29 Giugno 2011
Serve un Tavolo per le rinnovabili

asja_039Intervista ad Agostino Re Rebaudengo, Presidente Aper
di Agnese Bertello

Il nuovo presidente di Aper conferma la posizione critica nei confronti del IV Conto Energia. L'esito del referendum rende ancora più urgente l'istituzione di un Tavolo di confronto per lo sviluppo delle rinnovabili che coinvolga istituzioni e imprenditori.

 

Il settore delle rinnovabili, nell’ultimo anno è stato messo a soqquadro. Intorno al IV Conto Energia fin da quando sono stati resi pubblici gli elementi principali sono nate forti polemiche. Qual è la posizione dell’Associazione rispetto alla versione ultima del IV Conto Energia, ormai definitivamente approvato?
La nostra posizione resta negativa. È una posizione che condividiamo con tutti i produttori di energia da fonte rinnovabile, e con tutto il sistema bancario e finanziario italiano ed estero: il IV Conto Energia è intervenuto a cambiare le regole in modo retroattivo mentre erano in corso investimenti ingenti in moltissimi progetti: questa è una parte difficilmente rimediabile. Ciò detto, valutiamo invece positivamente il fatto che sia stato rimosso il tetto di 8000 MWatt che limitava lo sviluppo del fotovoltaico e manteniamo un giudizio più morbido sulla questione tariffe: APER è per una progressiva diminuzione a condizione che, ovviamente, che ve ne siano i presupposti. Vorrei però aggiungere un altro punto su cui abbiamo una posizione contraria ed è legato alla burocratizzazione delle procedure: sappiamo che la mancanza di certezza delle regole e la complessità delle procedure sono gli elementi principali che allontanano gli investitori internazionali, ma non solo, dal nostro Paese. L’istituzione di classifiche e graduatorie, prevista dal IV Conto Energia, non interviene a semplificare la procedure di autorizzazione, bensì a complicarla ulteriormente.

Il IV Conto Energia è stato approvato in un momento in cui il Governo puntava soprattutto sull’energia nucleare per rispondere al fabbisogno energetico nazionale. Oggi può già essere ritenuto inadeguato? Il risultato del referendum costringe a rivedere la strategia energetica complessiva?
Certamente, il IV Conto Energia e le critiche che APER muove a questo documento devono oggi essere interpretati alla luce dei risultati dei referendum. La strategia globale del nostro Paese deve essere evidentemente rivista e io auspico che Governo, Regioni, Istituzioni finanziare e imprenditori pianifichino in modo più organico la strategia energetica, individuando le mosse migliori per rispondere ai fabbisogni del Paese, ma anche valutando correttamente le opportunità di crescita e di sviluppo della filiera industriale e le conseguenti ricadute nella creazione di posti di lavoro. Il settore green tech deve essere considerato nella sua globalità, quindi non sono solo fonti rinnovabili, ma anche risparmio energetico, riduzione delle emissioni. È necessario mettersi al lavoro seriamente, APER auspica l’istituzione di Tavoli di concertazione per la formulazione dei decreti attuativi relativi agli incentivi sulle fonti rinnovabili.

Secondo l’Energy Report 2011 di WWF pubblicato pochi giorni fa, rispondere ai consumi energetici in maniera totalmente rinnovabile entro il 2050 è più di una semplice possibilità. Le sembra una proiezione realistica?
Da qui al 2050, considerando il ritmo con cui si evolve la tecnologia, può succedere di tutto. Sono positivo rispetto a questa possibilità, pur considerando che i consumi a livello globale sono destinati a crescere moltissimo in quello stesso periodo: circa 3 miliardi di persone oggi puntano a un tenore di vita ed ad un livello di consumi energetici, vicino al nostro. Certo, ripeto, bisogna intervenire sull’efficienza energetica sia degli impianti di produzione, sia dei consumi. Certo bisogna volerlo, bisogna che anche i governi, e quindi gli elettori, abbiano , come dire, un commitment sufficientemente chiaro e forte.

Quali sono realmente le potenzialità di sviluppo industriale per il nostro Paese? Sembra che la fetta più grossa da questo punto di vista ormai sia andata ad altri…
Io credo di no. Credo che ci siano ancora moltissime cose da fare anche in un settore come il fotovoltaico che sembra tecnologicamente “maturo”. In realtà non è così, le strade che si possono aprire, investendo in ricerca, sono davvero molte; il fotovoltaico non è solo produzione, o, peggio, installazione di pannelli, come alcuni vogliono far credere... Se tra qualche anno guarderemo indietro al 2011 ci sembrerà la preistoria. Sono positivo su questo fronte, ma vale quanto detto prima: bisogna volerlo. Se mettiamo in rete le nostre migliori imprese, le università, i centri di ricerca, e finalizziamo gli investimenti, puntando a creare le condizioni per una filiera di eccellenza che diventi poi filiera produttiva e industriale, io credo che ci siano tantissime opportunità. Se continuiamo a pensare che la soluzione sia prima il gas, poi il nucleare, poi l’importazione diretta di energia dalla Francia…

Per un reale sviluppo delle rinnovabili, occorre prevedere anche investimenti nella rete di trasmissione e distribuzione. Anche su questo fronte, c’è una certa confusione…
Ovviamente passando da un sistema di distribuzione con centrali definite e pianificate negli anni a un sistema in cui le rinnovabili sono destinate a raddoppiare, cambiano le logiche profonde: stiamo passando a un’organizzazione che si basa sul concetto di produzione distribuita. La situazione è difficile anche per chi ha in carico la gestione di questo tassello fondamentale del sistema. Ancora una volta è la mancanza di chiarezza e certezza nelle regole che ha creato uno stato di confusione. Oggi le domande di nuove installazione sono il doppio dell’attuale capacità installabile nel Paese. Il proliferare di produttori di autorizzazioni, da rivendere per generare speculazioni, hanno intasato il sistema. Mentre gli operatori seri restano nell’incertezza, non sapendo poi se il loro progetto industriale sarà autorizzato o no. In questo contesto, pianificare correttamente gli investimenti diventa particolarmente difficile.

I cittadini vogliono le rinnovabili, questa è la risposta politica del referendum. Eppure i cittadini ostacolano spesso, stando ai dati dell’Osservatorio Nimby, la realizzazione di impianti anche a fonte rinnovabile. Un paradosso?
È un tema spinoso e che dovrebbe impegnarci tutti in una serie campagna di civilizzazione che punti a ribadire il concetto che la libertà individuale finisce dove si procura un danno collettivo. Il fotovoltaico soffre meno di Nimby, rispetto per esempio all’eolico, perché risponde bene a quel senso di individualismo che caratterizza noi italiani. Qualche pannello sul tetto ce li possiamo permettere tutti, quindi riusciamo ad accettare che altri ne mettano centinaia. È un problema di cultura. Di comunicazione, di educazione civica, su cui noi insistiamo troppo poco. È complicato ma bisogna che maturiamo un po’. Oggi godiamo di privilegi e possiamo permetterci anche atteggiamenti che rallentano la crescita del Paese, ma ci sono Paesi che si stanno velocemente avviando a raggiungere il nostro stesso livello di industrializzazione e potranno presto “soffiarci” il nostro ruolo industriale a livello globale: scivolare nelle classifiche è una probabilità molto alta. Aumentare l’ efficienza, la capacità di decidere è vitale l’ alternativa è imboccare un destino di declino forse drammatico.

 

 

 

 

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