28 Aprile 2010
IREX: l'indice che fotografa l'industria italiana delle rinnovabili PDF Stampa E-mail

eolico_costruzione_2di Alessandro Marangoni, Chief Executive Officer di Althesys Strategic Consultants 

Negli ultimi anni il settore delle fonti di energia rinnovabile (FER) ha visto anche in Italia un forte sviluppo. La crescita è stata trainata da una molteplicità di fattori: ambientali, politici, sociali, legislativi, economici e tecnologici.

In questo quadro, l’Irex Annual Report 2010 di Althesys monitora il settore italiano delle energie rinnovabili, individuando i principali trend evolutivi, le dinamiche e i modelli strategici degli operatori, nonché del comparto nel suo complesso. L’analisi industriale e finanziaria è integrata da una valutazione a livello di intero Paese degli effetti degli investimenti nelle rinnovabili con il fine di proporre alcuni indirizzi di policy.

Il lavoro si articola, dunque, su quattro aree principali:
1. la mappatura degli investimenti negli anni 2008 e 2009;
2. l’analisi delle strategie aziendali e delle dinamiche settoriali;
3. il bilancio costi/benefici del settore in Italia, teso a valutare la convenienza delle Fer in un’ottica di sistema;
4. le politiche di sviluppo e le misure di sostegno.

Lo studio esamina innanzitutto l’evoluzione del settore in Italia nell’ultimo biennio attraverso la mappatura degli investimenti delle imprese, censendo sia le operazioni di crescita interna che esterna. Il focus dell’analisi è sul mercato elettrico nazionale, considerando principalmente il segmento degli operatori energetici e delle utilities rispetto a quelli delle installazioni civili, dell’autoproduzione industriale e della microgenerazione, peraltro rilevanti solo per alcune tecnologie.

La ricerca evidenzia come l’industria delle fonti di energia rinnovabile (biomasse, eolico, fotovoltaico, geotermico, idroelettrico, waste toenergy) stia vivendo una fase di forte dinamismo, sia in termini d’investimenti privati che di politiche pubbliche. In Europa nel settore elettrico gli investimenti in rinnovabili hanno superato quelli nelle fonti tradizionali, costituendo nel 2009 oltre il 60% della nuova capacità installata.

L’Italia è oggi uno dei Paesi europei con la maggior crescita delle Fer e le 389 operazioni (investimenti in nuovi impianti e attività di finanza straordinaria) rilevate nel biennio ne sono una dimostrazione evidente. Gli investimenti in impianti sono stimati nel 2008/2009 in circa 6,5 miliardi di euro, pari a 4.127 MW. La crescita interna copre poco meno della metà delle operazioni mappate; quella esterna il 33% circa. I protagonisti delle operazioni di crescita interna sono le pure renewable (cioè aventi il core business sulle rinnovabili), che hanno effettuato il 41% delle operazioni, seguite dalle imprese energetiche, che si attestano al 12% degli investimenti rilevati. Lo sviluppo delle imprese per linee interne ha riguardato in maniera differente le diverse tecnologie, privilegiando innanzitutto l’eolico che, con 69 operazioni per un totale di 3.111 MW installati dalle imprese italiane in Italia e all’estero, risulta di gran lunga la tecnologia prevalente.

Il segmento Fer dimostra alcune peculiarità rispetto al resto del comparto energetico. Infatti, se da un lato entrano nuovi operatori e start up accanto ai maggiori gruppi, dall’altro il settore si sta già concentrando con acquisizioni e accordi tra i vari player. La frammentazione e la numerosità di operatori, anche piccoli, sono elementi che caratterizzano la prima fase di forte sviluppo, favorita da attese di alti ritorni dagli investimenti e da barriere all’ingresso più basse di quelle presenti nei mercati energetici tradizionali. È tuttavia prevedibile che alla fase di crescita, rapida e per certi versi disordinata, segua un processo di progressivo consolidamento con l’uscita o l’assorbimento degli operatori minori o più fragili.

Iniziano a delinearsi i principali raggruppamenti strategici, con i grandi gruppi energetici, nazionali e internazionali, che condividono il mercato con le società focalizzate sulle Fer (pure renewable), i developer locali, gli installatori e gli impiantisti, i fornitori di tecnologie e le local utilities. I vari gruppi differiscono per dimensioni, modelli di business, portafoglio fonti, capacità tecnologica e finanziaria. Notevoli sono le differenze tra i diversi segmenti delle energie green, sia sotto il profilo finanziario, sia industriale, e di conseguenza la presenza e la tipologia dei diversi operatori e investitori.

Tutto ciò si riflette anche nella valutazione che i mercati finanziari e gli investitori fanno del comparto delle rinnovabili. L’indice Irex, che traccia l’andamento delle società pure renewable quotate alla Borsa Italiana, evidenzia performance superiori al mercato in generale e, nonostante la limitata capitalizzazione, una maggior stabilità rispetto al segmento oil&gas.

Il reale bilancio costi-benefici delle rinnovabili è però al centro del dibattito per la ricerca di un equilibrio tra convenienza aziendale e sostegno pubblico, con i conseguenti oneri per i conti statali. L’analisi costi-benefici condotta da Althesys su scenari alternativi di sviluppo delle Fer al 2020 mostra un beneficio netto per l’Italia compreso tra 23,7 e 27 miliardi di euro. A fronte della spesa per gli incentivi, volti a coprire i costi di generazione differenziali e a stimolare gli investimenti privati, vi sono benefici, sia economici, sia ambientali, sia di politica energetica. La crescita delle rinnovabili genera occupazione e indotto, con ricadute sul Pil. Inoltre, il minor impiego di combustibili porta non solo a una diminuzione delle emissioni, ma anche del fuel risk. Le simulazioni mostrano tuttavia che le scelte sulle politiche di sostegno e il valore che i policy maker (e quindi i mercati) attribuiranno agli obiettivi ambientali saranno determinanti per ricomporre il trade-off tra attrattività delle rinnovabili per gli investitori e saldo costi-benefici per la collettività.

Nel disegnare le strategie di sviluppo delle Fer nel nostro Paese nei prossimi anni è quindi necessario considerare una pluralità di elementi. In sintesi, sarà opportuna una politica industriale di ampio respiro che a giudizio di Althesys deve riguardare i processi autorizzativi e la pianificazione territoriale; i sistemi di incentivazione; le infrastrutture di rete; le misure per favorire il consolidamento delle imprese; la promozione e il coordinamento della ricerca e sviluppo.

Ultimo aggiornamento 28 Aprile 2010
 

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