23/9/11, ore 20:00 - Energia: falsi miti e realtà
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Torniamo a parlare di falsi miti dell'energia. Quest'anno, agli esperti italiani coinvolti nella precedente edizione, si aggiunge uno dei massimi esperti internazionali del settore, lo storico dell'energia Vaclav Smil. Un ospite illustre, ma poco noto in Italia, che il Festival è orgoglioso di portare a Firenze.

Carlo Stagnaro, direttore centro studi IBL, lo ha intervistato per noi.

Intervista a Vaclav Smil, Università di Manitoba
di Carlo Stagnaro

Cos’è l’energia e perché è così importante?
L’energia è la moneta di scambio fondamentale dell’universo: ogni processo e ogni azione, che sia naturale o umana richiede la conversione di una forma di energia in un’altra; di conseguenza, entrambi i sistemi, quello naturale e quello economico, non sono altro che un grande, complesso, sistema di conversione di energia, così come lo sono le civiltà e gli esseri umani.

Che cosa intende esattamente quando parla di “prime mover”?
I moderni “prime movers” sono le macchine che convertono l’energia naturalmente disponibile (l’energia primaria) in potenza meccanica che può essere usata per mettere in moto una miriade di processi industriali così come macchine, aerei, navi, o per generare elettricità. I più importantie tra i moderni prime movers sono i turbogeneratori a vapore e le turbine a gas e ad acqua. Tra i Prime movers con una capacità inferiore possiamo includere le turbine eoliche e, soprattutto, i motori a combustione interna (diesel e gasolio). Il loro utilizzo e le loro capacità definiscono e delimitano le possibilità e le opportunità di ogni civiltà: non saremmo ciò che siamo senza i turbogeneratori (che producono la gran parte dell’elettricità che usiamo), senza i nostri motori a combustione interna (automessi, machine, navi), senza le nostre turbine a gas (aerei, la gran parte della generazione elettrica e alter attività di tipo industriale).

Perché, secondo lei, i miti sull’energia sono così tanti e così diffusi?
Ci sono due ragioni principali. Da una parte, c’è una molto comune, e crescente, mancanza di cultura scientifica e di capacità di gestire numeri e dati: il risultato è che la gente tende a credere in maniera acritica a messaggi e promesse grossolamente irrealistiche, come per esempio che la transizione dall’era dei fossili a quella delle energie verdi possa essere un processo rapido. Dall’altra c’è l’atteggiamento irresponsabile di chi è promuove, perché direttamente coinvolto, queste speranze non realistiche: queste persone tendono a mettere i loro interessi preminenti, i loro bisogni di incentivi e sostegni governativi, le loro speranze per profitti rapidi, davanti a ogni considerazione critica di tipo ingegneristico.

Se guardiamo il settore energetico in prospettiva, che cosa la rende così differente dal passato?
L’enorme crescita dei nostri consumi energetici: globalmente oggi raggiungono più di 12 miliardi di tonnellate petrolio equivalente all’anno, vale a dire due ton di petrolio a testa, o ancora circa 16 milioni di miliardi di watt. È una cifra che corrisponde a circa 12 volte i consumi energetici del 1900; per fare un paragone, consideriamo che la popolazione mondiale è cresciuta meno di 4 volte tanto. Anche il fatto che alcuni paesi non abbiano nessuna, o scarse, risorse interne di combustibili fossili e siano di consequenza totalmente o molto dipendenti dalle importazioni è un fattore caratterizzante.

In merito all’impatto ambientale dell’energia, il principio precauzionale è oggi un mantra. Il politologo Aaron Wildavsky direbbe che stiamo passando da un approccio “ricerca per tentativi (trial and error)” a un approccio “tentativi senza errori”, cosa che ci rende meno capaci di adattarci alle situazioni e limita la formazione di nuove conoscenze. Condivide questa analisi?
No
n esistono tentativi senza errori, è un non senso: sarebbe possibile solo avendo una conoscenza perfetta e finanze illimitate. Anche quando agiamo con il massimo senso di responsabilità corriamo il rischio di fare scelte che possono in futuro rivelarsi sfortunate e gravarci di costi significativi e a lungo termine: è un elemento intrinseco della condizione umana, non possiamo sfuggirvi.

 

In che modo, secondo lei, la crisi economica ha influenzato la natura dei problemi e delle sfide energetiche e ambientali, o il nostro approccio ad essi?
Non abbiamo ancora visto niente: la crisi diventerà molto più profonda e si farà cronica, durerà per anni e si dimostrerà immune da ogni soluzione di breve termine. Naturalmente, toccherà ogni settore e le migliaia di miliardi di dollari necessari per passare a nuove forme di energia e per realizzare le infrastrutture necessarie saranno molto più difficili da trovare: dobbiamo aspettarci tempi duri in ogni ambito.