| 24/9/11, ore 20.00 - La macchina del tempo |
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Rapporto I-com Innovazione Energetica 2011 Nel 2010, delle circa 13.000 domande di brevetto presentate nel settore energetico a livello globale, solo lo 0,7 % provenivano dall’Italia. Tale dato, già preoccupante di per sé, risulta essere particolarmente allarmante se confrontato con la media storica (dal 1988 al 2007) del nostro Paese che si attestava sul 2,5 % (più della quota italiana dei brevetti totali, che rappresentava solo il 2%). Questo è uno dei dati principali che emergono dal Rapporto 2011 sull’innovazione energetica, curato per il terzo anno consecutivo da I-Com, Istituto per la Competitività. Il Rapporto conferma le tendenze già evidenziate negli anni precedenti in Italia dove, da un lato, i dati sugli investimenti pubblici in R&S e l’attività di ricerca nel settore energetico sembrano tenere il passo con i principali player mondiali, mentre dall’altro gli investimenti privati e l’attività brevettuale segnano il passo. Brevetti A dominare la classifica totale troviamo gli Usa, la Corea, il Giappone e la Germania. Notevoli sono le performance statunitensi per quanto riguarda il fotovoltaico con 883 brevetti e quelle del Giappone nello storage con 466 brevetti (l’Italia ne ha prodotti solo 9). La Corea primeggia nel solare termodinamico (96 vs 10 italiani) e nella geotermia (78), settore dove l’Italia partecipa con un solo brevetto. Nella Cattura della CO2 (CCS) buone performance da parte di Germania e Stati Uniti che hanno presentato, rispettivamente, 87 e 304 domande di brevetto, l’Italia in entrambi i settori ne ha prodotte 8. Se confrontiamo i dati del 2010, raccolti in base a un’indagine di campo di I-Com, con le serie storiche ufficiali del ventennio 1988-2007, rileviamo che negli anni si è registrato un cambio delle gerarchie mondiali. Nel 2010, il Paese leader non è più il Giappone, superato non solo dagli Stati Uniti ma anche dalla dinamicissima Corea del Sud. Da sottolineare la performance di quest’ultima, per dimensioni paragonabile all’Italia, anzi un po’ più piccola sia demograficamente che economicamente, che nel ventennio 1988-2007 brevettava poco più di noi nel settore energetico e nel 2010 ha presentato più di 1000 brevetti nel settore energetico, contro i meno di 100 dell’Italia.
Pubblicazioni Nell’analisi di circa 1700 pubblicazioni, apparse nel 2009 su un campione di riviste scientifiche internazionali, l’Italia si è posizionata al sesto posto nella classifica dei dieci Paesi presi in esame. Tra i settori di punta della ricerca italiana troviamo buone performance nella cogenerazione e nella geotermia, rispettivamente 6 e 5 pubblicazioni, che però come si può vedere dalla precedente tabella non si sono tradotti in altrettanti brevetti. In questi due settori, il nostro Paese è il primo a livello mondiale per numero di pubblicazioni prodotte nel 2010. Siamo quinti nel settore eolico (6 pubblicazioni) e terzi in efficienza energetica (3). Sono stati però gli Stati Uniti a contribuire maggiormente alla produzione scientifica mondiale, pubblicando da soli il 15,3 % degli articoli considerati. Al secondo posto troviamo la Cina che si è dedicata soprattutto ai sistemi di generazione da fonte fotovoltaica ed eolica, ma anche ai sistemi di trasmissione e di stoccaggio energetico. La Spagna, invece, ha conquistato il terzo posto con il 4,9% delle pubblicazioni annuali, riguardanti prevalentemente il settore fotovoltaico, eolico e storage. L’Italia, come abbiamo detto, si è collocata in sesta posizione nella classifica mondiale, superando la Francia e il Giappone, che hanno avuto il 3,6% delle pubblicazioni, ma anche Corea e Germania che hanno registrato performance molto più negative. Investimenti in R&S Facendo un confronto con le serie storiche si può notare che gli investimenti in R&S nel settore energetico, dal 2000 al 2009, hanno mostrato trend positivi con un tasso medio di crescita pari allo 6,3%. Nel 2009 sono stati investiti 57,7 miliardi di dollari, di cui il 5 per certo era destinato al settore energetico. Tale cifra è la più alta mai raggiunta, pari quasi al doppio dei finanziamenti del 2000 che ammontavano a 31,1 miliardi. È interessante osservare che nel settore energetico, dal 2007 in poi, si è assistito a un’inversione di tendenza con l’aumento degli investimenti pubblici e il decremento di quelli privati. I primi sono diminuiti del 10,9% nel 2009 rispetto all’anno precedente, i secondi, invece, sono aumentati del 35 % e rappresentano il 4,96% degli investimenti in R&S sul totale di quelli fatti in ambito pubblico in quell’anno. Il crescente peso del pubblico in questo settore indica, non solo l’intento di svolgere un ruolo anticiclico rispetto alla contrazione economica dovuta alla crisi, ma anche la crescente attenzione alle politiche energetiche ed economiche dei vari Paesi, in vista di traguardi legati alla sempre maggiore sicurezza ed indipendenza dei sistemi energetici, alla loro sostenibilità ambientale, economica e sociale. A questo punto è interessante, attraverso l’analisi delle serie storiche dal 2000 al 2009, osservare come sono state destinate le risorse pubbliche e come sono cambiati i settori d’interesse dei diversi Paesi presi in esame. In Italia è stata premiata la ricerca nell’efficienza energetica, alla quale è andato il 22,8% delle risorse totali del 2009, cifra di certo significativa se rapportata all’8,8% del 2000. Sono aumentate inoltre le risorse destinate allo sviluppo tecnologico della cella a combustibile e dei combustibili fossili che dalle briciole che raccoglievano nel 2000 raggiungono rispettivamente il 9,9% e il 15,7% nel 2009. Per quanto riguarda l’Unione Europea si può notare, invece, che la maggior parte delle risorse pubbliche sono state destinate al finanziamento della ricerca nel nucleare, anche se va sottolineato che tra il 2000 e il 2009 tale percentuale è diminuita dal 55% al 31,7%, a favore del sostegno alla ricerca nelle fonti rinnovabili, nell’efficienza energetica, nei combustibili fossili e nell’idrogeno e celle a combustibile. Nonostante queste peculiarità l’analisi, che presenta più ombre che luci, rimane valida. Lo testimonia infatti il peso dell’acquisizione dei brevetti e delle invenzioni nella bilancia tecnologica dei pagamenti italiani. Nello scambio internazionale di marchi e brevetti il nostro Paese ha registrato nel 2009 un saldo positivo pari a 451 milioni di euro. Anche se tale dato risulta essere contratto del 27, 5% rispetto all’anno precedente, la bilancia si è dimostrata essere abbastanza virtuosa per quanto riguarda i prodotti energetici registrando un saldo complessivo positivo pari a 291 milioni di euro.
Spunti di Policy “Per fare questo – ha dichiarato Stefano da Empoli, Presidente di I-Com - i meccanismi di assegnazione dei fondi pubblici dovrebbero diventare estremamente più efficienti e rapidi sia a livello centrale (si vedano, ad esempio i ritardi nell’assegnazione dei fondi relativi al programma Industria 2015) che a livello regionale (soprattutto nelle regioni Obiettivo Convergenza che dispongono di notevoli risorse da impiegare nelle attività di ricerca, sviluppo e stimolo ai processi di innovazione), con un maggiore coordinamento tra i vari attori pubblici anche nella condivisione di una strategia che deve essere unica a livello nazionale. Inoltre, - ha concluso da Empoli - sempre tenendo conto delle specificità del tessuto produttivo nazionale, va maggiormente stimolata e premiata finanziariamente, sulla base dei risultati ottenuti, la capacità brevettuale delle imprese nazionali ma anche degli enti di ricerca e delle università”.
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