20 Settembre 2011
Agroenergia: rinnovabili misconosciute PDF Stampa E-mail
arundo2di David Chiaramonti, Università di Firenze, dipartimento di Energetica

 

A livello Europeo (Eurobserv'ER, 2011, dati 2009) il contributo delle Energie Rinnovabili al consumo primario è pari a 165 MTEP (Milioni di Tonnellate Equivalenti Petrolio), e rappresenta il 9.4 % (era 148.7 MTEP e l'8.4 % nel 2008). Le bioenergie (o agroenergie) coprono il 66.6 % del totale, rappresentando quindi due terzi delle Fonti Rinnovabili. È evidente il significativo ruolo svolto dalle biomasse nella generazione di calore.

David Chiaramonti è al Festival il 24 settembre alle 17.30 per l'appuntamento "Agroenergia e biomasse".

 

Se osserviamo invece lo scenario relativamente alla generazione di energia elettrica, su un totale di 584.1 TWh notiamo che il contributo principale (55.8 %) proviene dall'idroelettrico, seguito dall'eolico (22.4 %) e quindi dalle biomasse (18.3 %). Nonostante ciò, se le rilevazioni 2010 confermeranno l’attuale tendenza, l'obiettivo complessivo di 149 MTEP al 2010 per le biomasse (intendendo con queste biomasse solide, biocombustibili liquidi, biogas e frazione rinnovabile dei rifiuti solidi urbani) non sarà raggiunto, e ci si dovrebbe attestare attorno ai 109 MTEP totali.

A valle della Direttiva 28 del 2009 (RED, Renewable Energy Directive), 21 Stati Membri su 27 hanno comunicato i rispettivi Piani di Azione Nazionale, dall’analisi dei quali si può concludere (stimando i 6 mancanti) che rispetto al 2008 complessivamente il contributo dei biocarburanti passerà da circa 10 MTOE a circa 26 MTOE. Relativamente all'obiettivo del 10% di combustibili alternativi per trasporti al 2020 (includendo in questo anche la trazione elettrica), i biocombustibili dovrebbero coprire l'85 %.

Il nostro Piano Nazionale di Azione (PNA) per le Fonti Rinnovabili di Energia prevede, su un obiettivo complessivo del 17% e 22.3 MTEP al 2020 di Rinnovabili (erano 6.94 MTEP al 2005), che le agroenergie possano contribuire per il 44 %, pari a 9.8 MTEP. Se confrontiamo questi dati con quelli di partenza, riferiti al 2005, risulta evidente quanto grande sia ancora il percorso che il nostro Paese deve compiere se intende seriamente giungere a questo risultato.

➢ AGROENERGIA (2005 à 2020):

• Energia Elettrica……………… 0.40 MTOE à 1.8 MTOE

• Energia Termica…….......... 1.65 MTOE à 5.5 MTOE

• Trasporti…………............... 0.20 MTOE à 2.5 MTOE

TOTALE 2.25 MTOE à 9.8 MTOE

TOT FER 6.94 MTOE à 22.3 MTOE = 17 % Consumi Finali Lordi

Il Decreto Legislativo 28/2011 ha recepito la Direttiva 28/2009 (RED), definendo quanto necessario in termini di strumenti, incentivi, ecc. per raggiungere gli obiettivi fissati dalla Direttiva stessa rispetto al consumo finale lordo di energia: purtroppo l'attuazione richiederà un ampio numero di Decreti attuativi, con le conseguenze del caso. Devono anche essere messe in atto misure in grado di assicurare la tracciabilità e quindi stimare la sostenibilità delle biomasse.

Da un punto di vista strettamente tecnologico, le grandi filiere per la generazione di energia elettrica e le piccole per la sola generazione di calore presentano sistemi assolutamente maturi e commerciali, là dove ovviamente le condizioni tecnico-economiche esistano. Analogamente, anche la filiera del biogas ha raggiunto la piena maturità, e si attende a breve l’ingresso nel mercato degli impianti per la produzione di biometano, già commercialmente disponibili in altri Paesi (in primis la Germania, con numerosi impianti già in esercizio o previsti entrare in esercizio nel 2011/2012).

Maggiori difficoltà si rilevano invece ancora sulla piccola cogenerazione a biomassa solida, dove l’efficienza dei sistemi e la loro affidabilità deve in generale ancora crescere. Al contrario, i sistemi di cogenerazione a bioliquidi (essenzialmente oli vegetali) sono invece industrialmente disponibili in un campo di potenze estremamente ampio, ma in questo ambito – come in quello dei biocarburanti di prima generazione e in particolare del biodiesel - si riscontrano criticità relativamente alla sostenibilità delle filiere, al possibile conflitto food-fuel, e soprattutto ai costi elevati ed estremamente variabili delle materie prime.

Lo scenario relativo ai biocarburanti per trasporti sta inoltre rapidamente evolvendo e trasformandosi in questi ultimi anni: ciò avviene principalmente grazie al prossimo ingresso dei carburanti di nuova generazione a livello dimostrativo-industriale e commerciale, e ai vantaggi che questi presentano rispetto a quelli tradizionali.

È possibile concludere queste brevi riflessioni con alcune osservazioni tese a favorire il pieno sviluppo delle agroenergie. La revisione della PAC rappresenta un’opportunità, in particolare per mobilizzare i residui agricoli prelevati in modo sostenibile: temi come energia e ambiente dovrebbero inoltre essere maggiormente incorporati. La revisione dei Fondi Strutturali e di coesione dovrebbe poi prevedere misure per favorire l'utilizzo dei residui e di colture dedicate sostenibili (in aree scarsamente produttive), e quindi la generazione di reddito in agricoltura. La valutazione della RED, pianificata per il 2014, dovrebbe forse essere monitorata più strettamente, e il tema dell'Indirect Land Use Change (ILUC), estremamente complesso e ancora oggi discusso, dovrebbe essere posto pari a zero per i residui (almeno in una prima fase). È inoltre auspicabile che nei NREAP siano incorporati maggiori volumi di carburanti di 2a generazione, e in particolare bioetanolo lignocellulosico e biometano (e certamente i carburanti di origine termochimica, BTL, quando commercialmente disponibili). Andrebbe infine favorita, con misure opportune in sostegno alle PMI e al mondo agricolo, la produzione in piccoli impianti non solo di bioenergia, ma anche di bioprodotti e biochemicals.

 

 

 

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