23 Febbraio 2010
Nucleare tedesco: manca l'accordo

merkel2di Giovanni Boggero, giornalista freelance

Hannover. Sono bastati appena cento giorni, perché la Germania scoprisse quanto poco di vero vi fosse nella parola filo conduttore della campagna elettorale. “Cambiamento” è stato il grido di battaglia lanciato per lasciarsi alle spalle undici anni ininterrotti di socialdemocrazia al governo. Giù le tasse, meno burocrazia, snellimento del welfare state e pragmatismo nella politica ambientale.

Questi, almeno, erano gli auspici dell’FDP e del suo leader, Guido Westerwelle, oggi Ministro degli Esteri e Vicecancelliere del nuovo esecutivo giallo-nero. All’indomani della chiusura dei seggi, i liberali, forti di un risultato storico (14,6%), si erano euforicamente atteggiati a nuovi timonieri del paese. E lo hanno fatto in maniera ingenua, senza tenere in debita considerazione le scontate resistenze dei cristianodemocratici e dei cristianosociali, che quel recente passato da dimenticare avevano in realtà contribuito a plasmarlo all’interno della grande coalizione. E così, per ora, la nuova legislatura è apparsa ai più tutto fuorché in controtendenza rispetto al passato. Al contrario. L’esitazione, segnata dal consueto approccio prudente e attendista della Cancelliera, è stata la cartina di tornasole del primo trimestre.

Persino su una questione come quella del rinvio del phase-out nucleare, intorno alla quale avrebbe dovuto registrarsi un consenso quasi unanime, l’esecutivo cristiano-liberale ha dato finora segnali estremamente contraddittori. Da un iniziale ripensamento radicale della strategia energetica attraverso una riabilitazione del nucleare, si è passati in pochi mesi alla più prosaica scelta di ritardare l’uscita dall’atomo, coniando per quest’ultimo il termine di “tecnologia ponte”. A gettare benzina sul fuoco ci si è messo la scorsa settimana il Ministro dell’Ambiente Norbert Röttgen (CDU), che ha colto tutti di sorpresa, ricordando pubblicamente come la priorità del governo sia di chiudere al più presto i conti con l’esperienza nucleare. Di fronte alla levata di scudi proveniente dai Ministri dell’Ambiente democristiani di tre Länder, il Ministro federale ha corretto parzialmente il tiro, ipotizzando una chiusura degli impianti entro il 2030. Ipotesi subito smentita dall’agenzia federale per l’ambiente, che ha rammentato come il phase-out previsto per il 2021 sia del tutto sostenibile con l’aumento in corso della domanda energetica e con il mix attuale di produzione energetica della Germania. I timori di molti esponenti politici è che quel 23% di energia elettrica prodotta da nucleare sia invece assai difficilmente rimpiazzabile dall’oggi al domani dalle pale eoliche e da pannelli solari. Almeno nel breve termine. Di qui la richiesta di aggiungere granelli di sabbia alla clessidra. Di quest’avviso è anche la signora Merkel, che per mezzo del suo portavoce, ha ammorbidito l’altro giorno le affermazioni del titolare dell’Ambiente: “In autunno decideremo fino a quando il nucleare potrà essere utilizzato”, ha dichiarato sbrigativo Ulrich Wilhelm di fronte ai giornalisti.

La ridda di prese di posizione è comunque in buona misura riconducibile all’imminente scontro elettorale nel popoloso Land del Nordreno-Westfalia. Una certa area della CDU strizza l’occhio ai verdi e si prepara a formare una coalizione sul modello di quanto avvenuto sinora solo ad Amburgo e nella Saar. Di qui la necessità di mostrarsi disponibili al dialogo su un tema come quello dell’atomo. D’altra parte Röttgen appartiene proprio a quel gruppo di politici democristiani, che a metà anni Novanta amava ritrovarsi di fronte ad una pizza per conversare con membri del partito ecologista (cosiddetta Pizza-Connection). Stessa cosa vale per il nuovo segretario generale della CDU Hermann Gröhe. La mossa non è casuale e si colloca perfettamente nell’ambito della strategia della Cancelliera volta a smussare gli angoli del suo partito, per adattarlo ad alleanze di qualsiasi natura. Il nucleare, intanto, aspetta.

L'autore
Giovanni Boggero è un giornalista freelance. Ha collaborato con Il Riformista e il Foglio ed è stato intern presso la Hannoversche Allgemeine Zeitung. Attualmente si occupa di Germania per il quotidiano online della Fondazione Magna-Carta e per il sito diretto da Oscar Giannino e realizzato in collaborazione con l’Istituto Bruno Leoni.
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