06 Luglio 2010
Gas flaring nel Delta del Niger

gas_flaring_ridottodi Rosa Filippini, Presidente Amici della Terra

Insieme agli sversamenti di petrolio, il gas flaring contribuisce a quel disastro ambientale e sociale di enormi proporzioni che si protrae da anni nel delta del Niger, nell’indifferenza dell’opinione pubblica mondiale. Con 606 pozzi petroliferi attivi, che forniscono il 40% del greggio importato dagli Stati Uniti, la Nigeria dovrebbe essere un paese molto ricco. Invece, dopo circa 50 anni di estrazioni, che nel 2009 sono arrivate a contribuire all’80% del PIL, lo sviluppo nigeriano non decolla, la corruzione dilaga, i governi non sono in grado di garantire alcun livello di sicurezza sociale, la protesta è spesso sfociata in guerriglia e il Delta del Niger versa in uno stato di gravissimo degrado. A causa degli sversamenti di petrolio e della pratica del gas flaring, l’aria, le acque e il suolo sono gravemente inquinati e l’economia delle comunità rurali, dei pescatori e degli allevatori è compromessa. L’aspettativa di vita di queste comunità è peggiorata nelle ultime due generazioni e arriva a poco più di 40 anni, il tasso di povertà è sensibilmente aumentato.

Quanto alle dimensioni del problema, un rapporto del 2007, condotto da studiosi nigeriani e dal World Conservation Union, valuta che nel Delta del Niger, negli ultimi 50 anni, siano stati sversati 1,5 milioni di tonnellate di petrolio, circa 50 volte lo sversamento della Exxon Valdez, ovvero una quantità equivalente a quella dispersa dalla piattaforma della BP nelle acque del Messico fino a questo momento. A ciò si aggiunge la pratica del gas flaring che provoca il rilascio in atmosfera di sostanze tossiche dannose alla salute e provoca il fenomeno delle piogge acide, attraverso la combinazione di ossidi azotati e solforosi col vapore acqueo presente nell'atmosfera. Le piogge acide danneggiano le colture agricole e accelerano la corrosione delle coperture metalliche delle abitazioni utilizzate dalle comunità locali. I due problemi sono collegati e derivano entrambi da modalità di gestione dei pozzi petroliferi che non è nemmeno immaginabile nei paesi occidentali e resta sconosciuta all’opinione pubblica. Tanto è vero che la stampa mondiale segue giorno per giorno le conseguenze dell’incidente del Golfo del Messico ma ignora il disastro quotidiano della Nigeria.

Il gas flaring è una pratica inefficiente e inquinante di molte compagnie petrolifere, che perdura a oggi in 20 paesi del mondo e che contribuisce in modo rilevante sul riscaldamento globale senza che il negoziato internazionale sul clima sia mai riuscito a introdurre norme vincolanti per il suo abbandono. In particolare, il gas flaring rappresenta uno spreco di risorse paradossale in paesi come la Nigeria, dove la grande maggioranza della popolazione non ha accesso ad alcuna forma di energia. Secondo la Banca mondiale, nel mondo si stimano 140 miliardi di metri cubi di gas naturale bruciato in torcia nel 2008, di cui circa 15 miliardi nella sola Nigeria.
Stime non ufficiali parlano addirittura di un aumento, invece che di un progressivo abbandono di questa pratica: 170 miliardi di metri cubi al 2010. Queste quantità corrispondono a circa il 30% del fabbisogno annuale di gas dell’Europa.

Per quanto riguarda gli effetti ambientali, facendo riferimento ai dati globali del 2008, dal gas flaring derivano circa 280 milioni di tonnellate di CO2 in atmosfera (50 milioni nella sola Nigeria). Conteggiando anche il metano liberato in atmosfera senza combustione (gas venting), l'impatto è enormemente maggiore, con una stima complessiva di circa 400 milioni di tonnellate equivalenti di CO2, ovvero poco meno della metà degli obiettivi complessivi del protocollo di Kyoto di riduzione dei gas serra da parte dei paesi industrializzati nel periodo 2008-2012 rispetto ai livelli del 1990.

Per approfondire
Il primo luglio gli Amici della Terra hanno tenuto una conferenza stampa sulla pratica del gas flaring nel Delta del Niger con l’intervento di Nimmo Bassey, fondatore di Environmental Right Action Nigeria e Presidente di Friends of the Earth International, è stato nominato dal Time “Hero of the Environment 2009” per il suo ruolo attivo nel denunciare le violazioni dei diritti umani e ambientali da parte delle compagnie petrolifere nel Delta del Nigere la partecipazione di Christine Weise, Presidente della sezione italiana di Amnesty International e ad Elena Gerebizza, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale.

La conferenza sul gas flaring su Radio Radicale.

 

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