09 Luglio 2009
Una politica nazionale per il post Kyoto PDF Stampa E-mail

bandiere_uedi Andrea Molocchi, centro studi Amici della Terra

Un compromesso tra Consiglio e Parlamento europeo che definisse la politica comunitaria su energia e clima era stato trovato nel dicembre dello scorso anno; un mese fa, ad inizio giugno, quel compromesso è finalmente diventato Legge: si tratta del cosiddetto "Pacchetto Energia e Clima".
Una legge molto articolata che comprende - solo per citare i provvedimenti più importanti - la nuova direttiva sulla promozione della fonti rinnovabili, quella di revisione del sistema comunitario di commercio delle quote di emissione (ETS), e la Decisione "Effort Sharing", riguardante la ripartizione fra gli Stati Membri degli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra nei settori non ETS.
I benefici di una politica improntata in maniera così netta all'innovazione e all'acquisizione di vantaggi competitivi per l'industria europea a livello globale dipenderanno dalla capacità degli Stati Membri di rispondere tempestivamente a questa sfida con un mix di politiche attente non solo al rispetto degli obiettivi formali, relativi all'Italia e al suo territorio, ma anche alla massimizzazione sostanziale delle opportunità sociali, economiche ed ambientali, molte delle quali riguarderanno la presenza dell'Italia sui mercati e nei contesti globali.

Per attrezzarsi ad affrontare questa sfida impegnativa, l'Italia deve innanzitutto maturare una diversa consapevolezza sul tenore della sfida stessa, che non è limitata all'obiettivo, importante, dello sviluppo delle fonti rinnovabili, come invece sia il Position paper del Governo del 2007, sia buona parte del successivo dibattito nazionale ha continuato ad enfatizzare; si tratta di definire, invece, un quadro integrato di obiettivi che oltre alle misure di riduzione dei gas serra e di sviluppo delle rinnovabili, comprenda anche un massiccio piano di interventi di contenimento della domanda di energia (efficienza domestica) e di accompagnamento delle imprese all'estero nell'offerta di prodotti efficienti e tecnologie pulite (internazionalizzazione delle imprese).

Come risulta da un'approfondita analisi della politica comunitaria, realizzata come centro studi dell'Associazione Amici della Terra, e che è più dettagliatamente riportata nel documento in allegato, gli obiettivi del 20-20-20, validi per l'Europa nel complesso, non comportano all'Italia uno sforzo eccessivo in termini di riduzione delle emissioni (il primo dei "20"): la stima degli effetti del pacchetto energia sulle emissioni di gas serra complessive dell'Italia al 2020 è del -4% rispetto al 1990 e del -16% rispetto al 2005. Per il 2010 dovremmo, in base al protocollo di Kyoto, raggiungere quota -6,5% al 2010 rispetto al 1990. Ciò che preoccupa è invece l'obbligatorietà dell'obiettivo di rinnovabili, particolarmente impegnativo per il nostro Paese (17% di rinnovabili sui consumi finali) sia sotto il profilo economico che territoriale, cui fa fronte un obiettivo di efficienza energetica (il terzo dei "20") sinora rimasto privo di provvedimenti attuativi, mentre dovrebbe essere l'obiettivo prioritario per la fattibilità ed efficacia della politica europea su energia e clima.
Al di là della possibilità di futuri miglioramenti della politica europea, è evidente che il pacchetto appena approvato richiede all'Italia un rilevante cambio di priorità e di passo nella
politica energetica. L'articolo 7 della legge 133 del 6 agosto 2008 prevedeva la convocazione di una
Conferenza nazionale dell'energia e dell'ambiente ai fini dell'elaborazione di una strategia
energetica nazionale da parte del Ministro dello sviluppo economico, ma la Conferenza non si è tenuta, non è stata varata alcuna strategia nazionale in merito né è stato davvero impostato un rilancio della ricerca, in merito al quale però si sono fatti ripetuti annunci.

L'atteggiamento del Governo in questa cruciale fase di attuazione in sede nazionale del "Pacchetto
Energia e Clima" si contraddistingue per l'estemporaneità degli interventi, non inseriti in un quadro unitario e globale, per un'attenzione limitata al settore delle fonti rinnovabili e, più in generale, per una scarsa fiducia nelle politiche di efficienza energetica come opportunità di sviluppo e
prerogativa nazionale alla riduzione dei gas serra.
La mancanza di iniziativa da parte del Governo sui temi dell'efficienza energetica, a partire dai trasporti, rende evidente che è in atto uno squilibrio molto pericoloso per il paese in questa delicata fase di raccordo col pacchetto comunitario.

L'attenzione del Governo si è concentrata sui provvedimenti preliminari per il riavvio del programma di centrali nucleari a fissione - una scelta con ritorni a lungo termine, che ci appare in contrasto con le esigenze di immediati investimenti anticrisi, poco coerente col quadro di obiettivi quantitativi della politica comunitaria su energia e clima e che rischia di sottrarre risorse finanziarie essenziali per un pieno dispiegamento delle opportunità occupazionali ed economiche delle tecnologie pulite.
Anche nel settore delle rinnovabili, l'unico che sembra ricevere una qualche attenzione da parte
del governo (secondo l'equazione "quota rinnovabili = quota nucleare"), non mancano le
contraddizioni: da un lato si assiste al tentativo di responsabilizzare le Regioni mediante il rinnovo
delle regole sul decentramento degli obiettivi (sotto la solita generica minaccia dell'esercizio dei
poteri sostitutivi), ma a livello nazionale si continua a ignorare il fatto che le tecnologie basate sulle
fonti rinnovabili di energia comportano una forte pressione sulla risorsa più scarsa che ci sia, il
territorio, con le conseguenti problematiche di conciliazione fra interessi energetici e interessi collettivi, che rimangono tutte da risolvere.

Sul rapporto tra Stato e Regioni è necessario un ripensamento complessivo; da una parte infatti, sarebbe un grave errore se la politica sulle fonti rinnovabili rimanesse monca a livello centrale e si basasse sull'esclusiva responsabilizzazione delle Regioni; dall'altra è necessario che l'attuale assetto di responsabilizzazione di queste ultime, ora circoscritto alle fonti rinnovabili, si estenda a tutti gli obiettivi del pacchetto energia e clima, formali e sostanziali, in maniera tale da rendere più efficienti le politiche d'intervento.

L'agenda delle cose da fare è fitta; può essere semplificata, ma non elusa, anche perché le prime scadenze sono dietro l'angolo: il piano d'azione nazionale che dovrà articolare gli obiettivi settoriali e intermedi dell'Italia sulle rinnovabili deve essere consegnato alla commissione entro giugno 2010 ed entro il 2011 dovrà essere fatta la prima verifica sui progressi realizzati.

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Ultimo aggiornamento 15 Gennaio 2010
 

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