| 03 Settembre 2010 | |||
| Plinio, Plutarco e Sgarbi |
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Da sempre, ieri come oggi, le grandi opere architettoniche ed ingegneristiche hanno creato diverse perplessità nell’uomo. Preoccupazioni politiche e culturali, problemi morali, ideologie infondate si sono succedute ciclicamente in vari periodi storici. In ogni tempo, in ogni luogo, in ogni cuore, le paure dell’uomo sono sempre state le stesse: l’inabilità umana di fronte alla maestosità delle grandezze architettoniche. Plutarco, ad esempio, ha condannato più volte i bagni giganteschi ed i palazzi dell’imperatore Domiziano sia per la scarsa utilità sia per le enormi spese impiegate per la costruzione. Plinio disapprovava le “sette meraviglie del mondo” per mancanza di gusto e perché richiedevano un’eccessiva spesa da parte dei Re. Nel XII secolo il monaco cistercense Bernard di Clairvaux disapprovava l’altezza eccessiva delle chiese gotiche che stavano nascendo in Francia, mentre l’architetto fiorentino Leon Battista Alberti condannava le “mostruose” piramidi degli egiziani contrassegnandole come “idea folle”. E ancora. Per costruire Santa Maria del Fiore i fiorentini avevano abbattuto intere foreste per ricavare il legname delle travi, raso al suolo vecchie chiese e quartieri. Nel 1418 mancava un solo particolare: la cupola. A vincere il concorso fu un orafo e scultore Filippo di ser Brunellesco con la creazione di un capolavoro, capace di resistere ai fulmini, ai terremoti, al passare dei secoli, che oggi incanta chiunque lo osservi da lontano o salga lungo le sue strutture, incarnando, ai nostri occhi, lo spirito del Rinascimento. Anche se alcuni primi autori del Rinascimento hanno manifestato molto interesse per lo stile architettonico come noi lo intendiamo oggi, i primi umanisti frequentemente utilizzavano immagini architettoniche, al fine di rendere più vivace la discussione morale. La nascita avventurosa di nuovi prodigi dell'architettura è vista dalla società del tempo con indignazione, spesso anche il genio che la ideò è bollato dai suoi contemporanei come folle. Le grandi costruzioni racchiudono segreti che sfidano la nostra capacità di capire e stimolano la nostra riflessione. Di esempi analoghi se ne potrebbero annoverare tantissimi nella storia del nostro Paese. Riportandoci ai giorni nostri lo stesso paragone potrebbe ben calzare per l’avvento delle energie rinnovabili. Anche in questo caso si apre una discussione che implica problemi etici, culturali e politici. C’è chi si dichiara favorevole e chi è contrario a sfruttare la forza del vento. Una recente indagine condotta dalla Doxa sulle energie rinnovabili rileva che sa bene cos’è l'energia eolica solo il 30,3% degli italiani. Le persone che conoscono meglio queste tecnologie, sono molto più ben predisposte ad utilizzarle. La ricerca ha preso in esame un campione della popolazione italiana e una rappresentanza delle aziende che operano nel settore delle energie rinnovabili, per capire se l'attuale offerta stia effettivamente rispondendo alle esigenze di un mercato in forte sviluppo. Intanto aumentano a ritmo costante gli investimenti per le centrali eoliche, ma i “mulini del duemila” in Italia non convincono ancora tutti. Per Sgarbi, in concomitanza alla sua elezione di Sindaco di Salemi, è iniziata la sua personale battaglia per evitare che sul territorio del suo comune siano installati i nuovi impianti eolici che secondo il critico d’arte deturperebbero in maniera irreversibile il territorio. La sua visione della vita, quella di critico d’arte prestato alla politica, non può fare a meno di essere riflessa nel bel vedere. Per lui “il richiamo estetico non può essere marginale”, in ogni caso, in ogni situazione e senza mezze misure. I “mulini del terzo millennio” non piacciono a tutti e certo non sono caratteristici come i loro antenati olandesi, sebbene chi sia a favore si stupisca delle critiche citando l’impatto traumatico provocato da tralicci dell’alta tensione e raffinerie. Questo è l’oggetto di contesa tra due associazioni come Legambiente, attenta allo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili, e Italia Nostra, che in difesa del nostro paesaggio boccia senza appello l’eolico. Rinunciarvi, però, significa rinunziare a non inquinare. Nonostante la scarsa conoscenza, emerge chiaramente una predisposizione molto positiva degli italiani verso le rinnovabili: quasi l'80% della popolazione ritiene, che il potenziale impatto delle energie alternative sul risparmio dei costi energetici sia importante, con un 30%, che lo ritiene potenzialmente fondamentale. Tutte le aziende fornitrici intervistate riscontrano un andamento positivo del business. In Italia, secondo l’ultimo rapporto di Legambiente, il 2008 è stato un anno di boom per l’energia del vento: 1.022 i Mega Watt installati in vari comuni, soprattutto in Puglia, Sicilia e Sardegna, con un incremento del 35% rispetto al 2007. Molti siciliani vedono nelle pale eoliche l’emblema di un paese civile, come ce ne sono tanti in giro per il mondo (ad eccezione dell’Italia) e una possibilità di riscatto per la Sicilia. Quello che dovrebbe far discutere i siciliani è l’enorme impatto ambientale dei colossi petrolchimici di Gela, Milazzo, di Priolo Gargallo, di Termini Imerese, di cui i cittadini di quelle aree ne subiscono le conseguenze. Nessuno vede questo scempio? Eppure hanno un bell’impatto ambientale, per di più in alcuni casi a ridosso di importanti siti archeologici. Qualcuno vede scomode le pale eoliche, che silenziosamente nelle zone collinari svolgono un lavoro prezioso. L’energia a basso costo prodotta dalle pale eoliche è pulita, inesauribile, non altera il clima. Oltre a fornire energia elettrica a costi contenuti si prevede che darà lavoro e occupazione a migliaia di addetti e non è un fatto trascurabile in regioni dove il tasso di disoccupazione è preoccupante. C’è da sperare quindi che gli investimenti su fonti pulite, come appunto l’eolica, non vadano gettati al vento. Intanto secondo uno studio Roland Berger per l’eolico il bello deve ancora venire: si prevede una crescita del 17% annuo da qui al 2012. L'Europa, in particolare, si ripromette di generare il 20% della propria energia da fonti rinnovabili entro il 2020. |
| Ultimo aggiornamento 07 Settembre 2010 |




di Miriam Giuliano, 




