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Carlo Stagnaro, Davide Tabarelli, G.B. Zorzoli si sono confrontati a Lecce sui falsi miti dell’energia: fonti rinnovabili, nucleare, consumi, gas, petrolio, incentivi, green economy, carbone, CO2...
Un dibattito vivace da cui sono emerse le considerazioni che vi presentiamo, che mantengono il pregio, e il limite, di un discorso orale pragmatico e conciso, e che nascono anche grazie al contributo del pubblico presente in sala.
1. Il nucleare costa troppo È praticamente impossibile dire quanto costa il nucleare. È relativamente più facile dire quanto costerà una determinata centrale, di cui si conoscono elementi specifici e tecnici. Anche così, fintanto che la centrale non è finita, è difficile fare ipotesi sul suo costo. A ciò, val la pena aggiungere due riflessioni. La prima è che in un contesto liberalizzato è irrilevante quanto costa il nucleare: se l’investimento è sbagliato è chi effettua l’investimento, insieme con i suoi azionisti, a pagarne il prezzo. La sfida consiste nel costruire un quadro di regole che renda chiaro che il costo del nucleare non deve essere socializzato. La seconda riguarda comunque la necessità di copertura assicurativa per il rischio incidenti; nel nucleare questo fattore è così elevato che nessuna azienda da sola può riuscire a coprirlo e ciò implica necessariamente l’impegno da parte dello Stato: questa è la ragione di fondo che sta dietro per esempio al Price Anderson Act degli USA.
2. Le scorte di uranio sono sufficienti e a buon mercato Secondo le stime citate dalla IAEA (International Atomic Energy Agency) nel Red Book del 2009, le riserve accertate di uranio potrebbero durare per un centinaio di anni, stanti i consumi e il prezzo; crescendo i prezzi, si arriverebbe a 300 anni.
3. Le centrali nucleari sono un obiettivo primario per i terroristi Le centrali nucleari sono impianti estremamente sicuri; ad oggi non c’è mai stato nessun tentativo di attacco. Secondo la normativa europea, una centrale, per essere autorizzata deve poter resistere a tutta una serie di possibili eventi traumatici, tra cui anche l’attacco di aerei.
4. Non esiste una tecnologia per mettere in sicurezza le scorie La ricerca ha certamente messo a punto delle risposte adeguate; è però altrettanto vero che in nessuna parte del mondo è in funzione un deposito definitivo per le scorie nucleari, anche Yucca Mountains, nonostante sia costato una cifra elevatissima, è stato sospeso. Questo discorso vale per le scorie che si producono con il nucleare civile; l’ambito militare è altra cosa.
5. Possiamo abbandonare le fonti fossili per le rinnovabili Oggi non possiamo ancora permettercelo, per ragioni tecniche ed economiche. La maggior parte delle fonti rinnovabili infatti è discontinua, mentre i nostri bisogni, i nostri consumi sono continui: per rispondere a una domanda di energia con queste caratteristiche servono fonti di produzione elettrica programmabili. La seconda ragione è economica: oggi il costo delle rinnovabili è decisamente superiore a quello, per esempio, del gas naturale che è predominante nel nostro mix.
6. Le rinnovabili si reggono solo sugli incentivi In Italia, gli incentivi sulle rinnovabili sono importanti, è cosa nota, ma su questo tema occorre fare una riflessione più ampia. Noi oggi funzioniamo con molti cicli combinati a gas. Una quarantina di anni fa questo non era possibile. Se siamo riusciti a sviluppare una tecnologia adeguata è grazie all’industria bellica che ha investito con decisione per innovare le prestazioni delle turbine degli aerei militari. Solo per questo oggi si reggono sul mercato. I finanziamenti a questo settore non figurano come tali, ma ci sono stati. Tutte le grandi innovazioni hanno bisogno di incentivo. L’eolico, o le rinnovabili più in generale, per loro disgrazia non sembrano avere alcuna funzione militare o spaziale. Per questa ragione qualcuno deve pagare perché si sviluppi e diventi competitivo. Noi stiamo pagando, ma non si dica che sono incentivi indebiti.
7. Con la green economy si creeranno decine di migliaia di posti di lavoro entro il 2020 In merito a questo tema, anche gli studi più autorevoli si contraddicono. Alcuni riportano conclusioni entusiasmanti, altri ridimensionano in maniera drastica. Uno studio recente della Banca d’Italia, parla di 250.000 occupati netti in più entro il 2020. Lo studio invece realizzato da IBL parla di un range tra 55.000 e 120.000 posti di lavoro, nel caso in cui si raggiungessero gli obiettivi massimi fissati dal Governo.
Bisognerebbe preliminarmente capirsi su che cosa intendiamo per “posto di lavoro verde”. Chi installa il pannello solare, oppure le nostre valutazioni si spingono fino ad accogliere anche la babysitter della signora che ha trovato occupazione nella fabbrica di pale eoliche? Esiste una molteplicità di posizioni intermedie; certamente, se si ragiona su questo tema ricorrendo a strumenti come le Tavole intersettoriali, si ha modo di vedere le connessioni tra le diversi fasi di lavoro e i diversi settori industriali e dunque lo sviluppo complessivo che può derivare dalla crescita di nuove filiere industriali.
8. Il carbone è la più inquinante tra le risorse disponibili Il carbone è certamente una fonte inquinante, ma la legislazione italiana sui rifiuti e sul carbone è la più rigida; l’attenzione e il controllo degli ecologisti sulle emissioni di queste centrali è altissimo: non appena una centrale a carbone sfora i limiti di legge, viene lanciato l’allarme. Poiché è la fonte più economica e più equamente distribuita sul territorio, i Paesi in via di Sviluppo, nutrono la loro crescita economica di carbone; purtroppo, i limiti di legge alle emissioni, quando esistono, sono certamente inferiori a quelli occidentali, così come inesistente o poco efficace è il sistema di controlli e verifiche, per questo, sarebbe importantissimo avviare una sperimentazione per la cattura e il sequestro della CO2.
9. L’anidride carbonica è un gas tossico L’anidride carbonica non è tossica. Le bollicine dell’acqua e di tutte le bevande gassate sono CO2. L’anidride carbonica è fondamentale per la vita sulla terra, perché diversamente non ci sarebbe la fotosintesi, ma se il suo livello nell’atmosfera cresce troppo diventa nociva perché contribuisce all’effetto serra.
10. I rigassificatori sono delle bombe Ci sono tantissimi rigassificatori in tutto il mondo: sono impianti sicuri, moderni, altamente tecnologici. Gli incidenti sono rarissimi: ne è avvenuto uno negli Stati Uniti nel 1947 e uno in Sud Africa qualche anno fa. È invece grave che in un Paese come il nostro, che va a gas, si faccia così tanta fatica a realizzarli, sia su terra che off shore.
11. Il petrolio costa troppo caro per colpa dell’Opec La quota di mercato complessiva dell’OPEC è grosso modo del 40% ed è stabile fin dalla fondazione dell’OPEC stesso. Fino a pochi anni fa, fino all’escalation dei prezzi, il petrolio non costava molto, nel 1998 era sceso sotto i 10 $ a barile e l’Economist prediceva che sarebbe sceso sotto i 5 $. Il prezzo del petrolio è cominciato a costare di più a causa dell’aumento della domanda, legata alla crescita economica dei paesi del terzo mondo. Il prezzo industriale del petrolio è circa il 35% del costo finale; tutto il resto sono tasse che vengono Da un punto di vista più generale, se teniamo conto della grandissima possibilità che questa energia ci consente, verrebbe da dire che il petrolio costa poco. Qualsiasi persona del nostro Paese vive meglio di un faraone dl’antichità, proprio perché ha accesso a questa enorme quantità di energia a basso prezzo.
12. La tecnologia per l’auto elettrica esisteva da tempo. Se non si è sviluppata è colpa delle case automobilistiche È vero che l’elettricità è uno dei primi vettori conosciuti; nei primi esemplari di automobili, l’energia elettrica era in competizione diretta con altri biocarburanti, come la colza, e con il diesel. Poi si è scoperto il petrolio. Una roba altrettanto densa e portabile non siamo ancora riusciti a trovarla. Il petrolio è movimento, il resto è quiete. Noi siamo una società della mobilità ed è per questa ragione che il petrolio prevale sulle altre fonti ancora oggi. Il petrolio viene usato ormai per il 50% nel settore dei trasporti: sta andando verso una specializzazione chiara. Nella sua specializzazione ovviamente deve competere con cose altrettanto portatili… è difficile far decollare un aereo che va a carbone. Esistevano fino a pochi anni fa anche dei deficit tecnologici seri, in particolare per quanto riguarda l’accumulo di energia e l’utilizzo degli inverter. Queste due rivoluzioni sono avvenute e infatti si aprono delle prospettive di mercato reale. Oggi assistiamo ad una nuova sfida; c’è un elemento della natura che combatte contro una tecnologia: è iniziata la competizione tra il petrolio e le batterie.
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