07 Aprile 2010
Elezioni regionali e futuro energetico. E adesso?

box_votodi Emilia Blanchetti, partner Allea

 

Per molte settimane, per mesi, anzi, sono state lasciate da parte scelte e decisioni cruciali in attesa del verdetto delle elezioni regionali. Non solo in campo energetico naturalmente. Questo è un Paese che in campagna elettorale si ferma. E questa campagna elettorale, controversa, destabilizzante, concentrata su elementi di politica “parlata” più che di politica “giocata” ha sicuramente allontanato e congelato diverse questioni decisive in molti settori, in primis in ambito energetico. Dall’agenzia nucleare, con la conseguente localizzazione dei siti per la costruzione delle centrali atomiche, agli incentivi per le rinnovabili, all’autorizzazione di altri impianti il cui iter di valutazione è ampiamente concluso, tutto è rimasto nel limbo. In attesa dei risultati elettorali.
Ora i risultati ci sono. Che cosa ci aspetta?

Alcuni candidati hanno fatto dell’opposizione contro il nucleare uno dei cavalli di battaglia della propria campagna elettorale, ma molti hanno preferito una posizione meno drastica e più opportunista, assecondando i piani del Governo e tuttavia dichiarando che nella propria regione le centrali non potranno essere costruite. Esemplari le dichiarazioni di Zaia e di Formigoni in tal senso.
Piemonte e Lazio però sono i due territori sui quali la partita del nucleare si giocherà più pesantemente. Cota non ha fatto mistero della propria posizione a favore, ascrivendo il nucleare tra le fonti di energia pulita e puntando alla questione della vicinanza delle centrali francesi. Meno chiara la posizione della Polverini, che infatti è stata fatta oggetto di attacchi proprio su questo tema da parte di Greenpeace, che ha anche prodotto falsi manifesti elettorali su questo argomento. Greenpeace aveva anche compilato una sorta di mappatura dei “candidati nucleari”, attribuendo comunque posizioni favorevoli a quei candidati che non avevano espresso una decisa opposizione, tra cui appunto la Polverini. Nervi scoperti sul nucleare dunque, soprattutto da parte dei candidati del centrodestra, costretti a trovare un equilibrio tra i piani del Governo e l’opinione pubblica dei cittadini.

E adesso? Il nimby elettorale (va bene il nulceare, ma non qui nella mia regione) dovrà pur trovare una sua sintesi nel momento in cui sulla base delle indicazioni emanate dall’Agenzia (che mentre scriviamo sta sorgendo, con a capo Maurizio Cumo, ndr), i soggetti proponenti dovranno individuare i siti per la costruzione degli impianti.
Con tutta probabilità saranno i governatori che sapranno adottare meglio, e più capillarmente, strumenti di concertazione e di informazione di massa verso i propri cittadini, quelli che usciranno meglio da questa difficile partita. Almeno sul piano della credibilità.

Ma è auspicabile anche che la partita del rinnovamento energetico del Paese non si esaurisca nella discussione su “nucleare sì o nucleare no”. Impegno, energie, ricerca, finanziamenti e piani industriali dovranno necessariamente puntare a tutte le fonti energetiche, trovando anche un equilibrio finanziariamente ed economicamente sostenibile per lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
Le incertezze in questo campo, con la scadenza degli incentivi attuali alla fine dell’anno, e nessuna certezza sui piani di incentivi previsti per il prossimo triennio, sta mettendo al palo molti progetti, costringendo gli investitori tradizionali o comunque i potenziali portatori di capitale ad attendere “tempi più certi”.
Non ultimo poi il discorso sulle fonti tradizionali, che rappresentano ancora l’85% della produzione energetica nel nostro Paese. Rigassificatori, nuove centrali a carbone, nuovi impianti a gas: decine di infrastrutture lì ad attendere uno sblocco. Che ne sarà di loro?

E nel frattempo le responsabilità sulle scelte mancate, sulle cose non realizzate, sui ritardi e sull’attendismo costante rimbalzano da un soggetto all’altro.
Per fortuna il panorama si arricchisce anche di soggetti nuovi: i comuni, che fino a poco tempo fa avevano ben poco ruolo della definizione di una politica energetica nazionale, ora si stanno ritagliando uno spazio di primo piano, diventando gli attori principali delle dinamiche anche finanziarie che stanno dietro agli accorpamenti e alle fusioni tra utility e anche delle strategie di applicazione di una nuova visione dell’efficienza energetica come strumento di una nuova urbanizzazione e nella gestione della mobilità.

Ma intanto, attendiamo notizie dai nuovi governatori delle regioni. Sperando, finalmente, in un’era di “energia prodotta” e non di “energia parlata”.

Per approfondire
Regionali 2010: il voto, il non voto e quello che ci aspetta, di Giovanni Galgano

 

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