08 Febbraio 2010
Energia solare: storia, attualità e scenari futuri PDF Stampa E-mail

fotovoltaico_fiori2di Gianpietro Garioni,
docente di Economia e tecnica degli scambi internazionali, Università di Padova

L'articolo, di cui pubblichiamo una sintesi, è stata pubblicato su F&C.

La domanda di energia primaria nel nostro paese si attesta nel 2008 a 192 Mtep (vuol dire 192 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, l'unità base di misura di energia). La gran parte della domanda nazionale (oltre il 48%) è soddisfatta dai gas naturali, mentre il petrolio, che fa la parte del leone nel settore dei trasporti, ha una quota abbastanza ridotta nella produzione di energia elettrica. L’Italia è il secondo paese al mondo per importazione diretta di energia elettrica, dopo la Germania; tanto è vero che il nostro paese dipende dall’estero per circa l’84% del suo fabbisogno d’energia, restando esposta sia alle variazioni dei prezzi, sia alle influenze geopolitiche nelle forniture di combustibili fossili.

I dati del 2008, di cui tuttavia non sono ancora stati forniti tutti i dettagli, rivelano soprattutto un aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili, nel quadro di un Consumo Interno Lordo (CIL) in leggero calo rispetto al 2007 (-0,3%). Nella Tavola n. 4 sono esposti i dati relativi alle varie fonti, ossia per ciascuna di esse, numero impianti, potenza efficiente lorda (in MWpe, Megawatt di potenza efficiente) e produzione lorda reale (in GWh, milioni di Kilowatt ora).

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Questa Tavola ci suggerisce alcune informazioni importanti. Intanto, la produzione reale lorda da impianti FER è cresciuta notevolmente, grazie alle sue componenti idroelettrica, eolica e solare; la sua quota sui Consumi Interni Lordi di energia si è portata dal 13,5% nel 2007 al 16,5% nel 2008.

La FER di gran lunga più importante è quella idroelettrica, grazie soprattutto agli investimenti effettuati nel secolo scorso. Tuttavia lo spazio residuo per nuovi sfruttamenti di tale fonte si è molto ristretto negli ultimi anni.

La fonte solare-fotovoltaica, pur contribuendo in misura marginale alla produzione reale, è quella che è rappresentata nel maggior numero di impianti, cresciuti a ritmo vertiginoso negli ultimi tre anni, grazie alla spinta del Nuovo Conto Energia, di cui parleremo in seguito. In precedenza, fino al 2006, erano stati installati impianti per appena 7MW di potenza efficiente. La crescita del solare è continuata con ancor più vigore nel 2009. Secondo un comunicato del GSE del 25 novembre 2009, la potenza installata degli impianti fotovoltaici incentivati dal Conto Energia ha superato i 700 MW su tutto il territorio nazionale. Tale potenza si riferisce a 56.285 impianti entrati in esercizio (tra Vecchio e Nuovo Conto energia) da quando è attivo il meccanismo di incentivazione dell’energia prodotta da fotovoltaico gestito dal Gestore dei Servizi Energetici.
Le regioni con una maggiore potenza installata sono la Puglia (96 MW), la Lombardia (84 MW) e l’Emilia Romagna (62 MW) mentre quelle con maggior numero di impianti  la Lombardia (8.630), l’Emilia Romagna (5.293) e il Veneto (5.166).

Il GSE pubblica sul proprio sito un contatore fotovoltaico, in cui vengono aggiornati in real time il numero degli impianti in esercizio e la loro potenza (in kW), secondo il Nuovo conto energia e il Primo conto energia.

La normativa italiana sulle FER
La normativa italiana in materia di FER è molto complessa ed articolata. Essa trova origine dalla Direttiva 96/92/CE sulle “Norme comuni per il mercato interno di energia”, che viene recepita con il Decreto 16/03/99 n.79 “Attuazione direttiva 96/92/CE”, il cd. decreto Bersani, che ha liberalizzato il mercato interno dell’energia e sancito l’obbligo di acquisto di Certificati Verdi (in realtà alcuni provvedimenti sono precedenti, ma questa è la norma principale che presiede alle successive evoluzioni in materia).

Nella Tavola sottostante sono esposte alcune fra le principali norme in materia di FER, in particolare per quel che riguarda l’energia fotovoltaica.

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La produzione di energia fotovoltaica incomincia in pratica con l’emanazione del Decreto Ministeriale 28/07/2005, che contiene i criteri per l’incentivazione della produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica (primo Conto energia).

Il primo Conto energia ha modificato radicalmente l’impostazione degli incentivi a favore delle FER:  a differenza del passato, in cui l'incentivazione all'utilizzo delle fonti rinnovabili avveniva mediante assegnazioni di somme a fondo perduto, grazie al quale il privato poteva limitare il capitale investito (come nel caso del famoso Cip 6/92), il meccanismo del “primo Conto energia” è assimilabile a un contributo in conto esercizio, poiché non prevede alcuna facilitazione particolare da parte dello Stato per la messa in servizio dell'impianto. In altri termini, esso consiste  nell'incentivazione della produzione elettrica, non dell'investimento necessario per ottenerla. Il privato proprietario dell'impianto fotovoltaico percepisce somme in modo continuato, con cadenza tipicamente mensile, per i primi 20 anni di vita dell'impianto. Condizione indispensabile all'ottenimento delle tariffe incentivanti è che l'impianto sia connesso alla rete (grid connected), e che la dimensione nominale dell'impianto fotovoltaico sia uguale o superiore a 1 KWp. Al riguardo della tecnologia fotovoltaica si veda la Tavola n. 7.

Tuttavia il primo Conto energia aveva due limiti molto evidenti:

- una potenza massima ammissibile all’incentivazione di 85 MWp/anno. La potenza di picco di un impianto fotovoltaico si esprime in kWp (chilowatt di picco), cioè la potenza teorica massima che esso può produrre nelle condizioni standard di insolazione e temperatura dei moduli (1000 W/m2 e 25°C);

- un’eccessiva burocratizzazione nell’accoglimento della richiesta di incentivazione e nelle procedure per l’installazione degli impianti, che ha anche prodotto situazioni di speculazione, specialmente per gli impianti di grande taglia.

Il Nuovo Conto Energia
Grazie al D.M. del 19 febbraio 2007 (“Criteri per l’incentivazione dell’energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare”) il Ministero dello Sviluppo economico ha fissato i nuovi criteri per incoraggiare la produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici. Il provvedimento ha consentito di eliminare parte delle lungaggini burocratiche che appesantivano il precedente "Conto Energia". In particolare non è più necessario attendere l’accoglimento da parte del GSE (ex GRTN) delle tariffe incentivate, poiché una volta richiesto l’allacciamento al Gestore di rete locale, si può procedere direttamente alla realizzazione dell’impianto (sulla sola base della Dichiarazione d’inizio attività), e dopo averlo collegato alla rete elettrica ottenere il riconoscimento per 20 anni della tariffa incentivante in base al tipo di impianto realizzato. Un’importante novità introdotta, confermata dopo alcune controverse interpretazioni dalla circolare N. 66/E del 06/12/2007, riguarda il fatto che, contrariamente a quanto previsto per la vecchia normativa, ora la tariffa incentivante è applicata su tutta l'energia prodotta e non solamente su quella prodotta e consumata in loco. Un’altra innovazione riguarda l’eliminazione del limite annuale, in precedenza fissato a 85 MWp (che, come visto, è stato ampiamente superato nel periodo 2007-9).

L’energia elettrica viene ceduta in rete dal proprietario dell’impianto fotovoltaico (famiglia, impresa, ente pubblico, condominio) attraverso il meccanismo di Scambio sul Posto, che funziona nel modo seguente (esiste anche un’altra modalità, detta di “Ritiro dedicato”, utilizzata solo per gli impianti di maggiore dimensione). L’utente rimane connesso alla rete elettrica, consuma l’energia che serve quando serve, a prescindere dalla produzione dell’impianto fotovoltaico, senza alcuna differenza con quello che avveniva prima dell’installazione dell’impianto stesso. Il GSE (dal 1 Gennaio 2009) tiene conto dell’energia prodotta in eccesso e immessa in rete, e rimborsa i consumi avvenuti in assenza di produzione fotovoltaica con un “Contributo in Conto Scambio” pari al valore minimo tra il valore dell’energia e quello pagato al gestore per l’acquisto. Se l’energia immessa in rete è maggiore di quella prelevata si accumula un credito in euro che potrà essere utilizzato negli anni successivi.

Le componenti di ricavo per un impianto connesso secondo la modalità “Scambio sul posto” sono quindi:
1) Incentivi, calcolati sull’intera produzione fotovoltaica;
2) Rimborso per la quota di energia consumata, non eccedente la quantità di energia immessa in rete;
3) Risparmio ottenuto autoconsumando direttamente energia prodotta.

Gli incentivi variano a seconda di due fattori:

1) La taglia di potenza dell’impianto, suddivisa in tre fasce (gli impianti più piccoli hanno incentivi maggiori);

2) Le caratteristiche dell’impianto, che può essere:
- Impianto non integrato
: gli impianti fotovoltaici non integrati sono cosiddetti perché appunto non si integrano armoniosamente con le strutture o superfici che li ospitano. Si tratta di impianti generalmente realizzati a terra o anche su parti strutturali di edifici quali terrazzi, falde, pensiline ecc. I pannelli sono installati in maniera non complanare alle superfici su cui sono fissati. Generalmente hanno un impatto maggiore dal punto di vista estetico e quindi non sono gradevoli alla vista. Per questo genere di impianti le tariffe incentivanti sono inferiori rispetto alle tipologie di impianti integrati e parzialmente integrati;
- Impianto parzialmente integrato
: l' impianto fotovoltaico parzialmente integrato si ha quando i moduli non sostituiscono i materiali che costituiscono la superficie d' appoggio e vengono installati su: tetti piani e terrazze, in modo complanare, ad esempio sul manto di copertura. Possono essere considerati parzialmente integrati anche quei pannelli installati ad esempio su una terrazza circondata da balaustra la quale nasconda parzialmente i pannelli fotovoltaici. Generalmente gli impianti parzialmente integrati vengono utilizzati su fabbricati o parti di questi che risultano già esistenti. Le tariffe incentivanti sono maggiori rispetto a quelle stabilite per l' impianto non integrato;
- Impianto integrato
: L' impianto fotovoltaico completamente integrato è costituito da un insieme di moduli che si integrano completamente con la struttura architettonica. E' ovvio che è più semplice realizzare questo genere di impianto quando si è ancora nella fase progettuale del fabbricato, in quanto è possibile valutare il tipo di impatto e le soluzioni migliori. Le tariffe incentivanti sono le più elevate.

Il D.M. 19.2.2007 descrive in dettaglio tutte le caratteristiche dei tre tipi di impianto.

La Tavola sottostante descrive gli incentivi previsti dal Nuovo Conto Energia per il 2009. A partire dal 1° gennaio 2010 (fa testo la data di entrata in funzione dell’impianto) tali incentivi verranno ridotti del 2% fino al 31.12.2010, data ultima per la concessione dei contributi secondo il D.M. 19.2.2007.

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La durata del periodo di erogazione delle tariffe incentivanti è di 20 anni. Sono inoltre previsti casi di aumento delle tariffe incentivanti:

- +5% per autoproduttori, scuole, strutture sanitarie pubbliche, impianti integrati in sostituzione di coperture in eternit o comunque contenenti amianto, enti locali con popolazione residente inferiore a 5000 abitanti;
- fino ad un massimo del 30% qualora l’impianto sia abbinato ad interventi volti ad ottenere maggiore efficienza energetica (cd. “premio”).

Possono beneficiare delle tariffe e del premio prima indicati:
a) le persone fisiche;
b) le persone giuridiche;
c) i soggetti pubblici;
d) i condomini di unità abitative e/o di edifici.

Un successo, grazie anche ai finanziamenti
Gli incentivi appetibili, e soprattutto la poca burocrazia del Nuovo Conto Energia ne hanno presto decretato il successo. L’Italia è stata il terzo paese al mondo, dopo Spagna e Germania, per installazioni di fotovoltaico nel 2008, e certamente, come abbiamo visto dai dati del GSE, il successo si è ripetuto nel 2009 e continuerà nel 2010. Tanto che l’obiettivo di raggiungere, entro fine 2010, la quota di 1200 MWp di impianti installati (quota massima agevolabile sulla base del D.M. 19.2.2007)  non sembra fuori dalla nostra portata.

Al gradimento di questa norma ha contribuito non poco la partecipazione del mondo bancario e finanziario, che vi ha intravisto un’occasione per tanti finanziamenti a famiglie ed imprese, come dicevamo, con poco rischio e fonte certa di rimborso.

Una cinquantina, fra banche e società di leasing di tutte le dimensioni (dai giganti del credito italiano alle banche di credito cooperativo), ha messo a punto una serie di pacchetti di finanziamento delle operazioni di acquisto ed installazione di impianti fotovoltaici, con termini e condizioni differenti, per cui il debitore interessato ha anche l’opportunità di scelta fra diverse alternative.

Ad esempio, Legambiente e Banche di Credito cooperativo (Federcasse) hanno firmato un accordo che permette di usufruire di finanziamenti molto vantaggiosi per l’installazione d’impianti da fonti rinnovabili e per interventi di efficienza energetica, con le seguenti caratteristiche:
- Interventi finanziabili: installazione d’impianti a fonte energetica rinnovabile e interventi di  efficienza energetica.
- Beneficiari: privati, aziende, enti pubblici, associazioni e condomini.
- Importo finanziabile: massimo 200.000 €; 100% dell’importo, IVA compresa.
- Rimborso: rateale.
- Durata massima: 20 anni.
- Preammortamento: massimo di 2 anni.
- Tasso: Euribor 6 mesi + massimo 1,5%.

I finanziamenti delle banche, di importo che va da un minimo di 10 a un massimo di 300 mila euro, hanno durata compresa fra i 10 e i 15 anni e si basano in genere su un pacchetto di garanzie che comprende sempre la cessione in garanzia dei crediti derivanti dai contratti di fornitura di energia ed il pegno sul Conto Energia. La cessione è effettuata pro solvendo a favore del cessionario (la banca finanziatrice), a garanzia del finanziamento dallo stesso concesso e di quanto ad esso dovuto per capitale, interessi, tasse, imposte, spese, e ogni altro accessorio.

Nel caso di impianti di maggiori dimensioni, gestiti da una società progetto costituita ad hoc (SPV, Special Purpose Vehicle), alla cessione dei crediti si aggiungono le tradizionali garanzie che fanno parte di un security package in un’operazione di finanza strutturata, come:

- Pegno sulle azioni o quote delle SPV che prendono parte al progetto;
- Ipoteca sul fondo sul quale sarà realizzato il progetto o sul diritto di superficie costituito in favore della SPV;
- Pegno e/o privilegio speciale su beni mobili destinati all’esercizio dell’impresa.
- Pegno sui saldi dei conti correnti bancari aperti dalla SVP riguardo alla realizzazione del progetto d’impianto fotovoltaico.

Poiché i costi di gestione di un impianto FV sono minimi, il pay back period (ossia il periodo in cui il progetto si ripaga tramite i suoi ricavi netti) di un impianto finanziato secondo le modalità sopra descritte è in genere compreso fra i 10 e i 12 anni, a seconda della tariffa incentivante e della località dove è installato (al sud sono stimate 1200 ore medie di irraggiamento utile, al nord 1000).

Il che vuol dire che in 10-12 anni l’impianto, che viene comprato con un finanziamento che copre il 100% dei costi d’investimento iniziali, si ripaga completamente; per i successivi 8-10 anni i ricavi e la tariffa incentivante servono a diminuire notevolmente il costo della bolletta energetica del proprietario, e rimane ancora una vita residua (la vita media di un impianto FV è di 25-30 anni).

Cosa avverrà dopo il 2010?
Come in precedenza accennato, il target di 1.200 MWp rappresenta la soglia massima per l’erogazione degli incentivi e in termini di tempo ciò significa che rimane solo un anno di disponibilità per sfruttare tale vantaggio. Il 2010 segnerebbe quindi la fine del Conto Energia, almeno nella sua formulazione attuale. L’Europa stessa, che da una parte si pone, e pone ai suoi Stati membri, obiettivi ambiziosi di crescita dell’utilizzo delle FER, propone di tagliare gli incentivi italiani per la diffusione del fotovoltaico. Sicuramente la futura versione del Conto Energia, che dovrebbe entrare in vigore dopo il 2010, cercherà di contenere i costi.

Una proposta presentata da Confindustria Anie/Gifi (Gruppo imprese fotovoltaiche italiane), propone una riduzione morbida delle tariffe incentivanti: per il quinquennio 2011-2015 Confindustria vuole portare il limite di potenza incentivabile da 1.200 MWp ad almeno 7.000 MWp, nonché riformulare la suddivisione per classi di potenza (dalle attuali 3 a 5). Il taglio dell’incentivo, secondo le classi di potenza, sarebbe compreso tra il 5 e il 20%. Dal 2012 fino al 2015 le tariffe potrebbero poi subire un’ulteriore riduzione annua pari al 5%, continuando comunque a garantire adeguati profitti agli investitori e alla filiera industriale. La diminuzione degli incentivi sarebbe inoltre compensata dalla diminuzione dei costi di investimento, dato che l’industria mondiale del FV è in veloce evoluzione, e questa evoluzione porterà inevitabilmente a nuove tecnologie e diminuzione dei costi d’impianto.

Secondo Anie/Gifi, grazie a questa nuova proposta di regime tariffario, entro il 2020 si garantirebbero inoltre l’installazione di 15.000 MWp d’impianti fotovoltaici e la creazione, lungo tutta la filiera, di almeno 90.000 posti di lavoro. Più o meno la stessa produzione energetica di due grandi centrali nucleari, nello stesso periodo di tempo necessario a costruirle, con molti posti di lavoro in più e molti problemi in meno.

Questo mi sembra il lato principale della vicenda. Il Conto Energia si è dimostrato una brillante manovra di politica non solo energetica, ma anche economica. Spingendo sul lato della domanda, potenzialmente ha creato un’offerta (di sistemi FV) ed ha fatto nascere in Italia un’industria ed anche alcuni distretti produttivi, come quello di Padova.

Per ulteriori approfondimenti:

Fotovoltaico italiano. Cosa succede se saltano gli incentivi?

Il sole che aiuta lo sviluppo

L'uomo e il sole

Ultimo aggiornamento 10 Febbraio 2010
 

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