09 Febbraio 2010
Germania: "nuovo" nucleare per vecchie centrali

berlino2di Davide Tabarelli,
NE - Nomisma Energia


La Germania è il primo consumatore e produttore di elettricità in Europa con circa 640 miliardi di chilowattora all’anno: il 23%, 148 miliardi, provenienti  dai suoi 17 reattori nucleari. Per dare un ordine di grandezza, l’Italia produce circa 320 miliardi di chilowattora all’anno, zero da nucleare.

Della chiusura di almeno alcune di queste centrali in Germania si parla da anni. Gerhard Schroeder, leader del partito social democratico, vinse le elezioni del 1998 anche promettendone la chiusura e portandosi dietro così tutto il movimento ambientalista tedesco, uno dei più importanti e consistenti al mondo. Non appena divenne cancelliere, però, quella che doveva essere un’immediata chiusura, si tramutò in un programma di fermate scaglionate nel tempo. Oggi, con il nuovo governo di centro della Merkel, ad oltre 15 anni dall’inizio del dibattito, viene ufficializzato quello che da tempo era nell’aria, ovvero che tutti i reattori verranno mantenuti in vita.

Non esultino i sostenitori del nucleare: dietro a questo tergiversare e dietro al ribaltamento non c’è un vero ripensamento sul ruolo dell’energia dall’atomo che continua ad essere ritenuta pericolosa. Il problema è da una parte molto più semplice, ma dall’altra altrettanto complicato da superare: spegnere i reattori e smantellare le centrali determinerebbe costi insostenibili per qualsiasi economia, con oneri di smaltimento delle scorie dell’ordine di 80-100 miliardi di €. In  una situazione simile si trovò Tony Blair, il leader della sinistra  mondiale alla fine degli anni ‘90, che nel 2001 promise la chiusura delle 19 centrali nucleari attive in UK, ma, dopo aver constatato che gli veniva a costare circa 90 miliardi di €, Blair decise bene di mantenere in vita le centrali per poi venderle, nel settembre 2008, per 20 miliardi di €,  a EdF, la società leader, per chi non lo sa, nel nucleare. 

Se Berlino decidesse veramente di abbandonare il nucleare, occorrerebbe trovare come produrre i quasi 150 miliardi di chilowattora dei reattori. La Germania, si sa, è al primo posto al mondo per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili nuove, il solare e l’eolico: nel 2009 la produzione da queste due fonti ha raggiunto i 60 miliardi di chilowattora, contro livelli praticamente nulli solo 15 anni fa.
La cosa che sarebbe opportuno imparare da questa straordinaria esperienza sulle rinnovabili, è l’efficienza con cui i tedeschi si sono mossi - come se fossero una Wermacht dell’energia. Proprio questo elemento, però, sembra difficilmente ripetibile in altri contesti, in particolare in Italia, dove il disordine e l’incertezza imperversa.
Tuttavia, anche in Germania la spinta sulle rinnovabili si sta esaurendo, un po’ per ragioni fisiche, avendo sfruttato gran parte degli spazi su terra, un po’ per ragioni di ripensamento su queste fonti, il cui costo pesa sulle bollette e il cui impatto ambientale, almeno visivo, è sempre importante. In ogni caso, anche se avrà successo l’espansione dell’eolico su mare, è impossibile pensare di sostituire con le rinnovabili l’elettricità da nucleare.

Giocoforza, l’attenzione si sposta sul lato oscuro dell’energia tedesca, di cui poco si parla, ovvero il carbone. Questa fonte, la più sporca in termini di emissioni di inquinanti e di CO2, è quella che ha fatto, e fa ancora, la storia economica della Germania da oltre due secoli. La produzione elettrica da carbone conta per quasi il 50% del totale in Germania con oltre 300 miliardi chilowattora, pari a tutta la produzione elettrica dell’Italia. La chiusura del nucleare renderebbe necessario un maggiore ricorso proprio al carbone. Anche rispetto a questo combustibile erano stati presi impegni, promettendo un suo progressivo abbandono; la prospettiva però appare quanto mai remota e, a differenza di quanto accade in questo periodo sul nucleare, la questione è passata sotto silenzio.
La lezione da trarre da quanto sta accadendo in Germania è che il nucleare è un’industria estremamente difficile da abbandonare e che una volta che si è entrati pesantemente, con decine di centrali, di fatto non conviene, ne si può, chiuderle. La situazione degli altri paesi industrializzati non è tanto diversa. Di fatto, il ritorno della Svezia al nucleare, nel febbraio 2009, in realtà è stato semplicemente un ufficializzare la fine del divieto di costruirne di nuove; delle 10 che aveva nel 1980, quando ne decise l’abbandono,  ne ha chiuse  solo due e quasi la metà dell’energia elettrica prodotta è sempre venuta in questi 30 anni dal nucleare. La cosiddetta riscoperta del nucleare di cui oggi si parla è certamente legata al grande vantaggio di questa fonte, quello di non emettere CO2, ma tale riscoperta avviene in quei paesi che hanno centrali nucleari e che di fatto non riescono, caso mai lo volessero, a sbarazzarsene. Solo la Polonia, preoccupata della sua eccessiva dipendenza da carbone nella generazione elettrica, pari al 95, sta pensando a costruire una centrale nucleare pur non avendone.

E qui arriviamo finalmente all’Italia, il paese di Enrico Fermi, e l’unico che oltre ad averne deciso l’abbandono nel 1987, abbia poi realmente portato a termine anche la chiusura della centrale che aveva, Caorso, e di quella che era quasi finita, Montalto di Castro. Di quel processo non si è ancora finito di pagare i costi e manca un tassello fondamentale della filiera: il deposito delle scorie. In questa situazione, il Governo sembra intenzionato a rientrare nel settore, ma le difficoltà ovviamente sono enormi.

Caso mai ve ne fosse necessità, l’esperienza dell’Italia, assieme a quella tedesca, confermano ancora una volta come il nucleare sia una faccenda veramente complessa.

Sito Nomisma

Per ulteriori approfondimenti:

Scorie contese

Nucleare, questo sconosciuto

 

Commenti 

 
+1 #1 fontediretta 2010-02-11 16:03
il ritorno del nucleare in Italia è tanto necessario quanto complesso. Sul mio blog mi sto occupando di questo, cercando di alimentare il dibattito
atomidiconoscen za.blogspot.com
Citazione
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna