| Ricerca: Italia e USA sulla stessa lunghezza d'onda |
|
Non vi è dubbio che una delle maggiori imprese che il prossimo futuro ci chiederà di affrontare sarà quella di trovare nuove e più efficienti risposte al crescente fabbisogno di energia. Il rapporto 2008 della International Energy Agency (IEA) indica che nel 2006 i consumi primari mondiali di energia sono stati di 11,7 Gtoe (Miliardi di tonnellate di Petrolio Equivalente), e stima che nel 2030 possano crescere del 50% rispetto ai livelli attuali. Vincere questa sfida rappresenta, secondo la maggior parte degli scienziati, la prova più importante che l'umanità è chiamata a superare nel XXI secolo. Tanto più perché la sensibilità ambientale maggiormente diffusa impone di contemperare i bisogni con gli interessi collettivi, nel rispetto del pianeta e facendo i conti con la disponibilità delle risorse. Il tema della sostenibilità , nella sua accezione più ampia, che comprende sostenibilità ambientale, economica e sociale, sta assumendo un grande rilievo e si configura sempre più come il modello da seguire per assicurare uno sviluppo reale e duraturo al genere umano. Parallelamente, la richiesta di uno sviluppo sostenibile sta entrando di prepotenza nell'agenda dei decision and policy makers, che non possono più ignorare che il declino delle risorse naturali, i mutamenti climatici ed il crescente inquinamento dell'ambiente minacciano di compromettere il benessere delle generazioni future. Il recente G8 che si è svolto a L'Aquila ha affrontato sin dalle sue prime battute la questione ambientale e climatica, strettamente interconessa con la ricerca di un nuovo modello di sviluppo economico. Dunque energetico. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha deciso all'inizio del suo mandato di investire ingenti risorse per convertire il dispendioso sistema statunitense dei consumi alla 'Green Economy'. Anche il Governo italiano ha inserito la questione energetica tra le priorità della sua agenda. La recente visita in Italia del segretario del Dipartimento dell'Energia degli Usa, il fisico premio Nobel Steven Chu, si inserisce in questo contesto. E sottolinea l'importanza, oltre alla necessità , di un proficuo e stretto dialogo tra scienza e politica che forse in Italia manca ancora. Nei prossimi 50 anni dovranno essere intraprese tutta una serie di azioni per sviluppare sistemi energetici sostenibili, e per guidare la transizione dall'uso prevalente dei combustibili fossili ad un 'mix' più ampio e diversificato di fonti energetiche. Questa necessità , oltre all'amicizia e la stima tra scienziati, è alla base della visita di Chu dello scorso maggio al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Un incontro in cui Usa e Italia si sono sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda, spiegando quali soluzioni la scienza può offrire per risolvere la sfida energetica, e quali sono i fronti più promettenti, al di qua e al di là dell'oceano. Per i Paesi avanzati come l'Italia o gli Usa, a fianco della ricerca di nuovi metodi di produzione di energia, nucleare e non, appare cruciale l'elemento del risparmio energetico, per dare tempo alla ricerca di trovare soluzioni, oggi non facilmente prevedibili, tra le quali vanno ricordate il confinamento nel sottosuolo del biossido di carbonio prodotto dalle centrali elettriche (carbon sequestration) o la fusione termonucleare controllata. Un eventuale sviluppo su vasta scala di queste tecnologie si colloca però oltre la metà del secolo. Di conseguenza, le green technologies costituiscono una opzione promettente ed economica lungo la strada obbligata della transizione energetica. Un'impostazione condivisa dallo stesso Chu, che nel corso dell'incontro ha mostrato notevole interesse per i filoni di ricerca avviati al CNR. "Gli Usa si sono assunti un profondo impegno, ma le sfide del cambiamento climatico e dell'energia pulita vanno affrontate in collaborazione tra i vari Paesi", ha sottolineato il segretario del Dipartimento all'Energia Usa. Chu ha anche aggiunto, proprio qui al CNR, che "il nucleare può essere una fonte energetica pulita, e la questione delle scorie è risolvibile". La collaborazione, da incentivare e rafforzare, resta cruciale in questo settore. In tal senso è stato rassicurante verificare come le agende di Usa e Italia siano molto simili quanto agli obiettivi, se non per l'entità di risorse messe in campo. Da noi come da loro si lavora per ridurre i costi di produzione dell'energia solare, catturare e stoccare l'anidride carbonica, realizzare sistemi costruttivi innovativi per una maggiore efficienza energetica e a un minore consumo, costruire nuove e più efficienti batterie. Obiettivi che ben si legano ai principali settori di sviluppo del CNR: cioè il fotovoltaico di seconda e terza generazione, i metodi di combustione a basso impatto inquinante, la geotermia, i generatori intelligenti di luce, i nuovi materiali fotonici, le nuove celle a idrogeno e i sistemi per il sequestro e il reimpiego del carbone residuo ottenuto da consumi agricoli. "La scienza può e deve contribuire a risolvere le questioni economiche globali e le sfide energetiche e climatiche", ha ricordato Chu. Al CNR, la pensiamo allo stesso modo. PER APPROFONDIRE |

di Luciano Maiani, Presidente CNR 




