24/9/11, ore 10.00 - Guadagnarsi un posto al sole

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di GB Zorzoli, presidente ISES Italia

 

30.000 MW di potenza fotovoltaica installata in Italia nel 2020: non è la previsione del solito ambientalista, ma del dott. Conti, amministratore delegato di Enel. Equivarranno ad almeno 36 TWh/anno, superiori al valore minimo della produzione idroelettrica lorda da apporti naturali nell’ultimo periodo (2007: 32,815 TWh) e pur sempre il 70% del valore massimo (2010: 51,117 TWh).

D’altra parte già nel 2011 la generazione elettrica da impianti fotovoltaici ha superato quella di tutte le altre fonti rinnovabili, ad esclusione dell’idroelettrica. Eppure nel divertente dibattito sui falsi miti dell’energia che si è svolto durante il Festival dell’energia 2010, qualcuno ripropose per l’ennesima volta la leggenda metropolitana del fotovoltaico che di energia ne produce pochissima.

È passato poco più di un anno e sembra trascorso un secolo. Maledettamente datato ci appare anche il Piano d’azione nazionale per le rinnovabili, che sempre poco più di un anno fa indicava in 8.000 MW l’obiettivo al 2020 per il fotovoltaico. Altrettanto datato appare però un documento congiunto di diverse associazioni impegnate nello sviluppo delle rinnovabili, fra cui due rappresentative delle imprese operanti nel fotovoltaico, che, nel criticare la proposta contenuta nel Piano d’azione, indicava per il 2020 un obiettivo fra “15 e 18 GW, con il valore minimo basato sulla mera conservazione della capacità produttiva e di servizio oggi realizzata in Italia, mentre il valore massimo assume il massimo sviluppo della potenzialità del settore”. Un’ennesima conferma dei sistematici errori per difetto che caratterizzano le previsioni di sviluppo del fotovoltaico; e non solo in Italia.

È vero, tra il 2007 e il 2010 in Italia questa tecnologia è stato fortemente incentivata, ma lo stop senza preavviso al Terzo conto energia, la successiva fase di incertezza e l’approvazione di un Quarto conto energia che, oltre a forti tagli negli incentivi, in questa fase iniziale presenta complesse complicazioni burocratiche come il registro informatico per i “grandi impianti”, al momento sembrano avere marcati effetti selettivi sulla platea degli operatori a diverso titolo presenti nel settore, ma minori ricadute sulla crescita della potenza installata.

Questo, probabilmente, perché lo strumento dell’incentivazione, praticato con meccanismi e tempistiche differenti da paese a paese, ha creato a livello globale una crescita sostenuta del volume della domanda, sufficiente ad abbattere radicalmente i costi dei moduli fotovoltaici: nel 2007 rappresentavano il 60-70% del costo complessivo di un impianto, oggi sono sotto il 50%, e anche quelli del BOS (balance of system) se pur con velocità minori continuano a scendere. Di conseguenza in Italia per le applicazioni e le situazioni di irraggiamento solare più favorite la grid parity è dietro l’angolo e gradualmente in questo decennio sarà raggiunta quasi dovunque.

Anche se la legge dei grandi numeri, come dimostrano le simulazioni su dati climatici pluriennali svolte dall’Università di Berkeley, ridurrà in misura significativa l’aleatorietà della produzione da impianti fotovoltaici, per garantire la qualità e regolarità dell’erogazione di energia elettrica sarà determinante il parallelo sviluppo delle reti intelligenti e dei relativi sistemi di accumulo. Il che conferma l’importanza delle dimostrazioni sul campo che su questi due temi si stanno portando avanti in Italia con molta preveggenza e pari alacrità.