| 22 Dicembre 2011 |
| Innovare il petrolio |
|
Dichiaratamente scettico rispetto alle possibilità delle rinnovabili di sopperire al fabbisogno energetico, Maugeri ritiene che al 2030, se va bene, si arriverà a coprire con le rinnovabili il 10% del fabbisogno energetico a livello mondiale. I buoni risultati ottenuti in alcuni Paesi (per esempio il grande sviluppo dell’eolico in Danimarca) sono da considerarsi fatti episodici; pensare di replicare queste esperienze in contesti diversi è sbagliato. La realtà dei numeri è un’altra. “Diversamente da quanto alcune persone si ostinano a voler credere, insomma, le fonti fossili non sono emerse come fonti dominanti in ragione di una cospirazione di governi e compagnie, ma semplicemente per via di alcune fondamentali leggi fisiche”, spiega. “ Le fonti fossili semplicemente hanno la maggiore densità energetica tra tutte le fonti di energia di cui disponiamo.” “Possiamo scegliere di tornare a uno stile di vita più primitivo”, continua Maugeri, “o possiamo accettare che la nostra vita includa i combustibili fossili e dedicare tutti i nostri sforzi alla ricerca per riuscire a minimizzare l’impatto ambientale che questi hanno.” Ed è questo il punto più interessante della sua conversazione: oggi infatti si parla quasi esclusivamente di ricerca nel settore delle rinnovabili, mentre sarebbe necessario che venisse intensificata anche quella sulle fonti fossili, proprio con l’obiettivo di ridurne l’impatto ambientale e proprio in ragione del fatto che, volenti o nolenti, avremo ancora parecchio a che fare con loro negli anni a venire. L’unica novità emersa negli ultimi anni è la CCS (Carbon Capture and Storage), e su questa l’Unione Europea sta oggettivamente spingendo molto, anche se, immaginando una sua applicazione su larga scala, le verifiche da portare a termine sono ancora molte e soprattutto di ordine finanziario. Insomma, quello della ricerca potrebbe essere un elemento da giocare intelligentemente per il futuro, per scardinare l’idea che le rinnovabili sono belle e guardano al futuro, mentre carbone, petrolio e gas, sono brutte e sporche e ci tengono ancorati a un passato che non ci piace più. Per cambiare i termini dell’equazione energetica, Maugeri consiglia alle imprese e a i Paesi produttori di smettere di pulirsi la coscienza investendo nelle rinnovabili e di cominciare a investire seriamente in ricerca sull’oggetto diretto del core business: il petrolio. Le ragioni a favore di questo atteggiamento sono prima di tutto legate al mercato e alla concorrenza. Il centro del mondo del petrolio si sposta sempre più rapidamente verso est; gli Stati Uniti hanno per il momento ancora il primato nell’ambito del know how tecnologico, ma le cose stanno rapidamente cambiando: Medio Oriente e nord Africa stanno evolvendo rapidamente in questa direzione. L’Arabia saudita ha dedicato gran parte del suo budget per la ricerca alla tecnologia EOR (Enhanced oil recovery) che consente uno sfruttamento più efficiente dei pozzi: “oggi non ne hanno bisogno”, commenta Maugeri, “ma è un importante passo avanti per assicurarsi il futuro, come produttore, certamente, ma anche come proprietario di una tecnologia avanzata”. Tecnologia innovativa e know how saranno la chiave anche per il settore del petrolio, come già accade per le rinnovabili. La sfida che la Cina ha imposto all’occidente sul fronte delle rinnovabili può allargarsi anche ad altri territori. Non siamo ancora arrivati a questo punto, perché l’innovazione nel settore è ancora prevalentemente nelle mani delle piccole o medie aziende statunitensi, come dimostra quanto è accaduto con lo shale gas. Ciò nonostante, considerando la velocità con cui le cose maturano in Cina, il rischio è di ritrovarsi ancora una volta a guardare meravigliati e increduli l’accaduto. Il campanello d’allarme qualcuno l’ha lanciato.
Per approfondire
|

In un recente articolo pubblicato sulla rivista dell’OPEC, Leonardo Maugeri affronta il futuro delle fonti fossili e il futuro delle industrie legate al settore petrolifero.




