| 16 Ottobre 2009 | |||
| Il sole che aiuta lo sviluppo |
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Circa due miliardi di persone sono oggi sprovviste di energia elettrica oppure hanno un accesso limitato. Una carenza che non solo impedisce uno sviluppo economico e industriale, ma che preclude ogni possibilità di raggiungere un tenore di vita pari alla soglia minima accettabile.Esiste infatti una stretta correlazione tra l'indice di sviluppo umano - HDI, l'indicatore di sviluppo macroeconomico realizzato dall'economista pakistano Mahbub ul Haq nel 1990, ovvero la media aritmetica tra l'indice di aspettativa di vita, l'indice di istruzione e il PIL procapite e il consumo d'energia media procapite - e la quantità di energia usata. Paesi quali Tanzania ed Etiopia non giungono a 83 e 40 kwh/procapite rispettivamente, mentre Finlandia, Svezia ed USA hanno consumi di energia elettrica rispettivamente di 17.164, 15.238 e 16.616 kWh/anno/procapite (dati 2007, Fonte IEA Key World Statistic 2009). Quando l'energia a disposizione procapite scende al di sotto della soglia di 100 GJ/anno, il tenore di vita è quello tipico della povertà "sociale" e "culturale". Analogamente, con un consumo d'energia procapite di 50 GJ/anno la mortalità infantile sale ad almeno 20 decessi all'anno. Come valore esemplificativo, consideriamo che in Italia il consumo procapite annuo è di ~130 GJ.C'è una forte discrepanza tra i consumi individuali di ciascun paese
Intervenire sulla disponibilità e l'accessibilità dell'energia, significa favorire uno sviluppo sociale ed economico autonomo che può anche limitare notevolmente il flusso migratorio di intere popolazioni che cercano una migliore qualità della vita in Occidente, fuggendo da situazioni di estremo disagio.  I paesi occidentali devono quindi cominciare ad avviare e sostenere politiche di sviluppo direttamente nelle aree interessate. I quattro quinti di queste popolazioni vivono in aree rurali, principalmente in Asia e in Africa, aree appartenenti alla cosiddetta "sun belt" (fascia solare): l'area del pianeta a maggiore insolazione. Oggi l'energia fotovoltaica, e più in generale l'energia solare, è a tutti gli effetti la fonte energetica più adatta per sostenere lo sviluppo dei paesi più arretrati, anche perche nessun'altra fonte, pur competitiva nei costi di produzione, potrebbe essere distribuita lungo il territorio con la stessa semplicità e comodità dell'energia solare. Infatti l'energia utilizzata presso l'utente finale ha un costo che non può essere considerato indipendente dalla distanza dalla rete. Valutando il costo del dispacciamento - legato sia alla realizzazione che alla manutenzione della rete - per prelievi giornalieri modesti (<50 kWh/giorno) anche con una distanza dell'ordine di 5 km della rete, il fotovoltaico diventa competitivo già agli attuali costi dei sistemi grid-centralized e per le applicazioni "stand alone", ai costi attuali bastano già distanze di 20-25 km della rete. Inoltre, la gestione di un sistema fotovoltaico non è dissimile dall'uso di batterie o altri semplici sistemi elettrici, ed è estremamente sicura, immune da qualsiasi possibile attentato volto ad usare la distruzione dell'impianto stesso per creare altri danni collaterali, come può essere un pozzo di petrolio o una centrale termoelettrica. La disponibilità di batterie molto efficienti e di costo più ragionevole, anche grazie ai progressi che si avranno nel settore "auto motive" per lo sviluppo dell'auto elettrica, renderanno ancora più competitivo l'uso del fotovoltaico anche nelle applicazioni "stand alone". L'International Energy Agency (IEA) sin dal 1999 sta operando per incrementare la possibilità di successo dell'applicazione di questa tecnologia in queste aree geografiche, sia attraverso il programma "Photovoltaic Power Systems Programme - PVPS" Task 9- Photovoltaic services for developing countries, sia attraverso accordi bilaterali con i paesi sviluppati che tramite donazioni multilaterali. Si tratta di iniziative che coinvolgono anche la World Bank - la fonte vitale di assistenza finanziaria e tecnica per i paesi in via di sviluppo e l'UNDP - United Nations Developmend Programnme il progetto delle Nazioni Unite per aiutare le popolazioni più indigenti per cambiare il proprio tenore di vita, soprattutto stimolando la capacità locale di affrancarsi dalla povertà grazie al sostengo esterno, che rimane l'unica strada a nostro giudizio per creare delle basi solide di sviluppo sociale. Anche la Piattaforma tecnologica Fotovoltaica Europea, l'iniziativa congiunta delle imprese, mondo della ricerca e governi locali e centrali del nostro continente volta a realizzare una condivisa "European Strategic Research Agenda" fotovoltaica per i prossimi anni, con il Work Group 4: Developing Countries, si è posta l'obiettivo di sviluppare una strategia di lungo termine per supportare i paesi in via di sviluppo con una politica di sostegno e promozione a favore dell'energia fotovoltaica. Esistono anche iniziative volte all'utilizzo delle aree della "sun belt" per la produzione di energia massiva da fonte solare da trasferire verso i paesi sviluppati. Esiste anche allo studio la realizzazione del cosiddetto "anello elettrico mediterraneo" (medring), che dovrebbe permettere fra breve la completa interconnessione elettrica dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo alla rete elettrica europea affinchè anche lo sfruttamento della risorsa solare presente nel Mediterraneo produca rilevanza politica economica, sociale. È evidente che la disponibilità di una fonte energetica locale e la necessità della realizzazione delle reti di distribuzione sicuramente permetterà anche alle popolazioni "indigene" di beneficiare di questi attesi sviluppi, ma è anche altresì evidente che le aree rurali dovranno necessariamente essere servite da piccole reti locali, perché il transito in aree spesso soggette a turbolenze geopolitiche ed aggiotaggio di risorse economiche e tecnologiche non sarà certo semplice. L'uso della fonte solare dovrà anche coinvolgere strutture proposte all'attività formativa delle popolazioni locali. A questo proposito è molto suggestiva l'iniziativa intrapresa dallo "Barefoot College", il programma formativo che cerca di individuare le iniziative più efficaci per la promozione della crescita culturale direttamente nelle aree interessate con il coinvolgimento delle stesse persone formate. Le tematiche di interesse riguardano non solo la generazione elettrica ma anche gli aspetti sanitari e la potabilizzazione dell'acqua, l'istruzione femminile e maschile, la conservazione ecologica delle comunità rurali dei paesi in via di sviluppo. Con il progetto "The Rural Women Solar Engineers of Africa", grazie alla formazione delle cosiddette "nonne fotovoltaiche d'Africa" - la parte di popolazione che molto probabilmente può garantire la permanenza nel territorio, e si badi che in Africa si è frequentemente nonne a 35 anni se non prima - ha permesso di ottenere, grazie all'energia fotovoltaica, l'elettrificazione di numerose comunità africane. Lo stesso tipo di progetto è stato poi esteso a regioni indiane e dell'America Latina con caratteristiche simili. Una "true hystory about ordinary heroes", quella delle nonne fotovoltaiche che è valsa al suo promotore, Bunker Roy, il Rober Hill Award, il premio che la conferenza PV Europea assegna a chi promuove con passione il fotovoltaico, con una visione generale che guarda con impegno ai paesi in via di sviluppo.
Tra queste sicuramente il trattamento delle acque rappresenta un'importante tematica. Grazie alla fonte solare si può ottenere la distillazione, il processo per cui l'acqua salmastra viene privata della ricchezza di sali posseduta per effetto dell'evaporazione e successiva condensazione del vapore. Un'altra opzione altrettanto importante è l'utilizzo della fonte solare per trattare direttamente l'acqua per ridurre la carica di agenti patogeni grazie all'effetto termico e al potente disinfettante della radiazione solare UV-A. Il processo è noto come SODIS-Solar water disinfection. Esistono anche metodi molto semplici ma efficaci per il trattamento SODIS. Può bastare esporre l'acqua contenuta nelle bottiglie di plastica PET ai raggi del sole: un sistema molto semplice ed efficace, caldamente raccomandato dal World Health Organization (WHO ) nei paesi in via di sviluppo per trattare a livello domestico l'acqua. Già oggi due, tre milioni di persone stanno efficacemente usando questa tecnica, per quanto esistano sistemi più evoluti tecnologicamente, ma il limitato costo e soprattutto l'efficacia renderanno sicuramente ampiamente diffusa questa tecnologia. |
| Ultimo aggiornamento 08 Gennaio 2010 |




di Franco Roca,Enea Portici, e Agnese Bertello




