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Intervista a Paolo Saraceno di Andrea Pucciarelli
I cambiamenti climatici sono un dato di fatto, ma dove affondano le loro radici? Si tratta di un problema imputabile all’uomo? In ogni caso, è proprio l’uomo che deve farvi fronte, con unità di intenti e concretezza.
La Terra sta scaldandosi, su questo la comunità scientifica non ha dubbi. La ragione di questa certezza è l’aver misurato, nell’ultimo secolo, un aumento di quasi un grado della temperatura media della terra. Un incremento notevole se si considera che la differenza massima tra le temperature medie dei periodi freddi glaciali e quelli caldi è di 5 gradi. Questa “piccola” variazione di temperatura ha causato gli effetti secondari di cui si parla: lo spostamento verso nord di molte specie, la riduzione dei ghiacciai alpini, l’aumento dei livelli dei mari e fa prevedere la scomparsa dei ghiacci artici e di gran parte di quelli alpini e himalaiani (con gravi problemi di siccità) entro il 2050. La situazione è la più grave dell’ultimo milione di anni. L’esame dell’aria contenuta nei campioni di ghiaccio ottenuti dai carotaggi artici (che contengono campioni di atmosfera risalenti al momento in cui è caduta la neve) mostra che oggi la concentrazione dei gas serra atmosferici è la più elevata dell’ultimo milione d’anni. Da allora sino al 1800 il contenuto di CO2 atmosferico non ha mai superato le 280 ppm mentre oggi è a 380ppm, mentre il metano (che ha un effetto serra 23 volte superiore a quello della CO2) è passato dai 700 ppm dell’ultimo milione d’anni ai 1780 ppm di oggi. I carotaggi mostrano anche che temperatura e abbondanza di gas serra sono sempre correlati. La polemica in corso (almeno quella che avviene tra gli scienziati) non è quindi sul riscaldamento del pianeta, su cui non si dubita, ma sul fatto che esso debba essere imputato all’uomo o meno. Alcuni scienziati (pochi) sostengono che esso sia l’effetto di uno dei tanti meccanismi ciclici che caratterizzano il clima e che, per confondere le cose, è iniziato in coincidenza con la rivoluzione industriale, per cui noi attribuiamo ai gas serra antropici la causa del riscaldamento globale mentre esso deriverebbe da fenomeni esterni sconosciuti. L’aumento dei gas serra non sarebbe la causa ma la conseguenza dell’aumento della temperatura. Se, infatti, la temperatura della Terra dovesse crescere per ragioni non antropiche, questo farebbe aumentare il degassamento del mare e del suolo per cui si avrebbero gli aumenti dei gas serra osservati. Non è possibile capire con delle misure se il responsabile del riscaldamento globale è l’uomo (come si è fatto per mostrare che la terra sta riscaldandosi); la ragione è che il clima è un sistema complesso e per i sistemi complessi le valutazioni possono essere fatte solo in termini probabilistici, usando modelli e approssimazioni. Per rispondere a questa domanda le Nazioni Unite e il WTO (World Meteorological Organization) hanno istituito nel 1990 IPCC (Intenational Panel on Climate Changes) che ogni 6 anni fa un rapporto sullo stato del pianeta. Il rapporto IPCC 1995 ha stabilito che la responsabilità dell’uomo nei cambiamenti climatici era del 66%, il rapporto del 2001 (con nuovi dati e modelli più raffinati) ha portato la responsabilità dell’uomo al 95% e infine l’ultimo, quello del 2007, al 99% . In quest’ultimo rapporto si dichiara che l’aumento della temperatura e del livello degli oceani sono inequivocabilmente causati dall’uomo. Le valutazioni dell’IPCC non essendo riducibili a semplici misure sono contestate da alcuni scienziati. Ci sono delle considerazioni che possono comunque essere fatte: 1) dato l’alto rischio, il principio di prudenza impone di prendere in seria considerazione la questione. Non farlo equivale a comportarsi come una persona cui è stato detto che se non si cura ha una probabilità di morire del 99% (il funzionamento del corpo umano è un sistema complesso, come il clima) e questa persona decide di non curarsi confidando in quel 1%. 2) anche ipotizzando che la causa principale del riscaldamento globale sia un fenomeno non antropico che riscalda il pianeta, i gas serra emessi dall’uomo contribuiranno a peggiorare la situazione. Dovremmo anzi emetterne di meno per compensare questo fenomeno esterno nefasto e sconosciuto. 3) il riscaldamento comporta rischi gravi e difficili da valutare. Bisogna ricordare che le variazioni climatiche sono la sola causa accertata delle estinzioni di massa del passato (anche l’estinzione dei dinosauri è avvenuta per variazioni climatiche in quel caso causate dall’impatto di un meteorite) e sono state causate, per la maggior parte, dai gas serra emessi dai vulcani. Oggi potrebbero essere causate da quelle emesse dalla nostra specie.
Sui cambiamenti climatici la comunità scientifica è divisa tra scettici e catastrofisti. Quali sono le evidenze scientifiche in proposito?
Il vertice di Copenhagen si è concluso senza prevedere misure concrete contro l’innalzamento della temperatura. Qual è la reale utilità di questi incontri? I modesti risultati del vertice di Copenhagen non devono portare alla conclusione che simili incontri siano inutili. Negli anni a venire, gli effetti del riscaldamento globale si faranno sentire più di oggi e sarà utile avere una struttura dove discutere le iniziative da prendere. Paesi come Cina e India sono tra i maggiori emettitori di gas climalteranti, ma i provvedimenti nei loro confronti sono meno restrittivi perché considerati Paesi in via di sviluppo.
Di fronte a una possibile emergenza questa distinzione ha ancora senso? Questa domanda è un esempio di come i paesi ricchi, che sono i principali inquinatori, si sono avvicinati a Copenhagen ed è una delle ragioni per cui la conferenza ha avuto un modesto risultato. La domanda non affronta la sostanza del problema perché non tiene conto della popolazione. Se si ragiona in questo modo il paese più virtuoso è la città del Vaticano, la nazione meno popolata, il peggiore la Cina, la nazione più popolata del mondo. India e Cina contengono più di un terzo della popolazione mondiale e contribuiscono a meno di 1/3 dell’inquinamento mondiale, sono quindi più virtuosi di molti altri paesi. Un confronto corretto tra le nazioni va fatto considerando l’inquinamento pro capite e questa classifica, vede i paesi sviluppati ai primi posti e non i paesi in via di sviluppo. Da questo punto di vista il paese peggiore è il Qatar con 57,7 tonnellate di CO2 pro capite per anno; seguono gli Stati Uniti che ne emettono 19.9, l’Italia con 7.4 (che diventerebbero 8.2 se producessimo in casa l’energia elettrica che importiamo) la Cina 4.6; la media mondiale è 4.4, l’India 1.18, l’ASIA 1,35, l’Africa 0,92. (dati IEA 2007). È chiaro che i paesi in via di sviluppo non accetteranno mai di essere descritti come grandi inquinatori quando le loro emissioni pro capite sono molto più basse di quelle dei paesi sviluppati! I paesi ricchi, che sono i maggiori inquinatori, devono quindi dimostrare che è possibile abbattere le emissioni, se loro non trovano una soluzione è difficile che la trovino i paesi in via di sviluppo o quelli sottosviluppati. I paesi sviluppati dovrebbero essere i primi a ridurre l’uso dei combustibili fossili cominciando dalla produzione di energia elettrica, evitando di illudersi che sia possibile usare i combustibili fossili in modo “pulito”. Come ha detto James Hansen, uno dei maggiori climatologi americani, parlare di combustibili fossili puliti è come parlare di acqua asciutta. Questo non è capito da tutti ed è sorprendente vedere, ad esempio in Italia, movimenti che si definiscono ambientalisti sostenere il carbone “pulito” o il ciclo combinati. Va infine ricordato che la Cina, dopo i gravi dissesti provocati da agricolture sbagliate e industrializzazioni selvagge, è diventata il paese che, in termini assoluti, investe maggiormente in politiche ambientali ed energie rinnovabili.
Quali sono le prospettive per la prossima conferenza prevista in Messico alla fine di quest’anno? Quale dovrebbe essere il ruolo del mondo scientifico in questa occasione? A questa domanda ho in parte risposto nel punto precedente, si può solo aggiungere che per ottenere un successo dalla prossima conferenza è importante che i paesi riescano a spogliarsi dei loro interessi e cerchino le soluzioni utili al loro comune futuro, che è quello del pianeta. Un processo che non è facile da maturare, senza di cui non si faranno grandi progressi. Il ruolo del mondo scientifico è quello di studiare i problemi, prevedere quello che può succedere e indicare possibili soluzioni. Le scelte e l’azione spettano alla politica e questo richiede che si realizzi uno stretto collegamento tra scienza e politica. Il problema da risolvere non è semplice, perché dalla quantità di energia disponibile dipende il benessere di un paese, per cui non è prevedibile che i paesi ricchi riducano loro consumi (per non ridurre il loro benessere) mentre i paesi poveri aumenteranno i loro (per migliorare il loro benessere). Per queste ragioni si prevede che i consumi energetici raddoppieranno prima della metà del secolo; un aumento che non potrà essere ottenuto raddoppiando l’uso dei combustibili fossili (che cominciano ad esaurirsi) per cui, almeno in parte, esso dovrà essere ottenuto da forme d’energia che non li usano, fonti che oggi sono solo parzialmente disponibili per cui molto dovrà essere investito in ricerca.
Come si può conciliare la crescente sete di energia con una riduzione delle emissioni di gas serra? Tra qualche secolo, quando i combustibili fossili saranno finiti, le sorgenti primarie d’energia saranno: il sole e il nucleare da fusione, cui si aggiungeranno i biocombustibili per tutte le applicazioni per cui non si può usare energia elettrica (ad esempio gli aerei). Nessuna di queste soluzioni è oggi applicabile, la fusione non esisterà prima di 50 anni (e forse più..): il solare potrebbe richiedere più di un decennio per divenire competitivo , i biocombustibili si ottengono dai cereali, e sono per questo insufficienti a sostituire il petrolio, inoltre hanno causato un aumento del costo del cibo e della fame nel mondo. Nell’attesa che queste tecnologie possano diventare le sorgenti primarie di energia si potrebbe: 1. implementare il più possibile l’”efficienza” con cui si usa l’energia. Ogni progresso in questo campo è esportabile immediatamente nei paesi poveri (che a partire dal 2000 sono in termini assoluti i maggiori inquinatori), con grandi vantaggi per il pianeta; 2. utilizzare ogni forma di energia che non produca gas serra (Geotermico, Vento, Mare, ecc,) ma sopratutto il nucleare, la sola forma di energia oggi disponibile che può sostituire i combustibili fossili nella produzione di energia elettrica. Sarebbe importante sviluppare i reattori al torio le cui riserve sono enormi e che non producono materie prime utilizzabili per bombe atomiche; 3. investire in ricerca sul solare per renderlo competitivo; 4. investire in ricerca sulla fusione; 5. trovare sostituti ai combustibili fossili per i trasporti: elettricità (batterie a lunga durata, filobus, veicoli ibridi ecc.), idrogeno (facendo ricerche per ridurre i costi di produzione e risolvere il problema dei serbatoi per trasportarlo sui veicoli), biodiesel (prodotto però dalla cellulosa, trasformando le discariche in sorgenti di carburante e così sostituendo i termovalorizzatori); 6. studiare forme di agricoltura che abbiano un impatto minore sull’ambiente (e soddisfino la domanda di cibo di un pianeta che avrà presto 10 miliardi di abitanti).
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Commenti
I DATI ERANO CONTRAFFATTI. . Basta cercare “CLIMAGATE” per sincerarsene.
“Il dottor Phil Jones (IPCC)ammette: Nessun riscaldamento Globale dal 1995..”
1^I dati di vitale importanza per sostenere il ‘grafico della mazza da hockey’ sono andati PERSI !
2^ Non c’è stato alcun riscaldamento globale a partire dal 1995
3^ Periodi di riscaldamento globale sono già accaduti in passato – ma non a causa dell’uomo .
wikio.it/.../...
Cordialmente.
Piero Iannelli
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