07 Giugno 2010
La corsa della green economy PDF Stampa E-mail

silvestriniIntervista Gianni Silvestrini,
direttore Kyoto Club
di Agnese Bertello 

L’uso delle fonti rinnovabili porta con sé un cambiamento di modello, di paradigma nella produzione e nel consumo di energia. La portata è tale che certamente ne verranno anche cambiamenti di tipo culturale molto forti, in quale direzione secondo te?
Ciò che colpisce del settore delle rinnovabili è la rapidità con cui il cambiamento avanza. Ad esserne sorpresi sono soprattutto coloro che seguono le vicende da molto tempo e che vedono le proiezioni, le stime di crescita e di sviluppo che avevano fatto. Il passaggio da un modello di produzione centralizzata a una produzione decentralizzata è ancora lontano, i modelli convivranno per un lungo periodo ancora, ma la progressione è rapida.

Se in Europa è stata la Comunità Europea, quindi è stata la politica ha indirizzare il cambiamento, mi pare che oggi, soprattutto negli Stati Uniti, siano invece altri attori quelli che chiedono il cambiamento…
Sì, un altro elemento di stupore è proprio legato al fatto che tutto questo vada avanti con i ritmi che ho detto malgrado la difficoltà della diplomazia, malgrado il risultato insoddisfacente di Copenaghen, la difficoltà a sottoscrivere degli accordi globali. C’è un’accelerazione di interventi e c’è una massa critica ed economica che spinge in questa direzione, dai giganti dell’economia, come la General Electric e la Siemens,  alle piccole start up. Sono sempre di più le società che stanno mutando segno.

Un cambiamento che coinvolge nuovi attori, rendendoli protagonisti: i cittadini, ma anche i comuni, i sindaci. La politica europea li chiama direttamente all’azione attraverso il patto dei sindaci e l’Italia è tra i paesi europei tra i primi per numero di adesioni appunto da parte delle amministrazioni. Certamente una bella notizia, ritieni che i comuni italiani sapranno dare concretezza a questa adesione ideale?
C’è certamente un fattore ideale, un’adesione di principio perché gli amministratori sanno che è un tema sentito, importante per i cittadini. È anche vero però che le amministrazioni stanno cominciando a capire che questa può essere una ricchezza importante e nuova per loro; cominciano a capire che gestire bene l’energia di cui il territorio dispone, grazie agli incentivi, diventa una ricchezza che consente di realizzare progetti, interventi, e di produrre altre nuove risorse. In questo modo si unisce un interesse immediato alla scelta di carattere più ideale. È importante aiutare le amministrazioni a definire una strategia di riduzione delle emissioni, con tutti gli elementi che le sono propri, e a far crescere la consapevolezza.

Come valuti l’azione proposta dal Governo in questo senso?
Certamente la politica degli incentivi è stata molto efficace, resta da semplificare il percorso autorizzativo, e bisogna lavorare ad una responsabilizzazione delle Regioni. Per quanto riguarda il quadro dello sviluppo industriale, sono dell’idea che debba essere ripreso il programma Industria 2015 che invece è stato depotenziato e che, al contrario, meriterebbe un rilancio guardando avanti fino almeno al 2020. Il Governo dovrebbe agire soprattutto sul fronte della ricerca, definendo dei settori prioritari su cui concentrare gli sforzi, visto che sappiamo che le risorse finanziarie sono quelle che sono.
Sono dell’idea che in alcuni settori l’Italia sia ormai definitivamente in ritardo; nella produzione delle celle per il fotovoltaico sta recuperando ma siamo in un contesto in cui ormai anche la Germania deve confrontarsi con la Cina. Ci sono invece altri settori in cui possiamo comunque recuperare, intanto in aree tecnologicamente nuovi, come per esempio il solare a concentrazione, ma anche ripensando la produzione del fotovoltaico, secondo un modalità che definirei sartoriale che ben si sposa con il tessuto industriale italiano, cioè sviluppando la capacità di elaborare delle applicazioni ad hoc, calibrate sulle singole specifiche esigenze. In questa direzione lo spazio di azione è molto ampio. Alla luce di tutto questo, ecco, il discorso che si sta portando avanti sul nucleare mi sembra semplicemente fuori dal mondo.

 

 

Ultimo aggiornamento 07 Giugno 2010
 

Commenti 

 
0 #1 2010-07-28 10:35
Cari amici , riflettiamo !
GREEN ECONOMY & MECCANICISMO

Change the world it is only possible with the green economy in order to reshap the gap between mechanical culture and nature of living systems.

INVITATION:
Change the worldil become 'possible only by changing the mechanical ideas that have devastated the world during the industrial epoch.

Developments on cognitive change as are necessary to promote the framework for renewal of green economy will be discussed during the workshop to be held in the old A. Volta classroom at the University of Pavia on 24 SETT/10.

You are invited to attend.

View: edscuola.it/.../...
see also the explanatory memorandum in: wbabin.net/.../manzelli85.pdf

Paolo Manzelli: lre@unifi.it
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