| 07 Aprile 2011 | |||
| Ascoli punta alla riconversione industriale in chiave green |
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SGL Carbon era un pezzo esemplare anche della storia industriale italiana, del percorso che ci ha portati dal boom degli anni Sessanta alla necessità di ripensare nuovi modelli e nuove strategie di sviluppo. Parallelamente, il progetto Ascoli21 che sta nascendo dalle ceneri della SGL Carbon potrebbe rivelarsi importante per il Paese, come testimonianza di una volontà e di una capacità di fare impresa diversa, organica, sistemica che integra forze e attori in maniera finalmente efficace. Oggi l'area SGL Carbon è in uno stato di totale abbandono. Eppure può rappresentare un'occasione importantissima per il rilancio della città. Certo, ci vuole coraggio, lungimiranza, prudenza, buone idee, condivisione di valori e strategie. Il progetto per il recupero di quell'area industriale deve aggregare in maniera trasparente tutti gli attori per poter funzionare davvero e diventare realmente il traino della futura economia per un'area in estrema difficoltà come è quella del Piceno. Questo è l'obiettivo ambizioso che si pone Restart, società che unisce le realtà imprenditoriali del territorio e attuale proprietaria dell'area ex SGL Carbon, attraverso la creazione di Ascoli21: un progetto con caratteristiche altamente innovativi che ruota intorno alla creazione di un polo tecnologico e culturale di caratura internazionale. Dei modello che funzionano, sulla base delle esperienze concrete che già esistono in Italia, si è parlato al convegno pubblico organizzato il 2 aprile ad Ascoli da Picus on line. Ruggero Frezza, Presidente e Amministratore Delegato di M31 Italia, Davide Damosso, Direttore Ricerca e Sviluppo dell’Environment Park di Torino e Gianluca Carenzo, Responsabile esecutivo del Polo Tecnologico Padano hanno presentato con passione, entusiasmo e grande competenza la realtà di tre progetti molto simili per obiettivi e condizioni di partenza al Polo tecnologico e culturale Ascoli21.
Perché ciò accada è importante che ai ricercatori si affianchino dei team capaci di guidarli anche nel costruire un progetto imprenditoriale. È questo ciò che fa un incubatore. Si tratta di sedersi intorno a un tavolo e discutere di questioni finanziarie, economiche, di piani di business a breve, medio e lungo termine. Tutte analisi che i nostri ricercatori non sono abituati a fare. “I parchi tecnologici consentono di costruire nuovi modelli di relazione tra industria e ricerca, con un forte interscambio tra università, società start up e piccole, medie, grandi imprese e industrie del territorio”, ha sostenuto Gianluca Carenzo. Davide Damosso dell’Environment Park torinese ha toccato un'altra questione che occorre affrontare in maniera trasparente e chiara per un corretto sviluppo di progetti di questo tipo e cioè il tema delle relazioni tra attori pubblici - le istituzioni - e privati. Il recupero ambientale delle aree dismesse, attraverso attività di bonifica complesse che richiedono tecnologie e costi importanti, non può infatti essere interamente coperto dalle realtà che fondano i Parchi, né dalle aziende che andranno ad insediarvisi: la collaborazione e la condivisione degli obiettivi con le istituzioni è quindi fondamentale fin dalla fase iniziale. L'impegno delle imprese, così come dei fondi di investimento e delle banche, deve essere più intenso, concreto ed esplicito nelle fasi successive, attraendo quindi aziende internazionali, altri capitali e sviluppando un sistema davvero in grado di far germogliare e dare impulso a una nuova crescita. “La fase iniziale ha certamente avuto una regia pubblica; si è fatto ricorso al sistema del credito, e si sono utilizzati per gli investimenti dei fondi strutturali”, ha raccontato Damosso. “Oggi però il Parco va avanti con i ricavi dalla gestione dei 30.000 m2 che sono stati bonificati e recuperati, grazie all’attività di ricerca e sviluppo portata avanti dai laboratori, dalle attività imprenditoriali portate avanti con finanziamenti europei. Envipark sorge in una delle prime aree industriali torinesi che dall’Ottocento in poi ha visto succedersi la prima Fabbrica della Polvere, poi le Ferriere Piemonte e infine la Teksid. La definitiva trasformazione in area della sostenibilità ambientale è stata avviata nel 1997 proprio a partire dalla realizzazione di un Polo Tecnologico innovativo che puntava su energia, ecoefficienza, bioedilizia, eco building. Oggi nell’envipark sono insediate 60 aziende, ma il Parco ha in corso progetti con altre 130 aziende del territorio.
E sul tema dei fondi è tornato anche, in chiusura del Forum Ascoli21 del 2 aprile scorso, anche l’assessore regionale Antonio Canzian. Un progetto così complesso, ha sostenuto, deve vedere coinvolte tutte le istituzioni a partire dal governo, anzi dall'Unione Europea, attraverso i fondi FAS (Fondi Aree Sottosviluppate) e FEI (Fondi Europei per gli Investimenti), per scendere alla Regione, alla Provincia e al Comune. Si tratta di un obiettivo strategico, ha sottolineato l'Assessore. Bisogna centrarlo, procedendo con la necessaria cautela, ma procedendo. Per approfondire |
| Ultimo aggiornamento 08 Aprile 2011 |




di Agnese Bertello
Ruggero Frezza in particolare ha puntato sulla necessità di creare, all’interno del Polo tecnologico Ascoli21, una Scuola di Dottorato. Da un’analisi dei dati relativi ai diversi sistemi universitari internazionali appare in maniera evidente la connessione tra la presenza di Scuola di Dottorato e la quantità di spin off e di start up che il sistema universitario produce. Il 60% delle start up negli USA è stata fondata da studenti di dottorato. “In Italia ci sono sacche di eccellenza e tesori nei cassetti dei nostri studenti che però non sono spronati a proseguire sulla strada dell’imprenditorialità dando sostanza alle loro idee”, ha sostenuto Frezza.
Si tratta di progetti che incidono profondamente nelle realtà territoriali in cui si collocano, che possono, come abbiamo visto nascere in continuità con una tradizione locale, il Parco Tecnologico Padano ha sposato la vocazione agroalimentare del territorio in chiave hightech, oppure no, l'Envipark torinese ha individuato una strada tutta nuova, ma hanno l'opportunità di cambiarne la vocazione e il destino, come ha raccontato ancora Carenzo: “Quello lodigiano è un progetto di lunga durata che sta trasformando il volto di Lodi”, ha dichiarato ancora il Responsabile esecutivo del Parco Tecnologico Padano. “Oggi la nostra è una città universitaria, con molte nuove imprese e nuove infrastrutture; ma a cambiare è stato anche il capitale umano e di conseguenza il volto culturale della città”.




