| 17 Marzo 2009 | |||
| Il carbone della discordia |
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IL CARBONE IN ITALIA IL CARBONE NEGLI USA Il carbone è indubbiamente oggetto di valutazioni dissonanti e discordanti. Ha dalla sua innegabili plus, l'economicità e la democraticità , poiché è ben distribuito sul pianeta, che lo rendono interessante e necessario, non solo nei Paesi in via di sviluppo ma anche nella nostra vecchia Europa. Necessariamente, però, dobbiamo fare i conti con gli aspetti negativi della produzione di energia elettrica da carbone e cioè il suo peso nella produzione di CO2 e di conseguenza sul cambiamento climatico. Come sempre si tratta di fare una valutazione accurata e precisa di costi e benefici, rifiutando prese di posizione ideologiche, operando scelte che tengono conto delle necessità globali del Paese e delle comunità locali, in un quadro ampio. La scelta, ancora una volta, non ci sembra possa essere "carbone sì, carbone no" , ma: "carbone se, carbone quanto, carbone come, carbone dove", all'interno di un mix energetico strategico che tenga in conto tutte le variabili e le considerazioni economiche, energetiche, sociali, climatiche. Recentemente, abbiamo presentanto un approfondimento sulla posizione degli Stati Uniti in merito alla questione; questa volta è il turno del nostro Paese. Vogliamo cominciare a parlarne chiamando in causa esponenti di due associazioni che sul tema hanno certamente visioni agli antipodi: Assocarboni e Legambiente; ma lo facciamo anche cercando di capire realmente che cosa succede nei Comuni e nei paesi dove si sta lavorando alla costruzione di nuove centrali o immaginando la riconversione di alcune preesistenti. Come la pensano sindaci e cittadini? Cosa sanno del "carbone pulito"? Cosa si aspettano da chi progetta di realizzare una centrale di questo tipo nel loro comune? |
| Ultimo aggiornamento 07 Gennaio 2010 |










