22 Giugno 2010
L'accesso all'energia nei paesi poveri

tralicci_deserto_ridottodi Emanuela Colombo, Delegato per la Cooperazione allo Sviluppo dei Paesi Terzi
Dipartimento di Energia - Politecnico di Milano

Esiste un legame inscindibile tra energia e sviluppo, e l’accesso all’energia è condizione indispensabile per contribuire, in accordo con il primo Obiettivo del Millennio, alla lotta contro la povertà.

Il concetto di povertà è oggi interpretato, infatti, come una mancanza di opportunità non solo e non esclusivamente di natura economica. Di conseguenza, la disponibilità di energia per l’individuo, come risorsa essenziale per l’accesso a servizi di vario genere, diviene una precondizione necessaria per la promozione umana e sociale, da gestire nel rispetto dell’ecosistema del pianeta.

Da sempre il legame tra energia e sviluppo ha caratterizzato la storia dell’umanità, poiché la sua disponibilità ha permesso un impiego del tempo più efficiente e in attività non solo di sussistenza, di fatto contribuendo a creare le condizioni necessarie per lo sviluppo socioeconomico, l’evoluzione del pensiero culturale, umanistico, scientifico e artistico. Oggi l’accesso all’energia è diventato ancora più essenziale: senza energia diviene, infatti, più complesso depurare e sanificare le acque, conservare i farmaci e far funzionare gli ospedali, migliorare la produzione agricola e supportare la filiera agroalimentare, incrementare le opportunità di scolarizzazione e di educazione, accedere al mondo dell’informazione e della comunicazione.

Parimenti, la mancanza di accesso per vastissime fasce della popolazione mondiale è causa del “development divide” che impedisce di rompere il ciclo della povertà e di perseguire efficacemente gli Obbiettivi del Millennio. I numeri parlano da soli: 1.8 miliardi di persone non ha accesso all’energia elettrica, 1 altro miliardo di persone ha accesso a reti elettriche non affidabili e 3 miliardi di persone si affidano alle biomasse tradizionali per la cottura dei cibi e l’illuminazione. Analogamente la questione dell’equità nella distribuzione della risorsa energia, e in generale delle risorse primarie diviene centrale per poter parlare concretamente di sviluppo. E dunque le disuguaglianze legate agli altri grandi temi dello sviluppo come acqua, cibo, salute, educazione, continuano a colpirci ed è da notare che anche nelle prospettive future, almeno negli senari di riferimento (“business as usual”) la situazione non è destinata a migliorare: 2,4 miliardi di persone non dispongono dei servizi sanitari di base, 1 miliardo non ha accesso all’acqua potabile, 850 milioni di persone sono analfabeti, 800 milioni di persone soffrono di denutrizione cronica.

L’accesso all’energia nei paesi a basso reddito
L’accesso alle energia non è ancora una opportunità per tutti e, come atteso, la maggior parte della popolazione mondiale che non ha accesso alle energie commerciali moderne (gas, energia elettrica e nuove rinnovabili) vive proprio nei paesi a basso reddito (99%) e la maggioranza (80%) vive nelle zone rurali. La quasi totalità di coloro che non hanno accesso a reti affidabili si addensa nelle periferie o nei quartieri informali dei grandi agglomerati urbani dei paesi a basso reddito. La media di giorni di black-out nell’erogazione di energia elettrica delle reti nazionali dei paesi a basso reddito è purtroppo significativa: l’africa sub sahariana ha una media superiore a 50 giorni/anno e l’America Latina prossima a 20 giorni/anni con conseguenti danni potenziali e incertezze negli investimenti per il sistema economico produttivo locale.

Inoltre, proprio perché il sistema energetico dei Paesi a basso reddito è basato su biomassa tradizionale, presenta alcune criticità in materia di sostenibilità.

Da una parte bisogna considerare l’aspetto ambientale: i bassi rendimenti e l’elevato inquinamento delle tecnologie utilizzate in loco producono emissioni nocive per la salute dell’uomo e per l’ambiente; inoltre il processo di raccolta del legno avviene in modo incontrollato, contribuendo così grandemente al processo di deforestazione, alla desertificazione e all’impoverimento dei terreni agricoli.

Dall’altra parte vi è l’aspetto sociale: nelle zone rurali sono spesso i bambini e le donne ad avere il compito di provvedere all’approvvigionamento energetico della famiglia su base giornaliera. Costoro sono così costretti a dedicare a quest’attività tempi e risorse fisiche che non possono essere allocate ad altro (principalmente educazione, scuola, attività di artigianato). Le conseguenze sociali di questo fenomeno, cui si aggiunge l’analogo problema per il reperimento del fabbisogno giornaliero di acqua e di cibo, vincolano inevitabilmente le prospettive di sviluppo del paese, andando a limitare le potenzialità delle risorse umane più importanti per il futuro.

Infine, anche quando ci si svincola parzialmente dalla biomassa utilizzando combustibili quali il cherosene o il gasolio, la situazione non appare migliore. Tali risorse richiedono costosi approvvigionamenti, e rendono più critica la situazione anche dal punto di vista economico e della sicurezza dell’approvvigionamento quando non disponibili in loco.

Queste considerazioni porterebbero a interpretare il problema dell’accesso all’energia solo come un problema di “accessibilità”, cioè di disponibilità della risorsa e dunque a declinarlo in relazione all’assetto contingente del contesto tecnologico. Tuttavia, la mancanza di accesso energetico non è sempre legata alla mancanza effettiva di fonti energetiche. Il più delle volte nei paesi del Sud del mondo, pur ricchi di materie prime, non riescono a tradurre tale ricchezza in una crescita degli indicatori che forniscono l’efficacia complessiva del sistema energetico (efficienza energetica, penetrazione dell’energia elettrica e impiego delle nuove rinnovabili). I motivi sono molteplici, e i principali sono legati all’assetto strutturale:

a. Contesto politico: la rilevanza del tema è stata percepita solo recentemente da parte delle istituzioni governative locali e degli organismi internazionali, che hanno iniziato a muovere gli aiuti allo sviluppo in questa direzione per perseverare concretamente nella lotta alla povertà;
b. Contesto culturale: i paesi a basso reddito, non essendo caratterizzati da una specifica cultura scientifica e tecnologica,  devono rafforzare la propria capacità di promuovere e sostenere la ricerca applicata e l’attitudine all’innovazione.
c. Contesto economico: la disponibilità finanziaria, sempre piuttosto critica, li vincola, in parte, nelle scelte: le possibilità di investire in grandi infrastrutture sono scarse e, analogamente, grande attenzione deve essere posta nella identificazione di scenari di penetrazione per le nuove rinnovabili al fine di privilegiare le soluzioni che possano garantire anche la sostenibilità economica (generazione distribuita, mini e micro “grid”, soluzioni “stand-alone”). È bene ricordare che attualmente i paesi industrializzati sono i principali investitori nel settore delle nuove rinnovabili perché possono sopportarne i costi che ancora vincolano ad una politica di incentivi.

L’accesso all’energia e in particolare all’energia commerciale o moderna  è certamente un problema sociale che deve essere affrontato con un approccio multidisciplinare e, come suggerito dalla IAEA negli indicatori energetici per lo sviluppo sostenibile, essere in grado di garantire la tutela della salute e l’equità, attraverso l’adozione di tecnologie e politiche appropriate.

Le possibili declinazioni del tema
La questione energetica presenta situazioni molto differenti (e dunque probabilmente anche approcci e soluzioni differenti) nei paesi ad alto, medio e basso reddito. Analogamente, il problema dell’accesso all’energia presenta inevitabilmente sfumature differenti all’interno dei paesi a economia più critica.

In questi contesti, come abbiamo visto, l’assetto strutturale rappresenta un elemento essenziale per affrontare il problema. Come per altri ambiti (sanitario, infrastrutturale, ambientale) è necessario, infatti, agire nel breve:
a. sul piano culturale, puntando ad esempio sulla formazione vocazionale e sullo sviluppo di curricula nel settore delle Scienze e delle Tecnologie per predisporre il terreno affinché nel tempo il problema possa essere gestito con sempre maggior competenza e autonomia in loco.
b. sul piano politico, per creare la capacità istituzionale e supportare i decisori nella definizione di strategie adeguate e di lungo periodo.

Parallelamente è necessario agire dal punto di vista tecnico, con soluzioni appropriate ai contesti specifici che possano includere un mix di fonti energetiche e di tecnologie e un insieme di politiche adeguate, al fine di garantire uno sviluppo energetico reale, durevole e sostenibile.

L’obiettivo di lungo periodo di tali azioni deve essere quello di incrementare contestualmente la disponibilità energetica e la diffusione dell’accesso. Per fare ciò è necessario considerare che, anche a livello di singolo Stato, la mancanza di accesso energetico tocca tre diversi contesti, che necessitano di approcci specifici e mirati:

1. le aree rurali, dove l’accesso non è garantito e dove si può ipotizzare, prima di pensare ad una capillarizzazione delle dorsali di distribuzione, la messa a punto di sistemi stand alone o mini grid basate su un mix di fonti rinnovabili.
2. le periferie informali dei grandi agglomerati urbani, dove l’accesso quando c’è è insufficiente a garantire i servizi e dove esiste un problema di controllo, di legalità e di gestione più complesso e prioritario rispetto all’accesso stesso.
3. il piano nazionale che è fortemente vincolato dalle decisioni governative in materia politica energetica e che richiede un rafforzamento primario a livello di infrastrutture per la produzione, la distribuzione e il trasporto.

Infine dal punto di vista sociale si dovrebbe  cercare di garantire l’accesso all’energia prevedendo un sistema che consenta alle famiglie di sostenere nel tempo i costi eventuali della connessione affidandosi anche a modelli economici innovativi: ne possono essere un esempio le cooperative o le imprese sociali per la gestione delle micro reti, così come le soluzioni di microcredito che consentano lo svolgimento di attività artigianali locali con cui poi sostenere i costi energetici.

Considerazioni conclusive e linee di azione
Il convegno organizzato dalla fondazione EnergyLab, partendo proprio da Milano e dall’evento dell’Expo 2015, mira a riunire la comunità nazionale e internazionale, le organizzazioni non governative, le università, le imprese e le istituzioni italiane e dei paesi interessati per avviare una riflessione che aiuti a raccogliere casi indicativi, osservazioni e suggerimenti per ordinare le esperienze e ricavarne percorsi di interpretazione e, ove possibile, linee concrete di intervento. La motivazione che anima a procedere in questa direzione è la convinzione che la sinergia tra gli attori coinvolti e la concomitanza con eventi di grande rilievo quali l’Expo 2015, interpretato come una occasione per portare alla ribalta temi di interesse internazionale, aiutino a lavorare per realizzare studi e ricerche che abbiano come fine la messa a punto di programmi ampi o progetti più specifici  (di formazione avanzata, di ricerca congiunta o di trasferimento di conoscenza e tecnologia) in grado di garantire un accesso all’energia, e di conseguenza ai servizi sanitari, all’acqua potabile alla sicurezza alimentare, sempre più equo e sostenibile.

Dalle considerazioni sui sistemi energetici nel mondo, e dalla declinazioni del tema nei Paesi a basso reddito è piuttosto immediato dedurre che, molto probabilmente, un’unica soluzione al problema dell’accesso all’energia non può esistere. La strada di ricerca e successivamente di progettazione e implementazione passa, con maggior probabilità, per un insieme di soluzioni appropriate ai contesti specifici che possa includere un mix di fonti energetiche e di tecnologie e un insieme di politiche adeguate e sia così in grado di garantire un reale sviluppo energetico, equo e sostenibile.

L’accesso all’energia rappresenta una vera sfida tecnologica e sociale e un terreno ove le sinergie tra Nord e Sud del mondo e tra attori differenti possono portare alla realizzazione di programmi di cooperazione nei quali il trasferimento tecnologico diventi vera e propria costruzione collettiva di conoscenza e di tecnologia e dunque strumento vero di sviluppo umano e sociale.

(La Fondazione Energylab ha avviato un progetto di ricerca e studio sul tema della elettrificazione dei Paesi Poveri. Il 9 giugno 2010 a Milano si è tenuta una prima seduta pubblica dei lavori con importanti interventi. Proponiamo una sintesi della relazione introduttiva di Emanuela Colombo.)

Per approfondire
Energia e Sviluppo, di Emanuela Colombo
Il programma Elettrificazione dei Paesi Poveri di Energylab
Il programma del convegno del 9 giugno

Approfondimenti on line
Energylab Foundation

 

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