Firmato:
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