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di Agnese Bertello Se per definire un piano energetico, delle linee programmatiche, un progetto e un programma di lunga durata è necessario ragionare a livello globale, europeo, trasformare questa politica in azione concreta ed efficace è invece compito del territorio, dei Comuni, ancor più che i singoli Stati. Scelte e azioni locali portano a miglioramenti globali, anche perché più della metà delle emissioni provengono dalle città.
La scelta di rivolgersi direttamente ai sindaci, attraverso il Convenant of Mayor, coinvolgendoli nella ratifica di uno speciale documento che sulla base dei target fissati a Kyoto, li impegna a scelte energetiche chiare, a una rivoluzione dell'efficienza e del risparmio capace di portare a riduzioni significative, è lungimirante, ambiziosa e impegnativa. Il Patto di fatto impegna i comuni a ridurre almeno del 20% entro il 2020 il livello delle emissioni di CO2 e, attraverso la Banca Europea d'Investimenti, mette a sostegno delle iniziative locali di sostenibilità energetica circa 10,5 milioni di euro.
I risultati, in termini di adesioni, sono disomogenei. Certo, la progressione è incoraggiante: promosso all'inizio del 2009, se le città inizialmente firmatarie erano 390, oggi i comuni aderenti sono 1034. Di questi, ben 443 sono in Spagna e 137 in Italia. Decisamente più indietro si collocano Francia (70), Svezia (40), Germania (30) e Gran Bretagna (25), Danimarca (11), Finlandia (3). Curiosamente, fanalino di coda sono i paesi nordici: solo tre sono i comuni che hanno aderito in Finlandia e e11 in Danimarca. Concretamente l'impegno si traduce con scelte che vanno ad agire capillarmente sul territorio, soprattutto sul patrimonio degli edifici pubblici, sull'illuminazione, su scelte infrastrutturali legate alla viabilità e ai trasporti. Tutte azioni poco appariscenti, ma fondamentali, su cui è necessario non solo informare, ma coinvolgere concretamente la popolazione.
Come si stanno muovendo le città italiane, con quali azioni e quali mezzi? Anche qui grande disparità tra i diversi territori. In alcune Regioni - Sicilia, Sardegna, Friuli, Abruzzo, Molise - nessun comune ha aderito al patto; in Lazio, solo Roma e Viterbo, hanno ufficialmente sottoscritto il documento, nella Puglia delle rinnovabili, a parte Taranto, solo altri due piccoli comuni hanno aderito, Minervino e Valenzano, mentre la testa della classifica, per quantità di comuni firmatari, è occupata dal Veneto. A quantità corrisponde qualità? Sembrerebbe di sì, se consideriamo che l'esperienza di Verona è indicata tra i benchmark europei per la realizzazione, da parte di AGSM Verona, di un impianto di cogenerazione a biogas, un impianto con un'efficienza pari all'85%, per 5000 ore di lavoro all'anno, che arriva a coprire interamente i fabbisogni energetici della utility. Cogenerazione anche per i due ospedali di Verona, il Policlinico e l'Ospedale civile maggiore. Non da meno Bologna, premiata dal Ministero dell'Ambiente e dall'Istituto Nazionale di Urbanistica, nell'ambito della campagna Energia Sostenibile per l'Europa (SEE). "Attraverso il Patto dei Sindaci, i comuni assumono localmente l'obiettivo definito dall'Unione Europea per il Paese. Per il comune di Bologna", racconta Francesco Tutino, del comune di Bologna, "si tratta di arrivare a una riduzione delle emissioni pari al 7%, rispetto al 1990, cioè del 27% rispetto al 2004". Una sfida non da poco che si vince cominciando col fare una mappatura chiara dei consumi e degli sprechi energetici, integrando la pianificazione urbanistica ed energetica. Dalla sostituzione delle caldaie, all'isolamento termico degli edifici; dall'illuminazione pubblica al teleriscaldamento; da un lavoro sugli infissi, alla realizzazione di impianti di solare termico, dalla sostituzione dei veicoli a benzina con veicoli gpl e bus a metano... Edificio per edificio, strada per strada, esigenza per esigenza. "Sottoscrivere il Patto dei sindaci significa presentare il Piano di Sostenibilità Energetica del Comune; le azioni che vengono individuate nel Piano come necessarie debbono anche sostanziate, bisogna cioè indicare come esattamente si intende raggiungere gli obiettivi, attraverso quali strumenti, con quali tempi, quali misure". Non si scherza, insomma, niente adesioni proforma. Agire sulle nuove costruzioni è forse la parte più semplice dell'operazione: possono essere fissati standard di efficienza e qualità energetica molto elevati, quelli che caratterizzano gli edifici di classe A, si può lavorare comparto per comparto, con i più grandi operatori del settore edile, stabilendo degli standard di consumo al kWh/m2 per alloggio. "Decisamente meno semplice, e decisamente più costoso, è agire sugli edifici storici", conferma Tutino, "per quanto riguarda gli immobili esistenti privati stiamo immaginando delle formule di defiscalizzazione, stiamo facendo una ricognizione per capire come è più opportuno muoversi, come incentivare adeguatamente queste operazioni." In quest'ottica, diventa prioritario coinvolgere la cittadinanza perché condivida gli obiettivi e le scelte dell'amministrazione che arrivano a impegnare direttamente i cittadini. Comunicare e informare obiettivi, processi e risultati diventa fondamentale per stimolare una risposta positiva.
PER APPROFONDIRE Convenant of Mayors Patto dei sindaci |