| 09 Luglio 2009 | |||
| Una politica nazionale per il post Kyoto |
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Un compromesso tra Consiglio e Parlamento europeo che definisse la politica comunitaria su energia e clima era stato trovato nel dicembre dello scorso anno; un mese fa, ad inizio giugno, quel compromesso è finalmente diventato Legge: si tratta del cosiddetto "Pacchetto Energia e Clima". Per attrezzarsi ad affrontare questa sfida impegnativa, l'Italia deve innanzitutto maturare una diversa consapevolezza sul tenore della sfida stessa, che non è limitata all'obiettivo, importante, dello sviluppo delle fonti rinnovabili, come invece sia il Position paper del Governo del 2007, sia buona parte del successivo dibattito nazionale ha continuato ad enfatizzare; si tratta di definire, invece, un quadro integrato di obiettivi che oltre alle misure di riduzione dei gas serra e di sviluppo delle rinnovabili, comprenda anche un massiccio piano di interventi di contenimento della domanda di energia (efficienza domestica) e di accompagnamento delle imprese all'estero nell'offerta di prodotti efficienti e tecnologie pulite (internazionalizzazione delle imprese). Come risulta da un'approfondita analisi della politica comunitaria, realizzata come centro studi dell'Associazione Amici della Terra, e che è più dettagliatamente riportata nel documento in allegato, gli obiettivi del 20-20-20, validi per l'Europa nel complesso, non comportano all'Italia uno sforzo eccessivo in termini di riduzione delle emissioni (il primo dei "20"): la stima degli effetti del pacchetto energia sulle emissioni di gas serra complessive dell'Italia al 2020 è del -4% rispetto al 1990 e del -16% rispetto al 2005. Per il 2010 dovremmo, in base al protocollo di Kyoto, raggiungere quota -6,5% al 2010 rispetto al 1990. Ciò che preoccupa è invece l'obbligatorietà dell'obiettivo di rinnovabili, particolarmente impegnativo per il nostro Paese (17% di rinnovabili sui consumi finali) sia sotto il profilo economico che territoriale, cui fa fronte un obiettivo di efficienza energetica (il terzo dei "20") sinora rimasto privo di provvedimenti attuativi, mentre dovrebbe essere l'obiettivo prioritario per la fattibilità ed efficacia della politica europea su energia e clima. L'atteggiamento del Governo in questa cruciale fase di attuazione in sede nazionale del "Pacchetto L'attenzione del Governo si è concentrata sui provvedimenti preliminari per il riavvio del programma di centrali nucleari a fissione - una scelta con ritorni a lungo termine, che ci appare in contrasto con le esigenze di immediati investimenti anticrisi, poco coerente col quadro di obiettivi quantitativi della politica comunitaria su energia e clima e che rischia di sottrarre risorse finanziarie essenziali per un pieno dispiegamento delle opportunità occupazionali ed economiche delle tecnologie pulite. Sul rapporto tra Stato e Regioni è necessario un ripensamento complessivo; da una parte infatti, sarebbe un grave errore se la politica sulle fonti rinnovabili rimanesse monca a livello centrale e si basasse sull'esclusiva responsabilizzazione delle Regioni; dall'altra è necessario che l'attuale assetto di responsabilizzazione di queste ultime, ora circoscritto alle fonti rinnovabili, si estenda a tutti gli obiettivi del pacchetto energia e clima, formali e sostanziali, in maniera tale da rendere più efficienti le politiche d'intervento. L'agenda delle cose da fare è fitta; può essere semplificata, ma non elusa, anche perché le prime scadenze sono dietro l'angolo: il piano d'azione nazionale che dovrà articolare gli obiettivi settoriali e intermedi dell'Italia sulle rinnovabili deve essere consegnato alla commissione entro giugno 2010 ed entro il 2011 dovrà essere fatta la prima verifica sui progressi realizzati. SCARICA L'ARTICOLO COMPLETO |
| Ultimo aggiornamento 15 Gennaio 2010 |




di Andrea Molocchi, centro studi Amici della Terra




