La strada per lo sviluppo è verde (clima o non clima)

lorenzoni_300x200Intervista ad Arturo Lorenzoni, docente di Economia dell’Energia, Università di Padova
di Agnese Bertello

Il responsabile della Commissione Industria dell’Unione Europea, Günter Verheugen, sostiene che la politica europea, indipendentemente dal fattore clima e ambiente, dovrebbe essere esattamente quella che è.

La politica europea dovrebbe cioè essere profondamente orientata alle green technology. È d’accordo con questa visione?
Sì, assolutamente: i mercati in crescita sono esattamente quelli legati alle tecnologie per le energie rinnovabili, l’efficienza, l’ambiente, c’è una fortissima innovazione in atto. Si tratta di un trend non reversibile, che ci piaccia o no; ci sono occasioni e opportunità interessanti a livello mondiale in termini di investimenti e di occupazione. È un settore con una dinamica di innovazione straordinaria, in particolare fotovoltaico, eolico, biomassa, efficienza energetica. Su questi temi oggi ragionano nel mondo le migliori teste scientifiche e questa è una ragione in più per starci dentro da protagonisti.

Ma concretamente, in termini di occupazione, che cosa possiamo aspettarci? Quanto lavoro e che tipo di lavori?Perché molto spesso si fa il caso del fotovoltaico per sostenere che almeno fino ad oggi la green economy per noi è solo teorica: gli occupati sono pochi e soprattutto di basso profilo.
Il trend di crescita occupazionale è rilevante e promettente, in tutta Europa ha continuato a crescere negli ultimi dieci anni, anche se in maniera disomogenea. Il panorama mondiale è decisamente più dinamico di quanto il nostro punto di osservazione europeo ci consenta di vedere. Sul fotovoltaico vorrei spendere qualche parola in più, visto che abbiamo stimato proprio l’occupazione nel settore. Gli occupati ovviamente sono in proporzione alla potenza installata. Nel nostro studio per il GIFI abbiamo ipotizzato uno scenario al 2020 di 15000 MW installati nel nostro Paese, con una crescita inferiore a quella ipotizzata dall’industria al livello europeo, ma realistica per noi. Uno scenario di questo tipo significa 80.000 persone occupate nella fase di costruzione degli impianti e 7.500 posti stabili per la gestione e la manutenzione. Si tratta di valori che già scontano gli esuberi che corrisponderebbero nel settore del gas, il combustibile sostituito dalla produzione fotovoltaica. Come considerare questo numero? Vale la pena fare un confronto: Enel nel periodo di massima espansione aveva poco più di 90.000 dipendenti in Italia. Per quanto riguarda la tipologia di lavori, certamente non si tratta di occupazione di basso profilo, di manovalanza, al contrario, sono oggi ricercati giovani con lauree e master specialistici.

Cosa può fare la politica per sostenere questo sviluppo?
L’elemento determinante è la stabilità delle politiche: è questa che porta a investire nelle persone, nella loro formazione, nella loro crescita con assunzioni regolari. La politica a singhiozzo che invece ha contraddistinto l’atteggiamento dei Governi italiani in questi ultimi anni è quanto di più deleterio possa esserci. Continui rinvii, discontinuità frenano le imprese ad assumere, perché è un passo che rischia di costare caro se poi il mercato, non opportunamente sostenuto, frena. Anche in questo caso, regole chiare e stabili sono la miglior medicina, capace di dare fiducia e innestare processi con ricadute di lungo periodo.

È un problema solo italiano?
No certamente. Se ci sono paesi come la Germania che hanno saputo fin dall’inizio programmare uno sviluppo in maniera organica, altri, come la stessa Gran Bretagna, si trovano con i nostri stessi dubbi. È uscito recentemente un articolo sull’Economist in cui ci si domandava quali benefici potrebbero venire al Paese se non se ne avvantaggia il sistema produttivo nazionale, le imprese domestiche, se cioè gli investimenti non restano sul territorio, non producono sviluppo e occupazione. Il discorso centrale è questo. Bastano iniziative semplici, molto terra terra. Le faccio un esempio: le imprese tedesche che vanno all’estero alle fiere del settore hanno le spese pagate da parte di un ufficio federale e una struttura di supporto capace di gestire problemi concreti, per esempio legati alla lingua e alla difficoltà di trovarsi immersi in una realtà completamente estranea in cui non si è in grado di muoversi autonomamente. In un momento di crisi come questo se non si è sostenuti, se non c’è chi propone, tutte le energie vengono usate per non perdere quello che si ha invece di guardare avanti.

Quali ritiene che siano i settori più promettenti, quelli che hanno più da dare nel prossimo futuro, almeno per il nostro Paese?
A mio avviso i settori da cui possiamo aspettarci un maggiore incremento in termini di occupazione sono quelli legati alla produzione di energia termica attraverso fonti rinnovabili, un ambito sottodimensionato: biomasse, pompe di calore geotermiche, solare termico. Nel sud il gap da colmare, rispetto alle potenzialità e alla situazione di paesi vicini, è profondo. Un altro ambito centrale, anche per le ricadute occupazionali, è quello edile: la coibentazione deve diventare una prassi normale di costruzione di un edificio. In questo caso abbiamo ottimi esempi italiani: il concetto di Casa Clima sviluppato in Alto Adige si sta espandendo anche nelle altre regioni, e sono gli artigiani, le imprese edili altoatesine che concretamente, realizzando nuovi edifici in altre realtà territoriali, esportano questi concetti.

 

PER APPROFONDIRE
Documento Gifi, occupazione fotovoltaico

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna